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AFFIDAMENTO IN PROVA E DIFFERIMENTO DELLA PENA 

Legislazione
Sentenze cassazione

L'affidamento in prova rientra in quei provvedimenti che convertono una pena, nel senso che anzichè far scontare la pena con la detenzione o con l'internamento viene disposto delle misure di tipo diverse, tipo non allontanarsi dalla città, recarsi presso organi di controllo, partecipare a dei programmi rieducativi, adoperarsi a favore delle persone danneggiate dal reato commesso ecc., se la persona sottoposta all'affidamento rispetta le prescrizioni assegnate, successivamente il tribunale di sorveglianza dichiara estinta la pena, molto importante da tener presente è che l'affidamento non può essere concesso più di due volte durante la vita di una persona e ai soggetti previsti dall'art. 47 della legge 26.7.75 n. 354 (ordinamento penitenziario). L'affidamento in prova è regolato dall'art. 96 del D.P.R. 230/2000 dell'ordinamento penitenziario, quindi le persone recluse devono indirizzare la domanda al magistrato di sorvegllianza competente per il carcere dove si trovano, nella quale si chiede che provvisoriamente venga disposta la scarcerazione nell'attesa che il tribunale di sorveglianza decide (684),  tramite il direttore dell'istituto dove si trovano (per maggiore sicurezza potrebbe essere utile dapprima presentare l'istanza per l'affidamento al tribunale di sorveglianza e dopo quella per la sospensione al magistrato di sorveglianza), per la richiesta è indispensabile che la pena residura da eseguire non supera i tre anni, ad eccezione dei tossicodipendenti in cui la pena residua puó essere anche maggiore (fino a anni 4), e per questi una istanza va presentata al giudice dell'esecuzione e non al magistrato di sorveglianza (vedi sotto sentenze cassazione), mentre quelli che si trovano ancora in libertà devono presentare l'istanza di sospensione al giudice dell'esecuzione (vedi sopra art. 96 comma 2), il quale ai sensi dell'art. (656) se ne ricorrono i presupposti, già quando notifica all'interessato e al suo difensore l'ordine di carcerazione sospende la pena previa emissione contemporaneamente di un decreto di sospensione con cui li avvisa della possibilità di presentare istanza per una delle misure alternative alla detenzione concedendo  loro un termine di trenta giorni, trascorso il quale revocano la sospensione se non è stata presentata alcuna istanza. Nel caso che la persona condannata si trova agli arresti domiciliari per lo stesso reato il giudice dell'esecuzione provvede a trasmettere la documentazione necessaria al tribunale di sorveglianza affinchè venga concessa di eseguire la pena con la detenzione domiciliare. La sospensione non può essere concessa più di una volta per lo stesso reato ne a coloro che si trovano in custodia cautelare in carcere, inoltre l'affidamento in prova può essere concessa solo due volte durante tutta la vita della persona. I detenuti, possono fare richiesta di affidamento in prova al servizio sociale con gli stessi limiti di pena previsti in precedenza senza procedere all'osservazione in istituto a condizione che dopo la commissione del reato hanno serbato comportamento tale da consentire il giudizio che possano essere ammessi al beneficio, in questo caso se il magistrato di sorveglianza lo ritiene può sospendere la pena nell'attesa che il tribunale di sorveglianza decide, per maggiori dettagli si veda la legge n. 165 del 27.5.1998.

