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Giudizio direttissimo (449 - 450 - 451)

 

  Cassazione        

 

Normalmente il giudizio direttissimo si verifica quando è previsto l'arresto obbligatorio (380 - 382 - 383) o facoltativo (381 - 382), in questi casi l'arrestato viene portato davanti al giudice entro le 48 ore dall'avvenuto arresto, e si provvede a convalidare o meno l'arresto (449), cioè il giudice controlla se la forza di polizia ha agito bene ad arrestare la persona, poichè qualora la polizia non ha agito bene la persona arrestata deve essere rimessa immediatamente in libertà (452),  in quanto non sempre si può arrestare perchè uno ha commesso un reato ma solo in determinati casi previsti dalla legge, il nostro codice di procedura penale prevede due tipi di arresto, uno obbligatorio e l'altro facoltativo, in quello obbligatorio la persona che ha commesso il reato deve essere arrestata mentre in quello facoltativo questa può essere arrestata solo se ricorre l'ulteriore requisito, che è pericolosità sociale o gravità del fatto. Il giudice per verificare se l'arresto è avvenuto legittimamente provvede come segue: Accerta se l'arrestato è in grado di comprendere la lingua italiana in caso negativo provvede a nominargli un Interprete, quindi passa a ascoltare una relazione letta da un agente della polizia su come è avvenuto l'arresto,  praticamente il fatto accaduto, per esempio tizio mentre rompeva i vetri di una macchina e vi entrava dentro è intervenuta la polizia, bisogna tenere presente che l'agente di polizia che legge la relazione, non è quella che ha provveduto ad arrestare la persona, questo è necessario, in quanto esso essendo un testimone potrebbe essere influenzato nel rendere la testimonianza, dopo la lettura della relazione, il Giudice interroga la persona arrestata facendosi fornire le proprie generalità (nome, cognome, data e luogo di nascita), inoltre si fa dire dove intende eleggere il domicilio cioè dove intende ricevere le eventuali notifiche (Notificazione) che si riferiscono al processo, e lo avverte che qualora provvede a variare detto domicilio deve comunicarlo, in quanto come vedremo successivamente dal processo possono dipendere tante comunicazioni per esempio l'ordine di costituirsi in carcere qualora il processo termina con una condanna e questa deve essere scontata, inoltre il Giudice si fa dire se ha qualcosa da dire in riferimento alla relazione letta dalla polizia e se ha qualche cosa da aggiungere che può interessare il processo, molto importante in questa fase è che se la persona arrestata intende essere ammessa a beneficiare del patrocinio gratuito a spese dello stato, ne deve fare richiesta e eventualmente presentare una istanza, (normalmente il modulo per questa istanza viene distribuito dalla persona accanto al giudice che scrive il (Verbale di udienza) (126), del  patrocinio gratuito parleremo dettagliatamente a parte (vedi Patrocinio gratuito) (98),   in questa fase sia il PM che l'avvocato se ritengono di rivolgere qualche domanda alla persona arrestata possono effettuarla, dopo questa fase Il PM fa le sue richieste al Giudice, cioè chiede al giudice di convalidare o meno l'arresto effettuato dalla polizia, inoltre qualora ritiene che devono essere applicate delle misure cautelari chiede il tipo di misura che deve essere applicata (per esempio custodia cautelare in carcere, obbligo di firma, arresti domiciliari ecc.), a questo punto è molto importante far conoscere che qualora il PM non fa richiesta di applicazione di misura cautelare il Giudice in nessun caso può applicarla, dopo il PM viene il turno dell'avvocato difensore e anche questo fa le sue richieste, praticamente l'avvocato esprime il suo parere per la convalidato o meno e nel caso negativo dice il perchè,  inoltre se il PM ha fatto richiesta di applicazione di una misura cautelare l'avvocato esprime il suo parere, e eventualmente se deve essere applicata diversamente, cosi per esempio se il PM ha chiesto l'applicazione della custodia cautelare in carcere l'avvocato può fare richiesta di non applicarne nessuna oppure degli arresti domiciliari, dell'obbligo di firma ecc., quest'ultima fase è molto importante in quanto se per esempio alla fine di questa parte il Giudice decide di applicare la custodia cautelare in carcere, la persona arrestata viene tradotta immediatamente in carcere senza essere rimessa in libertà, successivamente alle richieste dell'avvocato il Giudice redige l'atto (ordinanza) della convalida dell'arresto e l'eventuale applicazione di una misura cautelare e provvede a leggerla, dopo di ciò se il Giudice ha convalidato l'arresto e eventualmente ha applicato una misura cautelare, si procede se non vi sono ostacoli a fare immediatamente il processo ed è per questo che viene detto giudizio direttissimo in quanto normalmente per gli altri reati si procede con il rito ordinario ed il processo normalmente avviene oltre quattro anni dopo la commissione del fatto (reato). diversamente se il Giudice non convalida l'arresto la persona arrestata viene rimessa immediatamente in libertà, gli atti esistenti vengono rimessi alla procura della repubblica e il processo segue il rito ordinario affrontando la fase delle Indagini preliminari  (452), cioè viene fatto come sopra (circa quattro anni dal fatto commesso), ma l'arrestato se vuole può chiedere di essere subito processato e se il PM dà il consenso in questo caso si procede subito al giudizio. Nel caso che il Giudice ha convalidato l'arresto e non vi sono altri ostacoli si provvede a fare il processo vedi processo in seguito a convalida di arresto , a questo punto ci soffermiamo a vedere che cosa può fare la persona arrestata che si è vista convalidare l'arresto e eventualmente applicare delle misure cautelari. 
