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MISURE CAUTELARI 
 
 
  Sentenze cassazione    

 

DISPOSIZIONI GENERALI 
 
Le misure cautelari non sono altro che provvedimenti che vengono presi provvisoriamente, cioè nell'attesa che il giudizio venga definito, quando ricorrono particolari circostanze e normalmente nei confronti di soggetti che rappresentano un certo pericolo per la collettività, infatti le libertà della persona possono essere limitate con misure cautelari soltanto a norma delle disposizioni della seguente parte (272). 
Nessuno può essere sottoposto a misure cautelari se a suo carico non sussistono gravi indizi di colpevolezza (273). Nessuna misura può essere applicata se risulta che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione o di non punibilità o se sussiste una causa di estinzione del reato ovvero una causa di estinzione della pena che si ritiene possa essere irrogata. 
Le misure cautelari sono disposte (274):  
a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini, relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti;  
b) quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione;  
c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.  
Nel disporre le misure (275), il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto. Contestualmente ad una sentenza di condanna, l'esame delle esigenze cautelari è condotto tenendo conto anche dell'esito del procedimento, delle modalità del fatto e degli elementi sopravvenuti, dai quali possa emergere che, a seguito della sentenza, risulta taluna il pericolo di fuga o quanto previsto alla lettera c dell'art. precedente. Ogni misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che sia stata o si ritiene possa essere irrogata. Non può essere disposta la misura della custodia cautelare cautelare se il giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena. Nei casi di condanna di appello le misure cautelari personali sono sempre disposte, contestualmente alla sentenza, quando, all'esito dell'esame condotto a norma del comma  precedente,risultano sussistere esigenze cautelari previste dall'articolo 274 e la condanna riguarda uno dei delitti che è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza per il quale la legge prevedela pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni, e questo risulta commesso da soggetto condannato nei cinque anni precedenti per delitti della stessa indole. La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all抋rt. 416 bis del codice penale, o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto art. 416 bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari. Non può essere disposta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età inferiore a tre anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, ovvero persona che ha superato l'età di settanta anni.   Non può essere disposta ne' mantenuta la custodia cautelare in  carcere quando l'imputato e' persona affetta da AIDS conclamata o da  grave  deficienza  immunitaria  accertate secondo le previsioni stabilite dal decreto del ministro della sanità,  ovvero  da  altra malattia particolarmente grave,  per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili  con  lo  stato  di  detenzione  e comunque tali da non consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere. Nell'ipotesi  di  cui al comma 4-bis, se sussistono esigenze cautelari  di  eccezionale  rilevanza  e la custodia cautelare presso idonee  strutture  sanitarie  penitenziarie  non  e'  possibile senza pregiudizio  per  la  salute  dell'imputato  o  di quella degli altri detenuti,  il  giudice  dispone  la  misura degli arresti domiciliari presso  un  luogo  di  cura  o  di  assistenza  o  di accoglienza. Se l'imputato   e'  persona  affetta  da  AIDS  conclamata  o  da  grave deficienza   immunitaria,  gli  arresti  domiciliari  possono  essere disposti presso le unita' operative di malattie infettive ospedaliere ed  universitarie  o altre unita' operative prevalentemente impegnate secondo  i  piani  regionali  nell'assistenza ai casi di AIDS, ovvero presso  una  residenza collettiva o casa alloggio. Il  giudice  può comunque disporre la custodia cautelare in   carcere  qualora  il  soggetto  risulti  imputato  o  sia  stato sottoposto  ad  altra  misura  cautelare per uno dei delitti previsti dall'articolo (380), relativamente a fatti   commessi   dopo l'applicazione  delle  misure  disposte  ai  sensi  dei commi precedenti. In  tal  caso il giudice dispone che l'imputato venga condotto in   un   istituto  dotato  di  reparto  attrezzato  per  la  cura  e l'assistenza necessarie. La  custodia  cautelare  in  carcere non può comunque essere  disposta  o mantenuta quando la malattia si trova in una fase cosi'  avanzata da non rispondere più, secondo le certificazioni del servizio   sanitario   penitenziario   o   esterno,   ai  trattamenti disponibili e alle terapie curative.  
Nel disporre la misura degli arresti domiciliari anche in sostituzione della custodia cautelare in carcere (275 bis), il giudice, se lo ritiene necessario in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto, prescrive procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici, quando ne abbia accertato la disponibilità da parte della polizia giudiziaria. Con lo stesso provvedimento il giudice prevede l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione dei mezzi e strumenti anzidetti. 
2. L'imputato accetta i mezzi e gli strumenti di controllo di cui al comma 1 ovvero nega il consenso all'applicazione di essi, con dichiarazione espressa resa all'ufficiale o all'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha disposto la misura.La dichiarazione è trasmessa al giudice che ha emesso l'ordinanza ed al pubblico ministero, insieme con il verbale redatto dall'agente o ufficiale incaricato di eseguire l'ordinanza. 
3. L'imputato che ha accettato l'applicazione dei mezzi e strumenti di cui al comma precedente è tenuto ad agevolare le procedure di installazione e ad osservare le altre prescrizioni impostegli. 
In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare (276), il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell抏ntità, dei motivi e delle circostanze della violazione. Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva. Quando   l'imputato si   trova nelle condizioni di cui all'articolo ( 275, comma 4-bis), e nei suoi confronti è stata disposta misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle prescrizioni inerenti alla diversa misura cautelare, può' disporre anche la misura della custodia cautelare in carcere.  In tal caso il giudice dispone che l'imputato venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e l'assistenza necessarie. In deroga a quanto previsto in precedenza, in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti il divieto di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere.  Le modalità di esecuzione delle misure devono salvaguardare i diritti della persona ad esse sottoposta (277), il cui esercizio non sia incompatibile con le esigenze cautelari del caso concreto.  Agli effetti dell'applicazione delle misure (278), si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta qualche eccezione.  Sull'applicazione e sulla revoca delle misure nonché sulle modifiche delle loro modalità esecutive (279), provvede il giudice che procede. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari.  