 Ora trattiamo del differimento della pena: La magistratura di sorveglianza e il giudice dell'esecuzione sono competenti per il differimento e la sospensione dell'esecuzione delle pene detentive 684 e delle sanzioni sostitutive, della semidetenzione e della libertà controllata nei casi previsti dagli artt.146 e 147 del codice penale, salvo quello previsto dall'art. 147 comma 1 n. 1) del codice penale (domanda di grazia), nella quale provvede il Ministro di grazia e giustizia 146 e 147 pen. comma dichiarato illegittimo da Corte Cost. con sentenza n.274 del 31.05.90 nella parte in cui attribuisce al ministro di grazia e giustizia e non al tribunale di sorveglianza la competenza a provvedere sull'istanza di differimento della pena proposta ai sensi dell'art 147 comma I n.1 c.p. Quando vi è fondato motivo per ritenere che sussistono i presupposti perché il tribunale disponga il rinvio, il magistrato di sorveglianza o il giudice dell'esecuzione possono ordinare il differimento dell'esecuzione, o, se la protrazione della detenzione può cagionare grave pregiudizio al condannato, la liberazione del detenuto. l'art.684 del c.p.p. ha una estrema importanza per il nostro sito perchè permette a tanta gente di evitare la detenzione negli ultimi istanti e tante volte ad uscire dalla detenzione, quindi passiamo a vedere in quali casi la pena viene differita obbligatoriamente: 1) se deve aver luogo nei confronti di donna incinta; 2) se deve  aver luogo nei confronti di madre di infante di eta` inferiore ad anni uno; 3) se deve aver luogo nei confronti di persona affetta da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria accertate ai sensi dell'articolo 286 bis, comma 2, del codice di procedura penale, ovvero da altra malattia particolarmente grave per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione, quando la persona si trova in una fase della malattia cosi`avanzata da non rispondere pi? secondo certificazioni del servizio sanitario penitenziario o esterno, ai trattamenti disponibili e alle terapie curative. Nei casi previsti dai numeri 1) e 2) del primo comma il differimento non opera o se concesso, ?revocato gravidanza si interrompe, se la madre ?dichiarata decaduta dalla potest?sul figlio ai sensi dell'articolo 330 del codice civile, il figlio muore, viene abbandonato ovvero affidato ad altri,sempreche` l'interruzione di gravidanza o il parto siano avvenuti da oltre due mesi. Quindi nei casi sopramenzionati se si tratta di scarcerazione il differimento della pena non avviene sempre automaticamente ma bisogna presentare una regolare domanda, meglio se ne vengono presentate due, una diretta al magistrato di sorveglianza (nel caso di tossicodipendenti o alcooldipendenti alla procura della repubblica vedi cass. 451 del 28.2.2000 affinch?per la persona che deve essere scarcerata venga disposta provvisoriamente il differimento della pena nell'attesa che il tribunale di sorveglianza decida, mentre per quelli che devono essere incarcerati la domanda per il differimento provvisorio della pena va presentata al giudice dell'esecuzione (procura della repubblica), e l'altra domanda al tribunale di sorveglianza che decide sull'effettivo differimento della pena, naturalmente quelli detenuti devono presentare la domanda al direttore del carcere dove sono reclusi, mentre quelli che sono liberi devono recarsi presso la cancelleria del tribunale di sorveglianza o presso il giudice dell'esecuzione personalmente o a mezzo di un difensore (avvocato), pu?essere anche spedita a mezzo posta ma in quest'ultimo caso la firma deve essere autenticata da un pubblico ufficiale. : Inoltre il nostro ordinamento prevede un differimento facoltativo come segue: 1) se e` presentata domanda di grazia, e l'esecuzione della pena non  deve essere differita a norma dell'articolo precedente 146; 2) se una pena restrittiva della liberta` personale deve essere eseguita contro chi si trova condizioni di grave infermita` fisica: 3) se una pena restrittiva della liberta` personale deve essere eseguita confronti di madre di prole di eta` inferiore a tre anni. (1) Nel caso indicato nel numero 3) del primo comma il provvedimento ?nbsp;revocato, qualora la  madre sia dichiarata decaduta dalla potest?sul figlio ai sensi dell' (articolo 330 del codice civile) muoia, venga abbandonato  ovvero affidato ad altri che alla madre. (2) Nel caso indicato nel n. 3), il provvedimento e` revocato, qualora il figlio muoia o sia affidato ad altri che alla madre. di cui al primo comma non puo` essere adottato o, se adottato, ?revocato se sussiste  il  concreto  pericolo  della  commissione di delitti. (3)Anche in questi casi la domanda va presentata alle stesse condizioni del differimento obbligatorio.Le disposizioni sopramenzionate frequentemente vengono disattese, in quanto molte persone interessate non conoscono la materia, oppure non hanno la possibililt?di pagare un avvocato per produrre e presentare le necessarie domande. Per nostra esperienza diretta, ci ?capitato frequentemente di vedere donne incinte o con bambini di pochi mesi in carcere, talvolta i loro famigliari ci hanno dato l'incarico di farle uscire, e siamo riusciti molto facilmente ad ottenere quanto richiesto. Quando consigliamo di produrre due domande, riteniamo che si debba presentare dapprima quella prevista per il tribunale di sorveglianza e successivamente l'altra al magistrato di sorveglianza o al giudice dell'esecuzione (procura repubblica), poiche in questa ultima istanza ci riportiamo il numero di ruolo attribuito dal tribunale di sorveglianza.
