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FERMO (384)

 

Sentenze cassazione

 
Il fermo frequentemente nel nostro ordinamento viene trattato insieme all'arresto, infatti la caratteristica principale del fermo è come nell'arresto, che il soggetto fermato viene a perdere immediamente la libertà, infatti anch'esso è soggetto come l'arresto alla convalida da avvenire entro le 48 ore successive, la differenza principale rispetto all'arresto e che quest'ultimo avviene sempre in fragranza di reato (mentre lo sta commettendo oppure subito dopo), invece per aversi possibilità di essere fermato, devono ricorrere le condizioni previste dall'art . 384  che sono i gravi indizi di aver commesso un reato, il pericolo di fuga anche in relazione alla impossibilità di essere  identificato, la pena per il reato commesso deve prevedere l'ergastolo oppure una pena non inferiore nel minimo a anni 2 e superiore nel massimo ad anni 6. Per la determinazione della pena si deve tenere presente l'art 278  come previsto dall'art. 379.Il PM può provvedere ad interrogare il fermato, comunque è obbligato a presentarlo  davanti al Giudice (delle indagini preliminari) entro le 48 ore successive dall'avvenuto fermo, a pena della rimessione in libertà qualora il giudice non lo convalida entro questo termine (390). La convalida deve avvenire con la presenza del fermato e dell'avvocato difensore e viene effettuata in camera di consiglio a mezzo di ordinanza, contro la quale sia il fermato che il PM possono ricorrere per cassazione. Nel fermo come nell'arresto all'atto della convalida il PM può fare richiesta di applicazione delle misure cautelari (391)  le quali possono essere applicate, in questa udienza il PM può non comparire e può farer le sue richieste per iscritto sia in ordine alla convalida sia per quanto riguarda le misure cautelari.  
Poichè come abbiamo detto il fermo ha molto in comune con l'arresto si invita ad andare a vedere la parte riservata ad esso, cosi anche per quanto riguarda le misure cautelari (si veda "misure cautelari").Mentre per quanto riguarda il processo normalmente avviene con le solite forme dell'udienza preliminare e con eventuale giudizio successivo (udienza pubblica) con tutte le varie possibilità di chiedere i giudizi alternativi qualora ricorrono i presupposti. In modo particolare qualora il fermo non viene convalidato allora segue la solita trafila che seguono i procedimenti ordinari, quindi una differenza rispetto all'arresto è che in quest'ultimo normalmente dopo la convalida si procede con il rito direttissimo, ciò sta ad indicare che il processo viene nello stesso giorno della convalida dell'arresto. 
 
  
   
Art. 278 (Determinazione della pena agli effetti dell'applicazione delle misure) -  1. Agli effetti dell'applicazione delle misure, si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione della circostanza aggravante prevista al numero 5) dell'articolo 61 del codice penale e  (1) della circostanza attenuante prevista dall'art. 62 n. 4) codice penale nonché delle circostanze per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.  
(1) parole  introdotte dall’art. 4 comma 1 della L. n° 128 del 26 marzo del 2001,in G.U. n° 91 del 19 aprile 2001.  
ARRESTO IN FLAGRANZA E FERMO  
Art.379 (Determinazione della pena) 1. Agli effetti delle disposizioni di questo titolo, la pena è determinata a norma dell’art. 278. 
Art.381 (Arresto facoltativo in flagranza) 1.Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni. 
2. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti: 
a) peculato mediante profitto dell’errore altrui previsto dall’art. 316 del codice penale; 
b) corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio prevista dagli artt. 319 comma 4 e 321 del codice penale; 
c) violenza o minaccia a pubblico ufficiale prevista dall’art. 336 comma 2 del codice penale; 
d) commercio e somministrazione di medicinali guasti e di sostanze alimentari nocive previsti dagli artt. 443 e 444 del codice penale; 
e) corruzione di minorenni prevista dall’art. 530 del codice penale; 
f) lesione personale prevista dall’art. 582 del codice penale; 
g) furto previsto dall’art. 624 del codice penale; 
h) danneggiamento aggravato a norma dell’art. 635 comma 2 del codice penale; 
i) truffa prevista dall’art. 640 del codice penale; 
l) appropriazione indebita prevista dall’art. 646 del codice penale; 
m) alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti previste dagli artt. 3 e 24 comma 1 della L. 18 aprile 1975 n. 110. 
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l’arresto in flagranza può essere eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all’ufficiale o all’agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la querela, l’arrestato è posto immediatamente in libertà. 
4. Nelle ipotesi previste dal presente articolo si procede all’arresto in flagranza soltanto se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto. 
4 bis. Non è consentito l’arresto della persona richiesta di fornire informazioni dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero per reati concernenti il contenuto delle informazioni o il rifiuto di fornirle. 
Art.384 (Fermo di indiziato di delitto) 1. Anche fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione alla impossibilità di identificare l'indiziato (1), fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e superiore nel massimo a sei anni ovvero di un delitto concernente le armi da guerra e gli esplosivi. 
2. Nei casi previsti dal comma 1 e prima che il pubblico ministero abbia assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono al fermo di propria iniziativa. 
3. La polizia giudiziaria procede inoltre al fermo di propria iniziativa qualora sia successivamente individuato l’indiziato ovvero sopravvengano specifici elementi che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga e non sia possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del pubblico ministero. 
(1)      Parole introdotte dall’art.11 L.26 marzo 2001 n.128, in G.U.n. 91 del 19 aprile 2001 
 