Supponiamo che l'arrestato viene sorpreso in una macchina con i vetri rotti e la polizia l'arresta, all'atto di essere interrogato dal Giudice riferisce che esso si trovava all'interno della macchina per dormirvi ma non aveva lui stesso rotto i vetri, il Giudice non gli crede e convalida l'arresto, in questo caso dopo la convalida l'arrestato può presentare ricorso in cassazione per ottenere la revoca della convalida dell'arresto, la stessa cosa può fare in caso di applicazione di una misura cautelare.  sia al giudice del riesame che alla stessa corte di cassazione. Per i ricorsi al giudice del riesame andare a misure cautelari. 


Art.419 (Atti introduttivi) 1. Il giudice fa notificare all’imputato e alla persona offesa, della quale risulti agli atti l’identità e il domicilio, l’avviso del giorno, dell’ora e del luogo dell’udienza, con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero e con l’avvertimento all’imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia. 
2. L’avviso è altresì comunicato al pubblico ministero e notificato al difensore dell’imputato con l’avvertimento della facoltà di prendere visione degli atti e delle cose trasmessi a norma dell’art. 416 comma 2 e di presentare memorie e produrre documenti. 
3. L’avviso [comunicato al pubblico ministero] (1) contiene inoltre l’invito a trasmettere la documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio. 
4. Gli avvisi sono notificati e comunicati almeno dieci giorni prima della data dell’udienza. Entro lo stesso termine è notificata la citazione del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria. 
5. L’imputato può rinunciare all’udienza preliminare e richiedere il giudizio immediato con dichiarazione presentata in cancelleria, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, almeno tre giorni prima della data dell’udienza. L’atto di rinuncia è notificato al pubblico ministero e alla persona offesa dal reato a cura dell’imputato. 
6. Nel caso previsto dal comma 5, il giudice emette decreto di giudizio immediato. 
7. Le disposizioni dei commi 1 e 4 sono previste a pena di nullità. 
Parole soppresse dall’art. 13 L. 7 dicembre 2000, n. 397, in G.U. n.2 del 3 gennaio 2001.  
Art. 66 Verifica dell`identità personale dell`imputato -1 Nel primo atto cui è presente l`imputato, l`autorità giudiziaria lo invita a dichiarare le proprie generalità e quant`altro può valere a identificarlo, ammonendolo circa le conseguenze cui si espone chi si rifiuta di dare le proprie generalità o le dà false.  
2. L`impossibilità di attribuire all`imputato le sue esatte generalità non pregiudica il compimento di alcun atto da parte dell`autorità procedente, quando sia certa l`identità fisica della persona.  
3. Le erronee generalità attribuite all`imputato sono rettificate nelle forme previste dall`art. 130. 
Norme di attuazione 
21 Notizie da chiedere all`imputato nel primo atto cui egli è presente 
1. Quando procede a norma dell`art. 66 del Codice, il giudice o il pubblico ministero invita l`imputato o la persona sottoposta alle indagini a dichiarare se ha un soprannome o uno pseudonimo, se ha beni patrimoniali e quali sono le sue condizioni di vita individuale, familiare e sociale. Lo invita inoltre a dichiarare se è sottoposto ad altri processi penali, se ha riportato condanne nello Stato o all`estero e, quando ne è il caso, se esercita o ha esercitato uffici o servizi pubblici o servizi di pubblica necessità e se ricopre o ha ricoperto cariche pubbliche. 
Art. 67 Incertezza sull`età dell`imputato -1 In ogni stato e grado del procedimento, quando vi è ragione di ritenere che l`imputato sia minorenne, l`autorità giudiziaria trasmette gli atti al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.  
Art. 68 Errore sull`identità fisica dell`imputato —1 Se risulta l`errore di persona, in ogni stato e grado del processo il giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore, pronuncia sentenza a norma dell`art. 129.  
Art. 69 Morte dell`imputato —1 Se risulta la morte dell`imputato, in ogni stato e grado del processo il giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore, pronuncia sentenza a norma dell`art. 129.  
2. La sentenza non impedisce l`esercizio dell`azione penale per il medesimo fatto e contro la medesima persona, qualora successivamente si accerti che la morte dell`imputato è stata erroneamente dichiarata.  
Art. 70 Accertamenti sulla capacità dell`imputato -1 Quando non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere e vi è ragione di ritenere che, per infermità mentale sopravvenuta al fatto (1) l`imputato non è in grado di partecipare coscientemente al processo, il giudice, se occorre dispone anche di ufficio perizia.  
2. Durante il tempo occorrente per l`espletamento della perizia il giudice assume, a richiesta del difensore, le prove che possono condurre al proscioglimento dell`imputato, e, quando vi è pericolo nel ritardo, ogni altra prova richiesta dalle parti.  