 
Disposizioni di attuazione al c.p.p. 
 
  236 Disposizioni concernenti il tribunale di sorveglianza  1. Competente a dichiarare l`estinzione della pena in conseguenza della liberazione condizionale o dell`affidamento in prova al servizio sociale è il tribunale di sorveglianza. 
2. Nelle materie di competenza del tribunale di sorveglianza continuano a osservarsi le disposizioni processuali della L. 26 luglio 1975, n. 354 diverse da quelle contenute nel Capo II bis del Titolo II della stessa legge . 
Art. 684. (Rinvio dell'esecuzione). 1. Il tribunale di sorveglianza provvede in ordine al differimento dell'esecuzione delle pene detentive e delle sanzioni sostitutive della semidetenzione e della libertà controllata nei casi previsti dagli artt. 146 e 147 del codice penale, salvo quello previsto dall'art. 147 comma 1 n. 1) del codice penale, nel quale provvede il Ministro di grazia e giustizia. (1) Il tribunale ordina, quando occorre, la liberazione del detenuto e adotta gli altri provvedimenti conseguenti. 
2. Quando vi è fondato motivo per ritenere che sussistono i presupposti perché il tribunale disponga il rinvio, il magistrato di sorveglianza può ordinare il differimento dell'esecuzione, o, se la protrazione della detenzione può cagionare grave pregiudizio al condannato, la liberazione del detenuto. Il provvedimento conserva effetto fino alla decisione del tribunale, al quale il magistrato di sorveglianza trasmette immediatamente gli atti.  
(1) comma dichiarato illegittimo da Corte Cost. con sentenza n.274 del 31.05.90 nella parte in cui attribuisce al ministro di grazia e giustizia e non al tribunale di sorveglianza la competenza a provvedere sull'istanza di differimento della pena proposta ai sensi dell'art 147 comma I n.1 c.p. 
CP 19.10.1930 N.1398  
ART.146 
RINVIO OBBLIGATORIO DELL'ESECUZIONE DELLA PENA 
Rinvio obbligatorio dell'esecuzione della pena (1)    
L'esecuzione di una pena, che non sia pecuniaria, e` differita:    
1) se deve aver luogo nei confronti di donna incinta;    
2)  se  deve  aver  luogo  nei confronti di madre di infante di eta`  inferiore ad anni uno;    
3) se deve aver luogo nei  confronti  di  persona  affetta  da  AIDS  conclamata  o  da  grave  deficienza  immunitaria accertate ai sensi  dell'articolo 286 bis,  comma 2,  del codice  di  procedura  penale,  ovvero  da  altra  malattia  particolarmente grave per effetto della  quale le sue condizioni di salute  risultano  incompatibili  con  lo  stato  di  detenzione,  quando la persona si trova in una fase della  malattia  cosi`  avanzata  da  non  rispondere  piu`,   secondo   le  certificazioni  del  servizio sanitario penitenziario o esterno,  ai  trattamenti disponibili e alle terapie curative.     