MISURE COERCITIVE  Salvo quanto disposto (280) ai punti seguenti e dall'art. (391), le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.   La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.    La disposizione di cui al punto precedente non si applica nei confronti di chi abbia trasgredito alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare.   Con il provvedimento che dispone il divieto di espatrio (281), il giudice prescrive all'imputato di non uscire dal territorio nazionale senza l'autorizzazione del giudice che procede.  Il giudice dà le disposizioni necessarie per assicurare l'esecuzione del provvedimento, anche al fine di impedire l'utilizzazione del passaporto e degli altri documenti di identità validi per l'espatrio.  Con l'ordinanza che applica una delle altre misure coercitive previste dal presente capo, il giudice dispone in ogni caso il divieto di espatrio.  Con il provvedimento (282) che dispone l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il giudice prescrive all'imputato di presentarsi a un determinato ufficio di polizia giudiziaria. Il giudice fissa i giorni e le ore di presentazione tenendo conto dell'attività lavorativa e del luogo di abitazione dell'imputato  Con il provvedimento che dispone (282 bis) l抋llontanamento il giudice prescrive all抜mputato di lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi rientro, e di non accedervi senza l抋utorizzazione del giudice che procede. L抏ventuale autorizzazione può prescrivere determinate modalità di visita.  Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela dell抜ncolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, può inoltre prescrivere all抜mputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. In tale ultimo caso il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.  Il giudice, su richiesta del pubblico ministero, può altresì ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta, rimangano prive di mezzi adeguati. Il giudice determina la misura dell抋ssegno tenendo conto delle circostanze e dei redditi dell抩bbligato e stabilisce le modalità ed i termini del versamento. Può ordinare, se necessario, che l抋ssegno sia versato direttamente al beneficiario da parte del datore di lavoro dell抩bbligato, detraendolo dalla retribuzione a lui spettante. L抩rdine di pagamento ha efficacia di titolo esecutivo.  I provvedimenti di cui ai punti precedenti possono essere assunti anche successivamente al provvedimento di cui sopra, sempre che questo non sia stato revocato o non abbia comunque perduto efficacia. Essi, anche se assunti successivamente, perdono efficacia se è revocato o perde comunque efficacia il provvedimento di cui sopra. Il provvedimento di cui sopra, se a favore del coniuge o dei figli, perde efficacia, inoltre, qualora sopravvenga l抩rdinanza prevista dall抋rticolo 708 del codice di procedura civile ovvero altro provvedimento del giudice civile in ordine ai rapporti economico-patrimoniali tra i coniugi ovvero al mantenimento dei figli.  Il provvedimento di cui sopra può essere modificato se mutano le condizioni dell抩bbligato o del beneficiario, e viene revocato se la convivenza riprende. 
Con il provvedimento che dispone il divieto di dimora (283), il giudice prescrive all'imputato di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice che procede. Con il provvedimento che dispone l'obbligo di dimora, il giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi, senza l'autorizzazione del giudice che procede, dal territorio del comune di dimora abituale ovvero, al fine di assicurare un più efficace controllo o quando il comune di dimora abituale non è sede di ufficio di polizia, dal territorio di una frazione del predetto comune o dal territorio di un comune viciniore ovvero di una frazione di quest'ultimo. Se per la personalità del soggetto o per le condizioni ambientali la permanenza in tali luoghi non garantisce adeguatamente le esigenze cautelari previste dall'art. 274, l'obbligo di dimora può essere disposto nel territorio di un altro comune o frazione di esso, preferibilmente nella provincia e comunque nell'ambito della regione ove ubicato il comune di abituale dimora. Quando dispone l'obbligo di dimora, il giudice indica l'autorità di polizia alla quale l'imputato deve presentarsi senza ritardo e dichiarare il luogo dove fisserà la propria abitazione. Il giudice può prescrivere all'imputato di dichiarare all'autorità di polizia gli orari e i luoghi in cui sarà quotidianamente reperibile per i necessari controlli, con obbligo di comunicare preventivamente alla stessa autorità le eventuali variazioni dei luoghi e degli orari predetti. Il giudice può, anche con separato provvedimento, prescrivere all'imputato di non allontanarsi dall'abitazione in alcune ore del giorno, senza pregiudizio per le normali esigenze di lavoro.  Nel determinare i limiti territoriali delle prescrizioni, il giudice considera, per quanto è possibile, le esigenze di alloggio di lavoro e di assistenza dell'imputato. Quando si tratta di persona tossicodipendente o alcool dipendente che abbia in corso un programma terapeutico di recupero nell'ambito di una struttura autorizzata, il giudice stabilisce i controlli necessari per accertare che il programma di recupero prosegua. Dei provvedimenti del giudice è data in ogni caso immediata comunicazione all'autorità di polizia competente, che ne vigila l'osservanza e fa rapporto al pubblico ministero di ogni infrazione.  
Con il provvedimento che dispone gli arresti domiciliari (284), il giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora ovvero da un luogo pubblico di cura o di assistenza. Quando è necessario, il giudice impone limiti o divieti alla facoltà dell'imputato di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono. Se l'imputato non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita ovvero versa in situazione di assoluta indigenza, il giudice può autorizzarlo ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto per il tempo strettamente necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per esercitare una attività lavorativa. Il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, anche di propria iniziativa, possono controllare in ogni momento l'osservanza delle prescrizioni imposte all'imputato. L'imputato agli arresti domiciliari si considera in stato di custodia cautelare.  
Non possono essere, comunque, concessi gli arresti domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede. A tale fine il giudice assume nelle forme più rapide le relative notizie. 
Con il provvedimento che dispone la custodia cautelare (285), il giudice ordina agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria che l'imputato sia catturato e immediatamente condotto in un istituto di custodia per rimanervi a disposizione dell'autorità giudiziaria. Prima del trasferimento nell'istituto la persona sottoposta a custodia cautelare non può subire limitazione della libertà, se non per il tempo e con le modalità strettamente necessarie alla sua traduzione. Per determinare la pena da eseguire, la custodia cautelare subita si computa come pena scontata, anche quando si tratti di custodia cautelare subita all'estero in conseguenza di una domanda di estradizione ovvero nel caso di rinnovamento del giudizio a norma dell`art. 11 c.p.  
Se la persona da sottoporre a custodia cautelare (286) si trova in stato di infermità di mente che ne esclude o ne diminuisce grandemente la capacità di intendere o di volere, il giudice, in luogo della custodia in carcere, può disporre il ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero adottando i provvedimenti necessari per prevenire il pericolo di fuga. Il ricovero non può essere mantenuto quando risulta che l'imputato non è più infermo di mente. 