Norme di attuazione 
230 Fermo, arresto e cattura 
1. Le disposizioni dell`art. 384 del Codice si osservano anche quando leggi o decreti prevedono il fermo o l`arresto fuori dei casi di flagranza per delitti punibili con la reclusione superiore nel massimo a tre anni. 
2. Ai fini della determinazione di effetti giuridici diversi dalla cattura, se in leggi o decreti si fa riferimento a reati per i quali è previsto il mandato o l`ordine di cattura obbligatorio, il riferimento deve intendersi operato ai delitti non colposi consumati o tentati previsti dall`art. 380 commi 1 e 2 lett. a), b), d), f), i) del Codice nonché, se la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a dieci anni dalle lett. c), g), h) dello stesso comma 2. Se il riferimento è fatto a reati per i quali è previsto il mandato o l`ordine di cattura facoltativo, esso deve intendersi operato ai delitti indicati nell`art. 280 del Codice diversi da quelli menzionati nel primo periodo del presente comma. 
3. Restano in vigore l`art. 133 comma 4 del D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393 e l`articolo unico comma 1 del D.P.R. 4 luglio 1980, n. 575. 
Art.385 (Divieto di arresto o di fermo in determinate circostanze) 1. L’arresto o il fermo non è consentito quando, tenuto conto delle circostanze del fatto, appare che questo è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in presenza di una causa di non punibilità. 
Art.386 (Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo) 1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o il fermo o hanno avuto in consegna l’arrestato, ne danno immediata notizia al pubblico ministero del luogo ove l’arresto o il fermo è stato eseguito. Avvertono inoltre l’arrestato o il fermato della facoltà di nominare un difensore di fiducia. 
2. Dell’avvenuto arresto o fermo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal pubblico ministero a norma dell’art. 97. 
3. Qualora non ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 389 comma 2, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero al più presto e comunque non oltre ventiquattro ore dall’arresto o dal fermo. Entro il medesimo termine trasmettono il relativo verbale, salvo che il pubblico ministero autorizzi una dilazione maggiore. Il verbale contiene l’eventuale nomina del difensore di fiducia, l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo in cui l’arresto o il fermo è stato eseguito e l’enunciazione delle ragioni che lo hanno determinato. 
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito. 
5. Il pubblico ministero può disporre che l’arrestato o il fermato sia custodito, in uno dei luoghi indicati nel comma 1 dell’art. 284 ovvero, se ne possa derivare grave pregiudizio per le indagini, presso altra casa circondariale o mandamentale. 
6. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria trasmettono il verbale di fermo anche al pubblico ministero che lo ha disposto, se diverso da quello indicato nel comma 1. 
1.      L’arresto o il fermo diviene inefficace se non sono osservati i termini previsti dal comma 3. 
Norme di attuazione 
120 Adempimenti conseguenti all`arresto o al fermo 
1. Agli adempimenti previsti dall`art. 386 del Codice possono provvedere anche ufficiali e agenti di polizia giudiziaria diversi da quelli che hanno eseguito l`arresto o il fermo. Se l`arresto o il fermo è stato eseguito da agenti di polizia giudiziaria, questi provvedono a darne immediata notizia all`ufficiale di polizia giudiziaria competente ad adottare il provvedimento di liberazione previsto dall`art. 389 comma 2 del Codice. 
Art.387 (Avviso dell’arresto o del fermo ai familiari) 1. La polizia giudiziaria, con il consenso dell’arrestato o del fermato, deve senza ritardo dare notizia ai familiari dell’avvenuto arresto o fermo. 
Art.388 (Interrogatorio dell’arrestato o del fermato) 1. Il pubblico ministero può procedere all’interrogatorio dell’arrestato o del fermato, dandone tempestivo avviso al difensore di fiducia ovvero, in mancanza, al difensore di ufficio. 