Nei casi previsti dai numeri 1) e 2) del primo comma il differimento  non opera  o,  se  concesso,   e`  revocato  se  la  gravidanza  si  interrompe,  se  la  madre e` dichiarata decaduta dalla potesta` sul  figlio ai sensi dell'articolo  330  del  codice  civile,  il  figlio  muore,  viene abbandonato  ovvero  affidato  ad  altri,  sempreche`  l'interruzione di gravidanza o il parto siano avvenuti da oltre  due  mesi.    ------------   
(1)  N.   Redaz.   -  Articolo  sostituito  dall'art.   1  della  L.   08.03.2001, n. 40.     
CP 19.10.1930 N.1398 
ART.147 
RINVIO FACOLTATIVO DELL'ESECUZIONE DELLA PENA 
L'esecuzione di una pena puo` essere differita:    
1) se e` presentata domanda di grazia, e l'esecuzione della pena non  deve essere differita a norma dell'articolo precedente;    
2) se una pena restrittiva  della  liberta`  personale  deve  essere  eseguita  contro  chi  si  trova  in  condizioni di grave infermita`  fisica;    
3) se una pena restrittiva  della  liberta`  personale  deve  essere  eseguita  nei  confronti  di  madre di prole di eta` inferiore a tre  anni. (1)    
Nel caso indicato nel numero 3) del primo comma il provvedimento  e`  revocato,  qualora  la  madre sia dichiarata decaduta dalla potesta`  sul figlio ai sensi dell'articolo 330 del codice civile,  il  figlio  muoia,  venga  abbandonato  ovvero affidato ad altri che alla madre.   (2)    
Nel caso indicato nel n.  3), il provvedimento e` revocato,  qualora  il figlio muoia o sia affidato ad altri che alla madre.     
Il  provvedimento  di cui al primo comma non puo` essere adottato o,  se adottato,  e` revocato se sussiste  il  concreto  pericolo  della  commissione di delitti. (3)    
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(1) N.  Redaz. - Numero sostituito dall'art. 1 della L.  08.03.2001,  n. 40.     
(2) N.  Redaz.  - Comma sostituito dall'art. 1 della L.  08.03.2001,  n. 40.     
(3) N.  Redaz. - Comma aggiunto dall'art. 1 della L.  08.03.2001, n.  40.     
CC 16.03.1942 N.262 ART.330 DECADENZA DALLA POTESTA` SUI FIGLI 
1. Il giudice puo` pronunziare la decadenza della potesta` quando il  genitore  viola  o  trascura  i  doveri ad essa inerenti o abusa dei  relativi poteri con grave pregiudizio del figlio.     
2.  In tale  caso,  per  gravi  motivi,  il  giudice  puo`  ordinare  l'allontanamento   del   figlio  dalla  residenza  familiare  ovvero  l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del  minore. (1)    
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(1) N.  Redaz. - Comma cosi` modificato dall'art. 37, comma 1, della  L.  28.03.2001,  n.  149 (G.U.  26.04.2001 n.  96),  a decorrere dal  27.04.2001.   
Art. 96 ( note ) 
Istanza di affidamento in prova al servizio sociale e decisione 
1. L'istanza di affidamento in prova al servizio sociale da parte del condannato detenuto è presentata al direttore dell'istituto, il quale la trasmette al magistrato di sorveglianza territorialmente competente in relazione al luogo di detenzione unitamente a copia della cartella personale. Il direttore provvede analogamente alla trasmissione della proposta del consiglio di disciplina.  
2. Salvo quanto previsto dal comma 3, se il condannato si trova in libertà l'istanza è presentata al pubblico ministero competente per l'esecuzione. 
3. Nell'ipotesi prevista dall'articolo 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, l'istanza è presentata direttamente al tribunale di sorveglianza competente. 