MISURE INTERDITTIVE 

Salvo quanto previsto da disposizioni particolari (287), le misure previste in questa parte possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni. 

Con il provvedimento che dispone (288) la sospensione dall抏sercizio della potestà dei genitori, il giudice priva temporaneamente l抜mputato, in tutto o in parte, dei poteri a essa inerenti.  

2. Qualora si proceda per un delitto contro la libertà sessuale (289), ovvero per uno dei delitti previsti dagli artt. 530 (ora abrogato) e 571(abuso dei mezzi di correzione) del codice penale, commesso in danno di prossimi congiunti, la misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall抋rt. 287 comma 1.  

Con il provvedimento che dispone la sospensione (290) dall抏sercizio di un pubblico ufficio o servizio, il giudice interdice temporaneamente all抜mputato, in tutto o in parte, le attività a essi inerenti.  

2. Qualora si proceda per un delitto contro la pubblica amministrazione, la misura può essere disposta a carico del pubblico ufficiale o dell抜ncaricato di un pubblico servizio, anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall抋rt. 287 comma 1. Nel corso delle indagini preliminari, prima di decidere sulla richiesta del pubblico ministero di sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio, il giudice procede all'interrogatorio dell'indagato, con le modalità indicate agli articoli 64 (regole generali per l'interrogatorio) e 65 (interrogatorio nel merito).  

3. La misura non si applica agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare. 

 
FORMA ED ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI 
 
Le misure sono disposte su richiesta del pubblico ministero (291), che presenta al giudice competente gli elementi su cui la richiesta si fonda, nonché tutti gli elementi a favore dell抜mputato e le eventuali deduzioni a memorie difensive già depositate.  
2. Se riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, il giudice, quando ne ricorrono le condizioni e sussiste l'urgenza di soddisfare taluna delle esigenze cautelari previste dall'art. 274 (Occultamento di prove, pericolo di fuga e reiterazione del reato), dispone la misura richiesta con lo stesso provvedimento con il quale dichiara la propria incompetenza. Si applicano in tal caso le disposizioni dell'art. 27 (se entro venti giorni dalla trasmissione degli atti al giudice competente quest'ultimo non provvede in merito alle misure esse cessano di avere effetto).  
2-bis. In caso di necessità o urgenza il pubblico ministero può chiedere al giudice, nell抜nteresse della persona offesa, le misure patrimoniali provvisorie di cui all抋rticolo 282-bis (allontanamento dalla casa famigliare). Il provvedimento perde efficacia qualora la misura cautelare sia successivamente revocata. (1) 
(1) Comma introdotto dall'art 1 comma 1 L. n. 154 del 4 Aprile 2001, in G.U. n. 98 del 28 aprile 2001. 
 