3. Se la necessità di provvedere risulta durante le indagini preliminari, la perizia è disposta dal giudice a richiesta di parte con le forme previste per l`incidente probatorio. Nel frattempo restano sospesi i termini per le indagini preliminari e il pubblico ministero compie i soli atti che non richiedono la partecipazione cosciente della persona sottoposta alle indagini. Quando vi è pericolo nel ritardo, possono essere assunte le prove nei casi previsti dall`art. 392.  
(1) “sopravvenuta al fatto" è stato giudicato illegittimo dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 340 del 20 luglio 1992.  
Art. 71 Sospensione del procedimento per incapacità dell`imputato —1  Se, a seguito degli accertamenti previsti dall`art. 70, risulta che lo stato mentale dell`imputato è tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento, il giudice dispone con ordinanza che questo sia sospeso, sempre che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere.  
2. Con l`ordinanza di sospensione il giudice nomina all`imputato un curatore speciale, designando di preferenza l`eventuale rappresentante legale.  
3. Contro l`ordinanza possono ricorrere per cassazione il pubblico ministero, l`imputato e il suo difensore nonché il curatore speciale nominato all`imputato.  
4. La sospensione non impedisce al giudice di assumere prove, alle condizioni e nei limiti stabiliti dall`art. 70 comma 2. A tale assunzione il giudice procede anche a richiesta del curatore speciale, che in ogni caso ha facoltà di assistere agli atti disposti sulla persona dell`imputato, nonché agli atti cui questi ha facoltà di assistere.  
5. Se la sospensione interviene nel corso delle indagini preliminari, si applicano le disposizioni previste dall`art. 70 comma 3.  
6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell`art. 75 comma 3 Art. 125 ( Forme dei provvedimenti del giudice ) - 1. La legge stabilisce i casi nei quali il provvedimento del giudice assume la forma della sentenza, dell’ordinanza o del decreto.  
2. La sentenza è pronunciata in nome del popolo italiano.  
3. Le sentenze e le ordinanze sono motivate, a pena di nullità. I decreti sono motivati, a pena di nullità, nei casi in cui la motivazione è espressamente prescritta dalla legge.  
4. Il giudice delibera in camera di consiglio senza la presenza dell’ausiliario designato ad assisterlo  e delle parti. La deliberazione è segreta.  
5. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un componente del collegio che non ha espresso voto conforme alla decisione, è compilato sommario verbale contenente l’indicazione del dissenziente, della questione o delle questioni alle quali si riferisce il dissenso e dei motivi dello stesso, succintamente esposti. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati del collegio e sottoscritto da tutti i componenti, è conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la cancelleria dell’ufficio.  
6. Tutti gli altri provvedimenti sono adottati senza l’osservanza di particolari formalità e, quando non è stabilito altrimenti, anche oralmente.  
 
Art. 98 Patrocinio dei non abbienti - 1. L`imputato, la persona offesa dal reato, il danneggiato che intende costituirsi parte civile e il responsabile civile possono chiedere di essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato, secondo le norme della legge sul patrocinio dei non abbienti.  
ART.126 ASSISTENZA AL GIUDICE 
1.  Il giudice,  in tutti gli atti ai quali  procede,  e`  assistito dall'ausiliario  a  cio`  designato a norma dell'ordinamento,  se la legge non dispone altrimenti.   
Art. 128 ( Deposito dei provvedimenti del giudice ) - 1. Salvo quanto disposto per i provvedimenti emessi nell’udienza preliminare e nel dibattimento, gli originali dei provvedimenti del giudice sono depositati in cancelleria entro cinque giorni dalla deliberazione. Quando si tratta di provvedimenti impugnabili, l’avviso di deposito contenente l’indicazione del dispositivo è comunicato al pubblico ministero e notificato a tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione.  
Art. 133 ( Accompagnamento coattivo di altre persone ) - 1. Se il testimone, il perito, il consulente tecnico, l’interprete o il custode di cose sequestrate, regolarmente citati o convocati, omettono senza un legittimo impedimento di comparire nel luogo, giorno e ora stabiliti, il giudice può ordinarne l’accompagnamento coattivo e può altresì condannarli, con ordinanza, al pagamento di una somma da lire centomila a lire un milione a favore della cassa delle ammende nonché alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa.  
2. Si applicano le disposizioni dell’art. 132.  
Norme di attuazione 
47 Revoca della condanna pecuniaria inflitta alle persone non comparse 
1. La condanna al pagamento di una somma a norma dell`art. 133 del Codice è revocata con ordinanza dal giudice quando sono ritenute fondate le giustificazioni addotte dall`interessato. 
ARRESTO IN FLAGRANZA E FERMO  
Art.379 (Determinazione della pena) 1. Agli effetti delle disposizioni di questo titolo, la pena è determinata a norma dell’art. 278. 
Art.380 (Arresto obbligatorio in flagranza) 1.Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni.  
2. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all'arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:  
a) delitti contro la personalità dello Stato previsti nel titolo I del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;  
b) delitto di devastazione e saccheggio previsto dall'art. 419 del codice penale;  
c) delitti contro l'incolumità pubblica previsti nel titolo VI del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci anni;  
d) delitto di riduzione in schiavitù previsto dall'art. 600, delitto di prostituzione minorile previsto dall'articolo 600 bis, primo comma, delitto di pornografia minorile previsto dall'articolo 600 ter, commi primo e secondo, e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600 quinquies del codice penale;  
e) delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall'art. 4 della L. 8 agosto 1977 n. 533 o quella prevista dall'articolo 625, primo comma, numero 2), prima ipotesi, del codice penale, salvo che, in quest'ultimo caso, ricorra la circostanza attenuante di cui all'articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale (1);  
e bis) delitti di furto previsti dall'articolo 624-bis del codice penale, salvo che ricorra la circostanza attenuante di cui all'articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale (2);  
f) delitto di rapina previsto dall'art. 628 del codice penale e di estorsione previsto dall'art. 629 del codice penale;  
g) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo escluse quelle previste dall'art. 2, terzo comma della L. 18 aprile 1975 n. 110;  
h) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope puniti a norma dell'art. 73 del testo unico approvato con D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che ricorra la circostanza prevista dal comma 5 del medesimo articolo;  
i) delitti commessi per finalità di terrorismo anche internazionale (3) o di eversione dell'ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;  
l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione delle associazioni segrete previste dall'art. 1 della L. 25 gennaio 1982 n. 17, delle associazioni di carattere militare previste dall'art. 1 della L. 17 aprile 1956 n. 561, delle associazioni, dei movimenti o dei gruppi previsti dagli artt. 1 e 2 della L. 20 giugno 1952 n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'art. 3, comma 3, della L. 13 ottobre 1975, n. 654;  
l bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione e organizzazione della associazione di tipo mafioso prevista dall'art. 416 bis  del codice penale;  
m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della associazione per delinquere prevista dall'art. 416 commi 1 e 3 del codice penale, se l'associazione è diretta alla commissione di più delitti fra quelli previsti dal comma 1 o dalle lett. a), b), c), d), f), g), i) del presente comma.  
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l'arresto in flagranza è eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all'ufficiale o all'agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l'avente diritto dichiara di rimettere la querela, l'arrestato è posto immediatamente in libertà.  
(1) Periodo sostituito dall’art. 10 L.26 marzo 2001 n.128, in G.U.n. 91 del 19 aprile 2001 [il testo precedente disponeva: taluna delle circostanze aggravanti previste dall'art. 625 comma 1 nn. 1, 2 prima ipotesi e 4 seconda ipotesi del codice penale].  
(2) Lettera introdotta dall’at.10, comma 2, L.26 marzo 2001 n.128, in G.U.n. 91 del 19 aprile 2001  
(3) Parole aggiunte dall’art.2, comma 3, D.L.18 ottobre 2001, n.374 in G.U. n. 244 del 19.10.2001  
Art.381 (Arresto facoltativo in flagranza) 1.Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni. 
2. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti: 
a) peculato mediante profitto dell’errore altrui previsto dall’art. 316 del codice penale; 
b) corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio prevista dagli artt. 319 comma 4 e 321 del codice penale; 
c) violenza o minaccia a pubblico ufficiale prevista dall’art. 336 comma 2 del codice penale; 
d) commercio e somministrazione di medicinali guasti e di sostanze alimentari nocive previsti dagli artt. 443 e 444 del codice penale; 
e) corruzione di minorenni prevista dall’art. 530 del codice penale; 
f) lesione personale prevista dall’art. 582 del codice penale; 
g) furto previsto dall’art. 624 del codice penale; 
h) danneggiamento aggravato a norma dell’art. 635 comma 2 del codice penale; 
i) truffa prevista dall’art. 640 del codice penale; 
l) appropriazione indebita prevista dall’art. 646 del codice penale; 
m) alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti previste dagli artt. 3 e 24 comma 1 della L. 18 aprile 1975 n. 110. 
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l’arresto in flagranza può essere eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all’ufficiale o all’agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la querela, l’arrestato è posto immediatamente in libertà. 
4. Nelle ipotesi previste dal presente articolo si procede all’arresto in flagranza soltanto se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto. 
4 bis. Non è consentito l’arresto della persona richiesta di fornire informazioni dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero per reati concernenti il contenuto delle informazioni o il rifiuto di fornirle. 
Art.382 (Stato di flagranza) 1. È in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima. 
2. Nel reato permanente lo stato di flagranza dura fino a quando non è cessata la permanenza. 
Art.383 (Facoltà di arresto da parte dei privati) 1. Nei casi previsti dall’art. 380 ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza, quando si tratta di delitti perseguibili di ufficio. 
2. La persona che ha eseguito l’arresto deve senza ritardo consegnare l’arrestato e le cose costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia. 
Art.384 (Fermo di indiziato di delitto) 1. Anche fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione alla impossibilità di identificare l'indiziato (1), fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e superiore nel massimo a sei anni ovvero di un delitto concernente le armi da guerra e gli esplosivi. 
2. Nei casi previsti dal comma 1 e prima che il pubblico ministero abbia assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono al fermo di propria iniziativa. 