2. Durante l’interrogatorio, osservate le forme previste dall’art. 64, il pubblico ministero informa l’arrestato o il fermato del fatto per cui si procede e delle ragioni che hanno determinato il provvedimento comunicandogli inoltre gli elementi a suo carico e, se non può derivarne pregiudizio per le indagini, le fonti. 
Art.389 (Casi di immediata liberazione dell’arrestato o del fermato) 1. Se risulta evidente che l’arresto o il fermo è stato eseguito per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge o se la misura dell’arresto o del fermo è divenuta inefficace a norma degli artt. 386 comma 7 e 390 comma 3, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l’arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà 
Norme di attuazione 
121 Liberazione dell`arrestato o del fermato 
1. Oltre che nei casi previsti dall`art. 389 del Codice, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l`arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà (131 bis, 154 bis) quando ritiene di non dovere richiedere l`applicazione di misure coercitive. 
2. Nel caso di liberazione prevista dal comma 1, il giudice, nel fissare l`udienza di convalida (391 c.p.p.), ne dà avviso, senza ritardo, anche alla persona liberata. 
2. La liberazione è altresì disposta prima dell’intervento del pubblico ministero dallo stesso ufficiale di polizia giudiziaria, che ne informa subito il pubblico ministero del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito. 
Art.390 (Richiesta di convalida dell’arresto o del fermo) 1. Entro quarantotto ore dall’arresto o dal fermo il pubblico ministero, qualora non debba ordinare la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato, richiede la convalida al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito. 
2. Il giudice fissa l’udienza di convalida al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero e al difensore. 
3. L’arresto o il fermo diviene inefficace se il pubblico ministero non osserva le prescrizioni del comma 1. 
3 bis. Se non ritiene di comparire, il pubblico ministero trasmette al giudice, per l’udienza di convalida, le richieste in ordine alla libertà personale con gli elementi su cui le stesse si fondano. 
Art.391 (Udienza di convalida) 1. L’udienza di convalida si svolge in camera di 
consiglio con la partecipazione necessaria del difensore dell’arrestato o del fermato. 
2. Se il difensore di fiducia o di ufficio non è stato reperito o non è comparso, il giudice provvede a norma dell’art. 97 comma 4. 
3. Il pubblico ministero, se comparso, indica i motivi dell’arresto o del fermo e illustra le richieste in ordine alla libertà personale. Il giudice procede quindi all’interrogatorio dell’arrestato o del fermato, salvo che questi non abbia potuto o si sia rifiutato di comparire; sente in ogni caso il suo difensore. 
4. Quando risulta che l’arresto o il fermo è stato legittimamente eseguito e sono stati osservati i termini previsti dagli artt. 386 comma 3 e 390 comma 1, il giudice provvede alla convalida con ordinanza. Contro l’ordinanza che decide sulla convalida, il pubblico ministero e l’arrestato o il fermato possono proporre ricorso per cassazione. 
5. Se ricorrono le condizioni di applicabilità previste dall’art. 273 e taluna delle esigenze cautelari previste dall’art. 274, il giudice dispone l’applicazione di una misura coercitiva a norma dell’art. 291. Quando l'arresto è stato eseguito per uno dei delitti indicati nell'articolo 381, comma 2, ovvero per uno dei delitti per i quali è consentito anche fuori dai casi di flagranza, l'applicazione della misura è disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dagli articoli 274, comma 1, lettera c), e 280 (1). 
6. Quando non provvede a norma del comma 5, il giudice dispone con ordinanza la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato. 