4. L'ordinanza di affidamento in prova al servizio sociale contiene le prescrizioni di cui all'articolo 47 della legge e indica l'ufficio di sorveglianza competente in relazione al luogo in cui dovrà svolgersi l'affidamento. La cancelleria del tribunale di sorveglianza provvede all'immediata trasmissione dell'ordinanza, anche con mezzi telematici che ne assicurino l'autenticità e la sicurezza, al casellario giudiziario e alla direzione dell'istituto, se l'interessato è detenuto, nonché alle comunicazioni all'interessato, al pubblico ministero e al centro di servizio sociale per adulti, dopo aver annotato in calce all'ordinanza stessa: 
a)  i dati di identificazione della sentenza o delle sentenze di condanna e, se vi è provvedimento di esecuzione di pene concorrenti, i dati necessari ad identificarlo, compreso in ogni caso l'organo del pubblico ministero competente all'esecuzione della pena e il numero di registro della procedura esecutiva;  
b)  l'indirizzo dell'ufficio del magistrato di sorveglianza e del centro di servizio sociale per adulti competenti in relazione al luogo in cui dovrà svolgersi l'affidamento. 
5. Il controllo dell'osservanza delle prescrizioni di cui all'articolo 47 della legge è di competenza del centro di servizio sociale e viene attuato secondo le modalità precisate all'articolo 118. 
6. Nei casi in cui è stata disposta la sospensione dell'esecuzione dal pubblico ministero o dal magistrato di sorveglianza, l'ordinanza che respinge l'istanza deve contenere i dati di cui alla lettera a) del comma 4 e deve essere comunicata senza ritardo all'organo del pubblico ministero competente per l'ulteriore corso della esecuzione. In ogni caso, l'ordinanza di rigetto è notificata all'interessato ed al suo difensore ed è sempre comunicata al centro di servizio sociale competente, o relativa sede distaccata. 
 
Art. 656. (Esecuzione delle pene detentive). 1. Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non è detenuto, ne dispone la carcerazione. Copia dell'ordine è consegnata all'interessato. 
2. Se il condannato è già detenuto, l'ordine di esecuzione è comunicato al Ministro di grazia e giustizia e notificato all'interessato. 
3. L'ordine di esecuzione contiene le generalità della persona nei cui confronti deve essere eseguito e quant'altro valga a identificarla, l'imputazione, il dispositivo del provvedimento e le disposizioni necessarie all'esecuzione. L'ordine è notificato al difensore del condannato. 
4. L'ordine che dispone la carcerazione è eseguito secondo le modalità previste dall'articolo 277. 
5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non è superiore a tre anni ovvero a quattro anni nei casi in cui agli articoli 90 e 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, il pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende l'esecuzione. L'ordine di esecuzione e il decreto di sospensione sono notificati al condannato e al difensore nominato per la fase dell'esecuzione o, in difetto, al difensore che lo ha assistito nella fase del giudizio, con l'avviso che entro trenta giorni può essere presentata istanza, corredata dalle indicazioni e dalla documentazione necessaria, volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione di cui agli articoli 47, 47 ter e 50, comma 1, della L. 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e di cui all'articolo 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ovvero la sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 dello stesso testo unico. L'avviso informa altresì che, ove non sia presentata l'istanza nonché la certificazione da allegare ai sensi degli articoli 91, comma 2, e 94, comma 1, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, l'esecuzione della pena avrà corso immediato  
6. L'istanza deve essere presentata dal condannato o dal difensore di cui al comma 5 ovvero allo scopo nominato al pubblico ministero, il quale la trasmette, unitamente alla documentazione, al tribunale di sorveglianza competente in relazione al luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero. Il tribunale di sorveglianza decide entro 45 giorni dal ricevimento dell'istanza. Se l'istanza non è corredata dalla documentazione prescritta o necessaria, questa può essere depositata nella cancelleria del tribunale di sorveglianza fino a cinque giorni prima dell'udienza fissata a norma dell'art. 666, comma 3. Resta salva, in ogni caso, la facoltà del tribunale di sorveglianza di procedere anche d'ufficio alla richiesta di documenti o di informazioni, o all'assunzione di prove a norma dell'articolo 666, comma 5. Il Tribunale di sorveglianza decide entro quarantacinque giorni dal ricevimento dell'istanza 
7. La sospensione dell'esecuzione per la stessa condanna non può essere disposta più di una volta,anche se il condannato ripropone nuova istanza sia in ordine a diversa misura alternativa, sia in ordine alla medesima, diversamente motivata, sia in ordine alla sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni. 