 
Sulla richiesta del pubblico ministero (292) il giudice provvede con ordinanza.  
2. L'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio:  
a) le generalità dell'imputato o quanto altro valga a identificarlo;  
b) la descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che si assumono violate;  
c) l'esposizione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l'indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato;  
c-bis) l'esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa, nonché, in caso di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l'esposizione delle concrete e specifiche ragioni per le quali le esigenze di cui all'articolo 274 (come in precedenza, occultamento di prove, pericolo di fuga e reiterazione del reato)  non possono essere soddisfatte con altre misure;  
d) la fissazione della data di scadenza della misura, in relazione alle indagini da compiere, allorché questa è disposta al fine di garantire l'esigenza cautelare di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 274 (occultamento di prove);  
e) la data e la sottoscrizione del giudice.  
2 bis. L'ordinanza contiene altresì la sottoscrizione dell'ausiliario che assiste il giudice, il sigillo dell'ufficio e, se possibile, l'indicazione del luogo in cui probabilmente si trova l'imputato.  
2 ter. L'ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a carico e a favore dell'imputato, di cui all'articolo 358 (attività di indaginer del PM), nonché all抋rt. 327-bis. (1) (attività investigativa del diffensore) 
3. L抜ncertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento ovvero circa la persona nei cui confronti la misura è disposta esime gli ufficiali e gli agenti incaricati dal darvi esecuzione.  
(1) Comma così modificato dall抋rt. 6 della L. 7-12-2000, n° 397in G. U. n. 2 del 03.01.01. Il testo previgente disponeva:  [all抋rt. 38 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie]. 
Salvo quanto previsto dall'art. 156 (notificazione all'imputato detenuto) (293), l'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare consegna all'imputato copia del provvedimento e lo avverte della facoltà di nominare un difensore di fiducia; informa immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato a norma dell'art. 97 e redige verbale di tutte le operazioni compiute. Il verbale è immediatamente trasmesso ai giudice che ha emesso l'ordinanza e al pubblico ministero.  
2. Le ordinanze che dispongono misure diverse dalla custodia cautelare sono notificate all'imputato.  
3. Le ordinanze previste dai commi 1 e 2, dopo la loro notificazione o esecuzione, sono depositate nella cancelleria del giudice che le ha emesse insieme alla richiesta del pubblico ministero e agli atti presentati con la stessa. Avviso del deposito è notificato al difensore. (1)  
4. Copia dell'ordinanza che dispone una misura interdittiva è trasmessa all'organo eventualmente competente a disporre l'interdizione in via ordinaria.    
(1) comma dichiarato illegittimo da Corte Cost. con sentenza n. 192 del 24.06.97 nella parte in cui non prevede la facoltà per il difensore di estrarre copia insieme all'ordinanza che ha disposto la misura cautelare , della richiesta del Pm e degli atti presentati con la stessa 
Fino  alla  dichiarazione  di  apertura  del  dibattimento (294),  il giudice  che  ha  deciso  in  ordine  all'applicazione  della  misura cautelare, se non vi ha proceduto nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto  o  del  fermo  di indiziato di delitto, procede all'interrogatorio della  persona  in  stato di custodia cautelare  in  carcere immediatamente  e  comunque non oltre cinque  giorni dall'inizio  dell'esecuzione  della  custodia, salvo  il  caso in cui essa sia assolutamente impedita (1).  
1 bis. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, l'interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione.  
1 ter. L'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve avvenire entro il termine di quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare.  
2. Nel caso di assoluto impedimento, il giudice ne dà atto con decreto motivato e il termine per l'interrogatorio decorre nuovamente dalla data in cui il giudice riceve comunicazione della cessazione dell'impedimento o comunque accerta la cessazione dello stesso.  
3. Mediante l抜nterrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari previste dagli artt. 273, 274 e 275. Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell抋rt. 299 (revoca e sostituzione delle misure), alla revoca o alla sostituzione della misura disposta.  