7. Le ordinanze previste dai commi precedenti, se non sono pronunciate in udienza, sono comunicate o notificate a coloro che hanno diritto di proporre impugnazione. Le ordinanze pronunciate in udienza sono comunicate al pubblico ministero e notificate all’arrestato o al fermato, se non comparsi. I termini per l’impugnazione decorrono dalla lettura del provvedimento in udienza ovvero dalla sua comunicazione o notificazione. L’arresto o il fermo cessa di avere efficacia se l’ordinanza di convalida non è pronunciata o depositata nelle quarantotto ore successive al momento in cui l’arrestato o il fermato è stato posto a disposizione del giudice. 
(1) Periodo così sostituito dall’art. 12 L.26 marzo 2001 n.128, in G.U.n. 91 del 19 aprile 2001 [il testo precedente disponeva: Quando l’arresto è stato eseguito per uno dei delitti indicati nell’art. 381 comma 2, l’applicazione della misura è disposta anche al di fuori dei limiti previsti dall’art. 280.
Norme di attuazione 
121 Liberazione dell`arrestato o del fermato 
1. Oltre che nei casi previsti dall`art. 389 del Codice, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l`arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà (131 bis, 154 bis) quando ritiene di non dovere richiedere l`applicazione di misure coercitive. 
2. Nel caso di liberazione prevista dal comma 1, il giudice, nel fissare l`udienza di convalida (391 c.p.p.), ne dà avviso, senza ritardo, anche alla persona liberata. 
Norme di attuazione 
122 Trasmissione della richiesta di convalida 
1.      Con la richiesta di convalida prevista dall`art. 390 del Codice, il pubblico ministero trasmette al giudice il verbale di arresto o di fermo e copia della documentazione attestante che l`arrestato o il fermato è stato tempestivamente condotto nel luogo di custodia; trasmette altresì il decreto di fermo emesso a norma dell`art. 384 comma 1 del Codice. 
Norme di attuazione 
123 Luogo di svolgimento dell`udienza di convalida 
1. Salvo quanto previsto dall`art. 121 nonché dagli artt. 449 comma 1 e 558 del Codice, l`udienza di convalida (c.p.p 391) si svolge nel luogo dove l`arrestato o il fermato è custodito. Tuttavia, quando sussistono specifici motivi di necessità o di urgenza, il giudice può disporre il trasferimento dell`arrestato o del fermato per la comparizione davanti a sé. 
250 Disciplina delle misure cautelari, del fermo, dell`arresto e delle pene accessorie 
1. Successivamente alla data di entrata in vigore del Codice può procedersi al fermo solo nei casi e alle condizioni previste dal Codice. I mandati di cattura e gli ordini e i mandati di arresto possono essere emessi solo se ricorrono i presupposti indicati negli artt. 273, 274 e 280 del Codice
2. I provvedimenti sulla libertà personale disposti anteriormente alla data di entrata in vigore del Codice sono revocati se non ricorrono i presupposti indicati nell`ultima parte del comma 1 ovvero, quando sono stati disposti con il provvedimento di convalida dell`arresto o di conferma della convalida, se sono relativi a reati per i quali il Codice non consente l`arresto in flagranza. 
3. Quando i provvedimenti indicati nel comma 2 sono stati emessi esclusivamente al fine di evitare il pericolo per l`acquisizione della prova, il termine previsto dall`art. 292 lett. d) del Codice è fissato su richiesta di parte ovvero di ufficio se il provvedimento non è stato ancora eseguito. Competente a fissare il suddetto termine è il giudice che procede o, nel corso dell`istruzione sommaria, il giudice istruttore su richiesta del pubblico ministero o del pretore. 
4. Alla data di entrata in vigore del Codice cessa l`esecuzione delle pene accessorie provvisoriamente applicate. Il giudice indicato nel comma 3 può disporre in sostituzione di esse, qualora ne ricorrano le condizioni, le misure interdittive previste nel Capo III del Titolo I del Libro IV del Codice. 
 
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