8. Salva la disposizione del comma 8 bis, qualora l'istanza non sia tempestivamente presentata, o il tribunale di sorveglianza la dichiari inammissibile o la respinga, il pubblico ministero revoca immediatamente il decreto di sospensione dell'esecuzione. 
8 bis. Quando è provato o appare probabile che il condannato non abbia avuto effettiva conoscenza dell'avviso di cui al comma 5, il pubblico ministero può assumere, anche presso il difensore, le opportune informazioni, all'esito delle quali può disporre la rinnovazione della notifica. 
9. La sospensione dell'esecuzione di cui al comma 5 non può essere disposta:  
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo 4 bis della legge 26 luglio 1975, n. 354,e successive modificazioni; 
b) nei confronti di coloro che, per il fatto oggetto della condanna da eseguire, si trovano in stato di custodia cautelare in carcere nel momento in cui la sentenza diviene definitiva. 
10. Nella situazione considerata dal comma 5, se il condannato si trova agli arresti domiciliari per il fatto oggetto della condanna da eseguire, il pubblico ministero sospende l'esecuzione dell'ordine di carcerazione e trasmette gli atti senza ritardi al tribunale di sorveglianza perché provveda alla eventuale applicazione di una delle misure alternative di cui al comma 5. Fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, il condannato permane nello stato detentivo nel quale si trova e il tempo corrispondente è considerato come pena espiata a tutti gli effetti. Agli adempimenti previsti dall'articolo 47 ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, provvede in ogni caso il magistrato di sorveglianza.(1)    
(1)      articolo così modificato dall'art. 10, comma 1, lett. a) b) c) d) e) f) g), del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4 in G.U. n.16 del 20.01.01 
Disposizioni di attuazione al c.p.p. 
 
Sentenza n. 451 del 28.02.2000 
"Istituti di prevenzione e di pena (ordinamento penitenziario)  
- Misure alternative alla detenzione - Affidamento in prova al servizio sociale - Per tossicodipendenti o alcooldipendenti - Competenza alla sospensione dell'esecuzione in corso di espiazione di pena - Contrasto di giurisprudenza". 
Anche dopo l'entrata in vigore della legge 27 maggio 1998 n. 165, nel caso di affidamento in prova al servizio sociale da parte di tossicodipendenti o alcooldipendenti, la disciplina applicabile é quella dettata dal combinato disposto degli artt. 91, comma 4, e 94, comma 2, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, in base alla quale, quando la relativa richiesta sia stata presentata dopo l'avvenuta esecuzione dell'ordine di carcerazione, spetta al pubblico ministero, e non al magistrato di sorveglianza, disporre la scarcerazione del condannato in attesa della decisione del tribunale di sorveglianza.(Corte Cass., Sez. I, Sent. n. 451 del 28.2.2000, imp. Carbonara). 
 
Legge 165 del 27.5.1998 
Legge 27 maggio 1998, n. 165 
"Modifiche all'articolo 656 del codice di procedura penale ed alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni." 
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 124 del 30 maggio 1998 
 
Art. 1Esecuzione delle pene detentive 
1. L'articolo 656 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: 
"Art. 656 (Esecuzione delle pene detentive). - 1. Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non è detenuto, ne dispone la carcerazione. Copia dell'ordine è consegnata all'interessato. 
2. Se il condannato è già detenuto, l'ordine di esecuzione è comunicato al Ministro di grazia e giustizia e notificato all'interessato. 
3. L'ordine di esecuzione contiene le generalità della persona nei cui confronti deve essere eseguito e quant'altro valga a identificarla, l'imputazione, il dispositivo del provvedimento e le disposizioni necessarie all'esecuzione. L'ordine è notificato al difensore del condannato. 