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l抜nterrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli articoli 64 (regole generali per l'interrogatorio) e 65 (interrogatorio nel merito). Al pubblico ministero e al difensore, che ha obbligo di intervenire, è dato tempestivo avviso del compimento dell抋tto. (2)  
4 bis. Quando la misura cautelare è stata disposta dalla corte d'assise o dal tribunale, all'interrogatorio procede il presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato 
5. Per gli interrogatori da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, il giudice, o il presidente, nel caso di organo collegiale, qualora non ritenga di procedere personalmente, richiede il giudice per le indagini preliminari del luogo.  
6. L抜nterrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da parte del pubblico ministero non può precedere l抜nterrogatorio del giudice.  
(1) comma dichiarato illegittimo da Corte Cost. con sentenza n. 77 del 03.04.97 nella parte in cui non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice proceda all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio di esecuzione della custodia.comma ulteriormente dichiarato illegittimo da Corte Costituzionale con sentenza n. 32 del 17 febbraio 1999, nella parte in cui non prevede che fino all抋pertura del dibattimento il giudice proceda all抜nterrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere.  
(1)      Comma così sostituito dall抋rt.12 della Legge n° 1 marzo 2001, n. 63 , in  G.U. n° 68 del 22 marzo 2001. Il testo previgente disponeva: [ Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l抜nterrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli artt. 64 e 65. Al pubblico ministero e al difensore, che hanno facoltà di intervenire, è dato tempestivo avviso del compimento dell抋tto].  
Se la persona nei cui confronti la misura è disposta (295) non viene rintracciata e non è possibile procedere nei modi previsti dall抋rt. 293 (adempimenti esecutivi) l抲fficiale o l抋gente redige ugualmente il verbale, indicando specificamente le indagini svolte, e lo trasmette senza ritardo al giudice che ha emesso l抩rdinanza.  
2. Il giudice, se ritiene le ricerche esaurienti, dichiara, nei casi previsti dall抋rt. 296 (latitanza), lo stato di latitanza.  
3. Al fine di agevolare le ricerche del latitante, il giudice o il pubblico ministero, nei limiti e con le modalità previste dagli artt. 266 (limiti di ammissibilità) e 267 (intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche), può disporre l抜ntercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione. Si applicano, ove possibile, le disposizioni degli artt. 268 (esecuzione delle operazioni), 269 (conservazione della documentazione)  e 270 (utilizzazione in altri procedimenti) .  
3-bis. Fermo quanto disposto nel comma 3 del presente articolo e nel comma 5 dell抋rt. 103 (garanzie delle libertà dei difensori), il giudice o il pubblico ministero può disporre l抜ntercettazione di comunicazioni tra presenti quando si tratta di agevolare le ricerche di un latitante in relazione a uno dei delitti previsti dall抋rt. 51, comma 3 bis (delitti di criminalità organizzata o contro le libertà individuali) nonche' dall'articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4 (delitti commessi per finalità di terrorismo), del codice di procedura penale (1)  
(1) Parole aggiunte dall抋rt. 6 D.L. 18 ottobre 2001, n.374 in G.U. n. 244 del 19.10.2001 convertito in  L. 15 dicembre 2001, n.438 in G.U. n. 293 del 18.12.2001 
E` latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare (296), agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all抩bbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione.  
2. Con il provvedimento che dichiara la latitanza, il giudice designa un difensore di ufficio al latitante che ne sia privo e ordina che sia depositata in cancelleria copia dell抩rdinanza con la quale è stata disposta la misura rimasta ineseguita. Avviso del deposito è notificato al difensore.  
3. Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza operano soltanto nel procedimento penale nel quale essa è stata dichiarata.  
4. La qualità di lattante permane fino a che il provvedimento che vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell抋rt. 299 (revoca e sostituzione delle misure) o abbia altrimenti perso efficacia ovvero siano estinti il reato o la pena per cui il provvedimento è stato emesso.  
5. Al latitante per ogni effetto è equiparato l抏vaso. 
 
Gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura (297), dell抋rresto o del fermo.  
2. Gli effetti delle altre misure decorrono dal momento in cui l抩rdinanza che le dispone è notificata a norma dell抋rt. 293.  
3. Se nei confronti di un imputato sono emesse più ordinanze che dispongono la medesima misura per uno stesso fatto, benché diversamente circostanziato o qualificato, ovvero per fatti diversi commessi anteriormente alla emissione della prima ordinanza in relazione ai quali sussiste connessione ai sensi dell抋rticolo 12, comma 1, lettere b) e c), limitatamente ai casi di reati commessi per eseguire gli altri, i termini decorrono dal giorno in cui è stata eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all抜mputazione più grave. La disposizione non si applica relativamente alle ordinanze per fatti non desumibili dagli atti prima del rinvio a giudizio disposto per il fatto con il quale sussiste connessione ai sensi del presente comma.  
4. Nel computo dei termini della custodia cautelare si tiene conto dei giorni in cui si sono tenute le udienze e di quelli impiegati per la deliberazione della sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni solo ai fini della determinazione della durata complessiva della custodia a norma dell抋rt. 303 comma 4 (termine di decorrenza a partire dalla sopravvenuta esecuzione della custodia senza che sia stata pronunciata sentenza in grado di appello).  
5. Se l抜mputato è detenuto per un altro reato o è internato per misura di sicurezza, gli effetti della misura decorrono dal giorno in cui è notificata l抩rdinanza che la dispone, se sono compatibili con lo stato di detenzione o di internamento; altrimenti decorrono dalla cessazione di questo. Ai soli effetti del computo dei termini di durata massima, la custodia cautelare si considera compatibile con lo stato di detenzione per esecuzione di pena o di internamento per misura di sicurezza. 
L抏secuzione di un ordine (298) con cui si dispone la carcerazione nei confronti di un imputato al quale sia stata applicata una misura cautelare personale per un altro reato ne sospende l抏secuzione, salvo che gli effetti della misura disposta siano compatibili con la espiazione della pena.  
2. La sospensione non opera quando la pena è espiata in regime di misure alternative alla detenzione.  
ESTINZIONE DELLE MISURE 
Le misure coercitive e interdittive (299) sono immediatamente revocate quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall抋rt. 273 (gravi indizi di colpevolezza) o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze cautelari previste dall抋rt. 274 (Inquinamento delle prove, pericolo di fuga e reiterazione del reato).   
2. Salvo quanto previsto dall抋rt. 275, comma 3 (proporzionalità della misura al fatto commesso e alla sanzione che sia stata o si ritiene possa essere irrogata) pena applicata, quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la misura applicata non appare più proporzionata all抏ntità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata, il giudice sostituisce la misura con un altra meno grave ovvero ne dispone l抋pplicazione con modalità meno gravose .  
3. Il pubblico ministero e l抜mputato richiedono la revoca o la sostituzione delle misure al giudice, il quale provvede con ordinanza entro cinque giorni dal deposito della richiesta. Il giudice provvede anche di ufficio quando assume l抜nterrogatorio della persona in stato di custodia cautelare o quando è richiesto della proroga del termine per le indagini preliminari o dell抋ssunzione di incidente probatorio ovvero quando procede all抲dienza preliminare o al giudizio.  
3-bis. Il giudice, prima di provvedere in ordine alla revoca o alla sostituzione delle misure coercitive e interdittive, di ufficio o su richiesta dell抜mputato, deve sentire il pubblico ministero. Se nei due giorni successivi il pubblico ministero non esprime il proprio parere, il giudice procede.  
3-ter. Il giudice, valutati gli elementi addotti per la revoca o la sostituzione delle misure, prima di provvedere può assumere l抜nterrogatorio della persona sottoposta alle indagini. Se l抜stanza di revoca o di sostituzione è basata su elementi nuovi o diversi rispetto a quelli già valutati, il giudice deve assumere l抜nterrogatorio dell抜mputato che ne ha fatto richiesta.  
4. Fermo quanto previsto dall抋rt. 276 (provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte), quando le esigenze cautelari risultano aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, sostituisce la misura applicata con un抋ltra più grave ovvero ne dispone l抋pplicazione con modalità più gravose.  
4-bis. Dopo la chiusura delle indagini preliminari, se l抜mputato chiede la revoca o la sostituzione della misura con altra meno grave ovvero la sua applicazione con modalità meno gravose, il giudice, se la richiesta non è presentata in udienza, ne dà comunicazione al pubblico ministero, il quale, nei due giorni successivi, formula le proprie richieste .  
4-ter. In  ogni  stato  e  grado del procedimento, quando non e' in grado di decidere allo stato degli atti, il giudice dispone, anche di ufficio e senza formalità, accertamenti sulle condizioni di salute o su   altre   condizioni   o  qualità  personali  dell'imputato.  Gli accertamenti  sono  eseguiti al più presto e comunque entro quindici giorni  da  quello in cui la richiesta e' pervenuta al giudice. Se la richiesta  di  revoca  o  di sostituzione della misura della custodia cautelare  in  carcere e' basata sulle condizioni di salute di cui  all'articolo  275,  comma  4-bis,  ovvero se tali condizioni di salute   sono  segnalate  dal  servizio  sanitario  penitenziario,  o risultano  in  altro  modo  al  giudice,  questi,  se  non ritiene di accogliere   la   richiesta   sulla  base  degli  atti, dispone  con immediatezza,  e  comunque non oltre il termine previsto nel comma 3, gli   accertamenti   medici  del  caso,  nominando  perito  ai  sensi dell'articolo  220  e seguenti, il quale deve tener conto del parere del  medico  penitenziario  e  riferire entro  il  termine di cinque giorni,  ovvero,  nel  caso di rilevata urgenza, non oltre due giorni dall'accertamento.  Durante  il periodo compreso tra il provvedimento che  dispone  gli  accertamenti  e  la  scadenza  del termine per gli accertamenti  medesimi,  e'  sospeso  il termine previsto dal comma 3.    
4-quater. Si applicano altresì le disposizioni di cui all'articolo 286-bis, comma 3 (trasferimento provvisorio in una struttura del servizio sanitario per accertamenti) . 
 