3. La polizia giudiziaria procede inoltre al fermo di propria iniziativa qualora sia successivamente individuato l’indiziato ovvero sopravvengano specifici elementi che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga e non sia possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del pubblico ministero. 
(1)      Parole introdotte dall’art.11 L.26 marzo 2001 n.128, in G.U.n. 91 del 19 aprile 2001 
230 Fermo, arresto e cattura 
1. Le disposizioni dell`art. 384 del Codice si osservano anche quando leggi o decreti prevedono il fermo o l`arresto fuori dei casi di flagranza per delitti punibili con la reclusione superiore nel massimo a tre anni. 
2. Ai fini della determinazione di effetti giuridici diversi dalla cattura, se in leggi o decreti si fa riferimento a reati per i quali è previsto il mandato o l`ordine di cattura obbligatorio, il riferimento deve intendersi operato ai delitti non colposi consumati o tentati previsti dall`art. 380 commi 1 e 2 lett. a), b), d), f), i) del Codice nonché, se la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a dieci anni dalle lett. c), g), h) dello stesso comma 2. Se il riferimento è fatto a reati per i quali è previsto il mandato o l`ordine di cattura facoltativo, esso deve intendersi operato ai delitti indicati nell`art. 280 del Codice diversi da quelli menzionati nel primo periodo del presente comma. 
3. Restano in vigore l`art. 133 comma 4 del D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393 e l`articolo unico comma 1 del D.P.R. 4 luglio 1980, n. 575. 
Norme di attuazione 
Art.385 (Divieto di arresto o di fermo in determinate circostanze) 1. L’arresto o il fermo non è consentito quando, tenuto conto delle circostanze del fatto, appare che questo è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in presenza di una causa di non punibilità. 
Art.386 (Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo) 1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o il fermo o hanno avuto in consegna l’arrestato, ne danno immediata notizia al pubblico ministero del luogo ove l’arresto o il fermo è stato eseguito. Avvertono inoltre l’arrestato o il fermato della facoltà di nominare un difensore di fiducia. 
2. Dell’avvenuto arresto o fermo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal pubblico ministero a norma dell’art. 97. 
3. Qualora non ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 389 comma 2, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero al più presto e comunque non oltre ventiquattro ore dall’arresto o dal fermo. Entro il medesimo termine trasmettono il relativo verbale, salvo che il pubblico ministero autorizzi una dilazione maggiore. Il verbale contiene l’eventuale nomina del difensore di fiducia, l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo in cui l’arresto o il fermo è stato eseguito e l’enunciazione delle ragioni che lo hanno determinato. 
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito. 
5. Il pubblico ministero può disporre che l’arrestato o il fermato sia custodito, in uno dei luoghi indicati nel comma 1 dell’art. 284 ovvero, se ne possa derivare grave pregiudizio per le indagini, presso altra casa circondariale o mandamentale. 
6. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria trasmettono il verbale di fermo anche al pubblico ministero che lo ha disposto, se diverso da quello indicato nel comma 1. 
1.      L’arresto o il fermo diviene inefficace se non sono osservati i termini previsti dal comma 3. 
Norme di attuazione 
120 Adempimenti conseguenti all`arresto o al fermo 
1. Agli adempimenti previsti dall`art. 386 del Codice possono provvedere anche ufficiali e agenti di polizia giudiziaria diversi da quelli che hanno eseguito l`arresto o il fermo. Se l`arresto o il fermo è stato eseguito da agenti di polizia giudiziaria, questi provvedono a darne immediata notizia all`ufficiale di polizia giudiziaria competente ad adottare il provvedimento di liberazione previsto dall`art. 389 comma 2 del Codice. 
Art.387 (Avviso dell’arresto o del fermo ai familiari) 1. La polizia giudiziaria, con il consenso dell’arrestato o del fermato, deve senza ritardo dare notizia ai familiari dell’avvenuto arresto o fermo. 
Art.388 (Interrogatorio dell’arrestato o del fermato) 1. Il pubblico ministero può procedere all’interrogatorio dell’arrestato o del fermato, dandone tempestivo avviso al difensore di fiducia ovvero, in mancanza, al difensore di ufficio. 
2. Durante l’interrogatorio, osservate le forme previste dall’art. 64, il pubblico ministero informa l’arrestato o il fermato del fatto per cui si procede e delle ragioni che hanno determinato il provvedimento comunicandogli inoltre gli elementi a suo carico e, se non può derivarne pregiudizio per le indagini, le fonti. 
Art.389 (Casi di immediata liberazione dell’arrestato o del fermato) 1. Se risulta evidente che l’arresto o il fermo è stato eseguito per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge o se la misura dell’arresto o del fermo è divenuta inefficace a norma degli artt. 386 comma 7 e 390 comma 3, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l’arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà 
Norme di attuazione 
121 Liberazione dell`arrestato o del fermato 
1. Oltre che nei casi previsti dall`art. 389 del Codice, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l`arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà (131 bis, 154 bis) quando ritiene di non dovere richiedere l`applicazione di misure coercitive. 
2. Nel caso di liberazione prevista dal comma 1, il giudice, nel fissare l`udienza di convalida (391 c.p.p.), ne dà avviso, senza ritardo, anche alla persona liberata. 