4. L'ordine che dispone la carcerazione è eseguito secondo le modalità previste dall'articolo 277. 
5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non è superiore a tre anni ovvero a quattro anni nei casi di cui agli articoli 90 e 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, il pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende l'esecuzione. L'ordine di esecuzione e il decreto di sospensione sono consegnati al condannato con l'avviso che egli, entro trenta giorni, può presentare istanza, corredata dalle indicazioni e dalla documentazione necessarie, volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione di cui agli articoli 47, 47-ter e 50, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e di cui all'articolo 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ovvero la sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 dello stesso testo unico. L'avviso informa altresì che, ove non sia presentata l'istanza, l'esecuzione della pena avrà corso immediato. 
6. L'istanza deve essere presentata al pubblico ministero, il quale la trasmette, unitamente alla documentazione, al tribunale di sorveglianza competente in relazione al luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero. Il tribunale di sorveglianza decide entro quarantacinque giorni dal ricevimento dell'istanza. 
7. La sospensione dell'esecuzione per la stessa condanna non può essere disposta più di una volta, anche se il condannato ripropone nuova istanza sia in ordine a diversa misura alternativa, sia in ordine alla medesima, diversamente motivata, sia in ordine alla sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni. 
8. Qualora l'istanza non sia tempestivamente presentata, o il tribunale di sorveglianza la dichiari inammissibile o la respinga, il pubblico ministero revoca immediatamente il decreto di sospensione dell'esecuzione. 
9. La sospensione dell'esecuzione di cui al comma 5 non può essere disposta: 
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni; 
b) nei confronti di coloro che, per il fatto oggetto della condanna da eseguire, si trovano in stato di custodia cautelare in carcere nel momento in cui la sentenza diviene definitiva. 
10. Nella situazione considerata dal comma 5, se il condannato si trova agli arresti domiciliari per il fatto oggetto della condanna da eseguire, il pubblico ministero sospende l'esecuzione dell'ordine di carcerazione e trasmette gli atti senza ritardo al tribunale di sorveglianza perché provveda, senza formalità, all'eventuale applicazione della misura alternativa della detenzione domiciliare. Fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, il condannato permane nello stato detentivo nel quale si trova e il tempo corrispondente è considerato come pena espiata a tutti gli effetti. Agli adempimenti previsti dall'articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, provvede in ogni caso il magistrato di sorveglianza".  
Art. 2.Affidamento in prova al servizio sociale 
1. Il comma 3 dell'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: 
" 3. L'affidamento in prova al servizio sociale può essere disposto senza procedere all'osservazione in istituto quando il condannato, dopo la commissione del reato, ha serbato comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma 2". 
2. Il comma 4 dell'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: 
" 4. Se l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale è proposta dopo che ha avuto inizio l'esecuzione della pena, il magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo dell'esecuzione, cui l'istanza deve essere rivolta, può sospendere l'esecuzione della pena e ordinare la liberazione del condannato, quando sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l'ammissione all'affidamento in prova e al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e non vi sia pericolo di fuga. La sospensione dell'esecuzione della pena opera sino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il magistrato di sorveglianza trasmette immediatamente gli atti, e che decide entro quarantacinque giorni. Se l'istanza non è accolta, riprende l'esecuzione della pena, e non può essere accordata altra sospensione, quale che sia l'istanza successivamente proposta".  
Art. 3.Affidamento in prova in casi particolari 
1. L'articolo 47-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, è abrogato.  
Art. 4.Detenzione domiciliare 
1. All'articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: 
a) il comma 1 è sostituito dai seguenti: 
"1. La pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, nonché la pena dell'arresto, possono essere espiate nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza, quando trattasi di: 
a) donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni dieci, con lei convivente; 
b) padre, esercente la potestà, di prole di età inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole; 
c) persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali; d) persona di età superiore a sessanta anni, se inabile anche parzialmente; 
e) persona minore di anni ventuno per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia. 