Le misure disposte in relazione a un determinato fatto (300) perdono immediatamente efficacia quando, per tale fatto e nei confronti della medesima persona, è disposta l抋rchiviazione ovvero è pronunciata sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento.  
2. Se l抜mputato si trova in stato di custodia cautelare e con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere è applicata la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, il giudice provvede a norma dell`art. 312 (condizioni di applicabilità).  
3. Quando, in qualsiasi grado del processo, è pronunciata sentenza di condanna, le misure perdono efficacia se la pena irrogata è dichiarata estinta ovvero condizionalmente sospesa.  
4. La custodia cautelare perde altresì efficacia quando è pronunciata sentenza di condanna, ancorché sottoposta a impugnazione, se la durata della custodia già subita non è inferiore all抏ntità della pena irrogata  
5. Qualora l抜mputato prosciolto o nei confronti del quale sia stata emessa sentenza di non luogo a procedere sia successivamente condannato per lo stesso fatto, possono essere disposte nei suoi confronti misure coercitive quando ricorrono le esigenze cautelari previste dall抋rt. 274 comma 1 lett. b) o c) (pericolo di fuga e reiterazione del reato).  
Le misure disposte per le esigenze cautelari (301) previste dall抋rt. 274 comma 1 lett. a) (inquinamenmto delle prove) perdono immediatamente efficacia se alla scadenza del termine previsto dall抋rt. 292 comma 2 lett. d) non ne è ordinata la rinnovazione.  
2. La rinnovazione è disposta dal giudice con ordinanza, su richiesta del pubblico ministero, anche per più di una volta, entro i limiti previsti dagli artt. 305 (proroga della custodia cautelare) e 308 (Termini di durata massima delle misure diverse dalla custodia cautelare). (1)  
2-bis. Salvo il disposto dell`art. 292, comma 2, lettera d) (scadenza della misura in relazione alle indagini da compiere), quando si procede per reati diversi sia da quelli previsti dall抋rticolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1 a 6 (delitti particolarmente gravi quali associazioni mafiose, strage, guerra civile, sequestro di persona ecc.), sia da quelli per il cui accertamento sono richieste investigazioni particolarmente complesse per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per l抏levato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese, ovvero per reati per il cui accertamento è richiesto il compimento di atti di indagine all抏stero, la custodia cautelare in carcere disposta per il compimento delle indagini previste dall抋rticolo 274, comma 1, lettera a) (acquisizione delle prove), non può avere durata superiore a trenta giorni.  
2-ter. La proroga della medesima misura è disposta, per non più di due volte ed entro il limite complessivo di novanta giorni, dal giudice con ordinanza, su richiesta inoltrata dal pubblico ministero prima della scadenza, valutate le ragioni che hanno impedito il compimento delle indagini per le cui esigenze la misura era stata disposta e previo interrogatorio dell抜mputato.  
(1) Comma  dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza Corte  Cost. n. 219 del 1994  nella parte in cui non prevede che, ai fini  dell'adozione  del  provvedimento  di rinnovazione della misura cautelare  personale,  debba  essere previamente sentito il difensore della persona da assoggettare alla misura. 
La custodia cautelare disposta nel corso delle indagini preliminari (302) perde immediatamente efficacia se il giudice non procede all抜nterrogatorio entro il termine previsto dall抋rt. 294 (cinque giorni dall'inizio della custodia oppure dieci giorni se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare) . Dopo la liberazione, la misura può essere nuovamente disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, previo interrogatorio, allorché, valutati i risultati di questo, sussistono le condizioni indicate negli artt. 273, 274 e 275. Nello stesso modo si procede nel caso in cui la persona, senza giustificato motivo, non si presenta a rendere interrogatorio. Si osservano le disposizioni dell`art. 294 commi 3, 4 e 5. (1) ( 2)  
(1) articolo dichiarato parzialmente illegittimo da Corte Cost.sentenza n. 95 del 4.04.01 nella parte in cui non prevede che le misure cautelari coercitive, diverse dalla custodia cautelare, e quelle interdittive, perdono immediatamente efficacia se il giudice non procede all抜nterrogatorio entro il termine previsto dall抋rticolo 294, comma 1-bis  
(2) articolo dichiarato illegittimo da Corte Cost. sentenza n. 77 del 03.04.97 limitatamente alle parole " disposta nel corso delle indagini preliminari"  
La custodia cautelare perde efficacia quando (303):  
a) dall抜nizio della sua esecuzione sono decorsi i seguenti termini senza che sia stato emesso il provvedimento che dispone il giudizio o l抩rdinanza con cui il giudice dispone il giudizio abbreviato ai sensi dell抋rticolo 438, ovvero senza che sia stata pronunciata la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti:  
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;  
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a sei anni, salvo quanto previsto dal n. 3);  
3) un anno, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o la pena della reclusione non inferiore nel massimo a venti anni ovvero per uno dei delitti indicati nell抋rt. 407, comma 2, lett. a) (delitti gravi di cui sopra), sempre che per lo stesso la legge preveda la pena della reclusione superiore nel massimo a sei anni;  
b) dall抏missione del provvedimento che dispone il giudizio o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna di primo grado:  
1) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;  
2) un anno, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto dal numero 1);  
3) un anno e 6 mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o la pena della reclusione superiore nel massimo a venti anni;  
3 bis) qualora si proceda per i delitti di cui all抋rticolo 407, comma 2, lettera a), i termini di cui ai numeri 1), 2) e 3) sono aumentati fino a sei mesi. Tale termine è imputato a quello della fase precedente ove non completamente utilizzato, ovvero ai termini di cui alla lettera d) per la parte eventualmente residua. In quest抲ltimo caso i termini di cui alla lettera d) sono proporzionalmente ridotti (1);  
b - bis) dall抏missione dell抩rdinanza con cui il giudice dispone il giudizio abbreviato o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna ai sensi dell抋rticolo 442:  
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;  
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto nel numero 1;  
3) nove mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o la pena della reclusione superiore nel massimo a venti anni;  
c) dalla pronuncia della sentenza di condanna di primo grado o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini, senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna in grado di appello:  