2. La liberazione è altresì disposta prima dell’intervento del pubblico ministero dallo stesso ufficiale di polizia giudiziaria, che ne informa subito il pubblico ministero del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito. 
Art.390 (Richiesta di convalida dell’arresto o del fermo) 1. Entro quarantotto ore dall’arresto o dal fermo il pubblico ministero, qualora non debba ordinare la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato, richiede la convalida al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito. 
2. Il giudice fissa l’udienza di convalida al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero e al difensore. 
3. L’arresto o il fermo diviene inefficace se il pubblico ministero non osserva le prescrizioni del comma 1. 
3 bis. Se non ritiene di comparire, il pubblico ministero trasmette al giudice, per l’udienza di convalida, le richieste in ordine alla libertà personale con gli elementi su cui le stesse si fondano. 
Art.391 (Udienza di convalida) 1. L’udienza di convalida si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del difensore dell’arrestato o del fermato. 
2. Se il difensore di fiducia o di ufficio non è stato reperito o non è comparso, il giudice provvede a norma dell’art. 97 comma 4. 
3. Il pubblico ministero, se comparso, indica i motivi dell’arresto o del fermo e illustra le richieste in ordine alla libertà personale. Il giudice procede quindi all’interrogatorio dell’arrestato o del fermato, salvo che questi non abbia potuto o si sia rifiutato di comparire; sente in ogni caso il suo difensore. 
4. Quando risulta che l’arresto o il fermo è stato legittimamente eseguito e sono stati osservati i termini previsti dagli artt. 386 comma 3 e 390 comma 1, il giudice provvede alla convalida con ordinanza. Contro l’ordinanza che decide sulla convalida, il pubblico ministero e l’arrestato o il fermato possono proporre ricorso per cassazione. 
5. Se ricorrono le condizioni di applicabilità previste dall’art. 273 e taluna delle esigenze cautelari previste dall’art. 274, il giudice dispone l’applicazione di una misura coercitiva a norma dell’art. 291. Quando l'arresto è stato eseguito per uno dei delitti indicati nell'articolo 381, comma 2, ovvero per uno dei delitti per i quali è consentito anche fuori dai casi di flagranza, l'applicazione della misura è disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dagli articoli 274, comma 1, lettera c), e 280 (1). 
6. Quando non provvede a norma del comma 5, il giudice dispone con ordinanza la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato. 
7. Le ordinanze previste dai commi precedenti, se non sono pronunciate in udienza, sono comunicate o notificate a coloro che hanno diritto di proporre impugnazione. Le ordinanze pronunciate in udienza sono comunicate al pubblico ministero e notificate all’arrestato o al fermato, se non comparsi. I termini per l’impugnazione decorrono dalla lettura del provvedimento in udienza ovvero dalla sua comunicazione o notificazione. L’arresto o il fermo cessa di avere efficacia se l’ordinanza di convalida non è pronunciata o depositata nelle quarantotto ore successive al momento in cui l’arrestato o il fermato è stato posto a disposizione del giudice. 
(1) Periodo così sostituito dall’art. 12 L.26 marzo 2001 n.128, in G.U.n. 91 del 19 aprile 2001 [il testo precedente disponeva: Quando l’arresto è stato eseguito per uno dei delitti indicati nell’art. 381 comma 2, l’applicazione della misura è disposta anche al di fuori dei limiti previsti dall’art. 280.
Norme di attuazione 
121 Liberazione dell`arrestato o del fermato 
1. Oltre che nei casi previsti dall`art. 389 del Codice, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l`arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà (131 bis, 154 bis) quando ritiene di non dovere richiedere l`applicazione di misure coercitive. 
2. Nel caso di liberazione prevista dal comma 1, il giudice, nel fissare l`udienza di convalida (391 c.p.p.), ne dà avviso, senza ritardo, anche alla persona liberata. 
Norme di attuazione 
122 Trasmissione della richiesta di convalida 
1.      Con la richiesta di convalida prevista dall`art. 390 del Codice, il pubblico ministero trasmette al giudice il verbale di arresto o di fermo e copia della documentazione attestante che l`arrestato o il fermato è stato tempestivamente condotto nel luogo di custodia; trasmette altresì il decreto di fermo emesso a norma dell`art. 384 comma 1 del Codice. 
Norme di attuazione 
123 Luogo di svolgimento dell`udienza di convalida 
1. Salvo quanto previsto dall`art. 121 nonché dagli artt. 449 comma 1 e 558 del Codice, l`udienza di convalida (c.p.p 391) si svolge nel luogo dove l`arrestato o il fermato è custodito. Tuttavia, quando sussistono specifici motivi di necessità o di urgenza, il giudice può disporre il trasferimento dell`arrestato o del fermato per la comparizione davanti a sé. 
Art.419 (Atti introduttivi) 1. Il giudice fa notificare all’imputato e alla persona offesa, della quale risulti agli atti l’identità e il domicilio, l’avviso del giorno, dell’ora e del luogo dell’udienza, con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero e con l’avvertimento all’imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia. 