1-bis. La detenzione domiciliare può essere applicata per l'espiazione della pena detentiva inflitta in misura non superiore a due anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 quando non ricorrono i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati. La presente disposizione non si applica ai condannati per i reati di cui all'articolo 4-bis
1-ter. Quando potrebbe essere disposto il rinvio obbligatorio o facoltativo della esecuzione della pena ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale, il tribunale di sorveglianza, anche se la pena supera il limite di cui al comma 1, può disporre la applicazione della detenzione domiciliare, stabilendo un termine di durata di tale applicazione, termine che può essere prorogato. L'esecuzione della pena prosegue durante la esecuzione della detenzione domiciliare. 
1-quater. Se l'istanza di applicazione della detenzione domiciliare è proposta dopo che ha avuto inizio l'esecuzione della pena, il magistrato di sorveglianza cui la domanda deve essere rivolta può disporre l'applicazione provvisoria della misura, quando ricorrono i requisiti di cui ai commi 1 e 1-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 47, comma 4."; b) il comma 3 è abrogato; 
c) al comma 4, le parole: "dal secondo comma dell'articolo 254-quater del codice di procedura penale. Si applica il quinto comma del medesimo articolo" sono sostituite dalle seguenti: "dall'articolo 284 del codice di procedura penale"; 
d) al comma 7, le parole: "nel comma 1" sono sostituite dalle seguenti: "nei commi 1 e 1-bis"; 
e) dopo il comma 9 è aggiunto il seguente: 
"9-bis. Se la misura di cui al comma 1-bis è revocata ai sensi dei commi precedenti la pena residua non può essere sostituita con altra misura".  
Art. 5Ammissione alla semilibertà 
1. All'articolo 50 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 2, terzo periodo, le parole: "se i risultati dell'osservazione di cui al comma 2 dello stesso articolo non legittimano l'affidamento in prova al servizio sociale ma possono essere valutati favorevolmente in base ai criteri indicati dal comma 4 del presente articolo" sono sostituite dalle seguenti: "se mancano i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale"; 
b) il comma 6 è sostituito dal seguente: 
" 6. Nei casi previsti dal comma 1, se il condannato ha dimostrato la propria volontà di reinserimento nella vita sociale, la semilibertà può essere altresì disposta successivamente all'inizio dell'esecuzione della pena. Si applica l'articolo 47, comma 4, in quanto compatibile.".  
Art. 6.Assistenti sociali 
1. La dotazione organica del personale dell'Amministrazione penitenziaria, appartenente al profilo professionale n. 242 - assistente sociale coordinatore, settima qualifica funzionale, di cui alla tabella A, allegata al decreto del Ministro di grazia e giustizia del 30 luglio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2 dicembre 1996, n. 282, è aumentata di 684 unità. 
2. Alla copertura dei posti portati in aumento della dotazione organica, a norma del comma 1, si provvede, prioritariamente, mediante assunzione dei candidati risultati idonei nei concorsi per assistenti sociali coordinatori dell'Amministrazione penitenziaria, banditi nei quattro anni precedenti alla data di entrata in vigore della presente legge. 
3. Alla copertura dei posti rimasti eventualmente vacanti dopo l'applicazione del comma 2, si provvede mediante concorso pubblico.  
Art. 7.Operatori amministrativi 
1. La dotazione organica del personale dell'Amministrazione penitenziaria appartenente al profilo professionale n. 004 - operatore amministrativo, quinta qualifica funzionale, di cui alla tabella A, allegata al citato decreto del Ministro di grazia e giustizia del 30 luglio 1996, è aumentata di 140 unità. 
2. Alla copertura dei posti portati in aumento della dotazione organica, a norma del comma 1, si provvede mediante concorso pubblico, prioritariamente tramite assunzione dei candidati già risultati idonei in precedenti concorsi.  
Art. 8.Copertura finanziaria 
1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in lire 30.390 milioni per l'anno 1998 e in lire 46.077 milioni a decorrere dall'anno 1999, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1998-2000, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno 1998, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero di grazia e giustizia. 
2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 

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