2. L’avviso è altresì comunicato al pubblico ministero e notificato al difensore dell’imputato con l’avvertimento della facoltà di prendere visione degli atti e delle cose trasmessi a norma dell’art. 416 comma 2 e di presentare memorie e produrre documenti. 
3. L’avviso [comunicato al pubblico ministero] (1) contiene inoltre l’invito a trasmettere la documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio. 
4. Gli avvisi sono notificati e comunicati almeno dieci giorni prima della data dell’udienza. Entro lo stesso termine è notificata la citazione del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria. 
5. L’imputato può rinunciare all’udienza preliminare e richiedere il giudizio immediato con dichiarazione presentata in cancelleria, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, almeno tre giorni prima della data dell’udienza. L’atto di rinuncia è notificato al pubblico ministero e alla persona offesa dal reato a cura dell’imputato. 
6. Nel caso previsto dal comma 5, il giudice emette decreto di giudizio immediato. 
7. Le disposizioni dei commi 1 e 4 sono previste a pena di nullità. 
Parole soppresse dall’art. 13 L. 7 dicembre 2000, n. 397, in G.U. n.2 del 3 gennaio 2001.  
GIUDIZIO DIRETTISSIMO 
Art. 449 ( Casi e modi del giudizio direttissimo) 1. Quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato, il pubblico ministero, se ritiene di dover procedere, può presentare direttamente l’imputato in stato di arresto davanti al giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall’arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell’art. 391, in quanto compatibili.  
2. Se l’arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l’imputato e il pubblico ministero vi consentono.  
3. Se l’arresto è convalidato, si procede immediatamente al giudizio.  
4. Il pubblico ministero può, altresì, procedere al giudizio direttissimo quando l’arresto in flagranza è già stato convalidato. In tal caso l’imputato è presentato all’udienza non oltre il quindicesimo giorno dall’arresto. 
5. Il pubblico ministero può, inoltre, procedere al giudizio direttissimo nei confronti della persona che nel corso dell’interrogatorio ha reso confessione. L’imputato libero è citato a comparire a una udienza non successiva al quindicesimo giorno dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato. L’imputato in stato di custodia cautelare per il fatto per cui si procede è presentato all’udienza entro il medesimo termine.  
1.      Quando il reato per cui è richiesto il giudizio direttissimo risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario.  
Norme di attuazione 
138 Formazione del fascicolo per il dibattimento nel giudizio direttissimo 
1.      In tutti i casi di giudizio direttissimo (c.p.p 449, 566.) con imputato in stato di arresto o di custodia cautelare, il pubblico ministero forma il fascicolo per il dibattimento a norma dell`art. 431 del Codice. Quando l`imputato è presentato davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell`arresto e il contestuale giudizio, il fascicolo medesimo è formato subito dopo il giudizio di convalida dal pubblico ministero presente all`udienza. 
Norme di attuazione 
233 Giudizio direttissimo 
1. Sono abrogate le disposizioni di leggi o decreti che prevedono il giudizio direttissimo in casi, con forme o termini diversi da quelli indicati nel Codice. 
2. Tuttavia, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo, anche fuori dei casi previsti dagli artt. 449 e 566 del Codice, per i reati concernenti le armi e gli esplosivi e per i reati commessi con il mezzo della stampa . 
Art. 450 ( Instaurazione del giudizio direttissimo) 1. Se ritiene di procedere a giudizio direttissimo, il pubblico ministero fa condurre direttamente all’udienza l’imputato arrestato in flagranza o in stato di custodia cautelare.  
2. Se l’imputato è libero, il pubblico ministero lo cita a comparire all’udienza per il giudizio direttissimo. Il termine per comparire non può essere inferiore a tre giorni.  
3. La citazione contiene i requisiti previsti dall’art. 429 comma 1 lett. a), b), c), f), con l’indicazione del giudice competente per il giudizio nonché la data e la sottoscrizione. Si applica inoltre la disposizione dell’art. 429 comma 2.  
4. Il decreto, unitamente al fascicolo previsto dall’art. 431, formato dal pubblico ministero, è trasmesso alla cancelleria del giudice competente per il giudizio.  
5. Al difensore è notificato senza ritardo a cura del pubblico ministero l’avviso della data fissata per il giudizio. 
6. Il difensore ha facoltà di prendere visione e di estrarre copia, nella segreteria del pubblico ministero, della documentazione relativa alle indagini espletate.  
Art. 451. Svolgimento del giudizio direttissimo. 1. Nel corso del giudizio direttissimo si osservano le disposizioni degli artt. 470 e seguenti.  
2. La persona offesa e i testimoni possono essere citati anche oralmente da un ufficiale giudiziario o da un agente di polizia giudiziari.  
3. Il pubblico ministero, l’imputato e la parte civile possono presentare nel dibattimento testimoni senza citazione.  
4. Il pubblico ministero, fuori del caso previsto dall’art. 450 comma 2, contesta l’imputazione all’imputato presente.  
5. Il presidente avvisa l’imputato della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato ovvero l’applicazione della pena a norma dell’art. 444.  
6. L’imputato è altresì avvisato della facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non superiore a dieci giorni. Quando l’imputato si avvale di tale facoltà, il dibattimento è sospeso fino all’udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine. 
Art. 452. Trasformazione del rito. 1. Se il giudizio direttissimo risulta promosso fuori 
dei casi previsti dall’art. 449, il giudice dispone con ordinanza  la restituzione degli atti al pubblico ministero.  
2. Se l’imputato chiede il giudizio abbreviato, il giudice, prima che sia dichiarato aperto il dibattimento, dispone con ordinanza la prosecuzione del giudizio con il rito abbreviato. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441 bis, 442 e 443; nel caso di cui all’articolo 441 bis, comma 4, il giudice, revocata l’ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio direttissimo. 
Art. 558 (Convalida dell’arresto e giudizio direttissimo). - 1. Gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto in flagranza o che hanno avuto in consegna l’arrestato lo conducono direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell’arresto e il contestuale giudizio, sulla base della imputazione formulata dal pubblico ministero. In tal caso citano anche oralmente la persona offesa e i testimoni e avvisano il difensore di fiducia o, in mancanza quello designato di ufficio a norma dell’articolo 97, comma 3.  
2. Quando il giudice non tiene udienza, gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o che hanno avuto in consegna l’arrestato gliene danno immediata notizia e presentano l’arrestato all’udienza che il giudice fissa entro quarantotto ore dall’arresto. Non si applica la disposizione prevista dall’articolo 386, comma 4.  
3. Il giudice al quale viene presentato l’arrestato autorizza l’ufficiale o l’agente di polizia giudiziaria a una relazione orale e quindi sente l’arrestato per la convalida dell’arresto.  
4. Se il pubblico ministero ordina che l’arrestato in flagranza sia posto a sua disposizione a norma dell’articolo 386, lo può presentare direttamente all’udienza, in stato di arresto, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall’arresto. Se il giudice non tiene udienza, la fissa a richiesta del pubblico ministero, al più presto e comunque entro le successive quarantotto ore. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell’articolo 391, in quanto compatibili.5. Se l’arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l’imputato e il pubblico ministero vi consentono.  
6. Se l’arresto è convalidato a norma dei commi precedenti, si procede immediatamente al giudizio.  
7. L’imputato ha facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non superiore a cinque giorni. Quando l’imputato si avvale di tale facoltà, il dibattimento è sospeso fino all’udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine.  
8. Subito dopo l’udienza di convalida, l’imputato può formulare richiesta di giudizio abbreviato ovvero di applicazione della pena su richiesta. In tal caso il giudizio si svolge davanti allo stesso giudice del dibattimento. Si applicano le disposizioni dell’articolo 452, comma 2.  
9. Il pubblico ministero può, altresì, procedere al giudizio direttissimo nei casi previsti dall’articolo 449, commi 4 e 5.  
DIBATTIMENTO  
Art. 559 (Dibattimento). - 1. Il dibattimento si svolge secondo le norme stabilite per il procedimento davanti al tribunale in composizione collegiale, in quanto applicabili.  
2. Anche fuori dei casi previsti dall’articolo 140, il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva se le parti vi consentono e il giudice non ritiene necessaria la redazione in forma integrale.  
3. L’esame diretto e il controesame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici, delle persone indicate nell’articolo 210 e delle parti private sono svolti dal pubblico ministero e dai difensori. Su concorde richiesta delle parti, l’esame può essere condotto direttamente dal giudice sulla base delle domande e contestazioni proposte dal pubblico ministero e dai difensori.  
4. In caso di impedimento del giudice, la sentenza è sottoscritta dal presidente del tribunale previa menzione della causa della sostituzione. 
 
250 Disciplina delle misure cautelari, del fermo, dell`arresto e delle pene accessorie 
1. Successivamente alla data di entrata in vigore del Codice può procedersi al fermo solo nei casi e alle condizioni previste dal Codice. I mandati di cattura e gli ordini e i mandati di arresto possono essere emessi solo se ricorrono i presupposti indicati negli artt. 273, 274 e 280 del Codice. 
2. I provvedimenti sulla libertà personale disposti anteriormente alla data di entrata in vigore del Codice sono revocati se non ricorrono i presupposti indicati nell`ultima parte del comma 1 ovvero, quando sono stati disposti con il provvedimento di convalida dell`arresto o di conferma della convalida, se sono relativi a reati per i quali il Codice non consente l`arresto in flagranza. 
3. Quando i provvedimenti indicati nel comma 2 sono stati emessi esclusivamente al fine di evitare il pericolo per l`acquisizione della prova, il termine previsto dall`art. 292 lett. d) del Codice è fissato su richiesta di parte ovvero di ufficio se il provvedimento non è stato ancora eseguito. Competente a fissare il suddetto termine è il giudice che procede o, nel corso dell`istruzione sommaria, il giudice istruttore su richiesta del pubblico ministero o del pretore. 
4. Alla data di entrata in vigore del Codice cessa l`esecuzione delle pene accessorie provvisoriamente applicate. Il giudice indicato nel comma 3 può disporre in sostituzione di esse, qualora ne ricorrano le condizioni, le misure interdittive previste nel Capo III del Titolo I del Libro IV del Codice. 
 
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