1) nove mesi, se vi è stata condanna alla pena della reclusione non superiore a tre anni;  
2) un anno, se vi è stata condanna alla pena della reclusione non superiore a dieci anni;  
3) un anno e sei mesi, se vi è stata condanna alla pena dell抏rgastolo o della reclusione superiore a dieci anni;  
d) dalla pronuncia della sentenza di condanna in grado di appello o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi gli stessi termini previsti dalla lettera c) senza che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, salve le ipotesi di cui alla lettera b), numero 3 bis)  (2). Tuttavia, se vi è stata condanna in primo grado, ovvero se la impugnazione è stata proposta esclusivamente dal pubblico ministero, si applica soltanto la disposizione del comma 4.  
2. Nel caso in cui, a seguito di annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione o per altra causa, il procedimento regredisca a una fase o a un grado di giudizio diversi ovvero sia rinviato ad altro giudice, dalla data del provvedimento che dispone il regresso o il rinvio ovvero dalla sopravvenuta esecuzione della custodia cautelare decorrono di nuovo i termini previsti dal comma 1 relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento.  
3. Nel caso di evasione dell抜mputato sottoposto a custodia cautelare i termini previsti dal comma 1 decorrono di nuovo, relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento, dal momento in cui venga ripristinata la custodia cautelare 
4. La durata complessiva della custodia cautelare, considerate anche le proroghe previste dall抋rt. (305), non può superare i seguenti termini:  
a) due anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;  
b) quattro anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto dalla lettera a);  
c) sei anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o della reclusione superiore nel massimo a venti anni.  
(1) numero aggiunto dall抋rt. 2, comma 1, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4.in G.U. n. 16 del 20.01.01 Ai sensi dell抋rt. 5 del predetto provvedimento, questa disposizione si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 341/2000.  
(2) parole aggiunte dall抋rt. 2, comma 1 bis, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4. Ai sensi dell抋rt. 5 del predetto provvedimento, questa disposizione si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 341/2000.  
I termini previsti dall抋rt. 303 sono sospesi (304), con ordinanza appellabile a norma dell抋rt. 310 (appello al giudice del riesame), nei seguenti casi:  
a) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato per impedimento dell抜mputato o del suo difensore ovvero su richiesta dell抜mputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per esigenze di acquisizione della prova o a seguito di concessione di termini per la difesa;  
b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato a causa della mancata presentazione, dell抋llontanamento o della mancata partecipazione di uno o più difensori che rendano privo di assistenza uno o più imputati;  
c) nella fase del giudizio, durante la pendenza dei termini previsti dall抋rticolo 544, commi 2 e 3.  
c bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l抲dienza è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nelle lettere a) e b) e durante la pendenza dei termini previsti dall抋rticolo 544, commi 2 e 3 (redazione della motivazione non in udienza).  
2. I termini previsti dall抋rticolo 303 possono essere altresì sospesi quando si procede per taluno dei reati indicati nell抋rticolo 407, comma 2, lettera a), nel caso di dibattimenti o di giudizi abbreviati particolarmente complessi, durante il tempo in cui sono tenute le udienze o si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni.  
3. Nei casi previsti dal comma 2, la sospensione è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, con ordinanza appellabile a norma dell抋rt. 310.  
4. I termini previsti dall抋rt. 303, comma 1, lett. a), sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell抋rt. 310, se l抲dienza preliminare è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nel comma 1, lettere a) e b), del presente articolo.  
5. Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1, anche se riferite al giudizio abbreviato, e di cui al comma 4 non si applicano ai coimputati ai quali i casi di sospensione non si riferiscono e che chiedono che si proceda nei loro confronti previa separazione dei processi.  
6. La durata della custodia cautelare non può comunque superare il doppio dei termini previsti dall抋rt. 303, commi 1, 2 e 3 senza tenere conto dell抲lteriore termine previsto dall抋rticolo 303, comma 1, lettera b), numero 3 bis) (1) e i termini aumentati della metà previsti dall抋rt. 303, comma 4, ovvero, se più favorevole, i due terzi del massimo della pena temporanea prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza. A tal fine la pena dell抏rgastolo è equiparata alla pena massima temporanea.  
7. Nel computo dei termini di cui al comma 6, salvo che per il limite relativo alla durata complessiva della custodia cautelare, non si tiene conto dei periodi di sospensione di cui al comma 1, lett. b).  
(1) parole aggiunte dall抋rt. 2, comma 2, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4. Ai sensi dell抋rt. 5 del predetto provvedimento, questa disposizione si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 341/2000.  
In ogni stato e grado del procedimento di merito (305), quando è disposta perizia sullo stato di mente dell`imputato, i termini di custodia cautelare sono prorogati per il periodo di tempo assegnato per l`espletamento della perizia. La proroga è disposta con ordinanza dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, sentito il  difensore. L`ordinanza è soggetta a ricorso per cassazione nelle forme previste dall`art. 311.    
2. Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero può altresì chiedere la proroga dei termini di custodia cautelare che siano prossimi a scadere, quando sussistono gravi esigenze cautelari che, in rapporto ad accertamenti particolarmente complessi o a nuove indagini disposte ai sensi dell'articolo 415-bis, comma 4, rendano indispensabile il protrarsi della custodia . Il giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore, provvede con ordinanza appellabile a norma dell`art. 310. La proroga è rinnovabile una sola volta. I termini previsti dall`art. 303 comma 1 non possono essere comunque superati di oltre la metà.  
Nei casi in cui la custodia cautelare perde efficacia (306) secondo le norme del presente Titolo, il giudice dispone con ordinanza l`immediata liberazione della persona sottoposta alla misura.  
Nei casi di perdita di efficacia di altre misure cautelari, il giudice adotta con ordinanza i provvedimenti necessari per la immediata cessazione delle misure medesime. 
 
Nei confronti dell抜mputato scarcerato per decorrenza dei termini (307) il giudice dispone le altre misure cautelari di cui ricorrano i presupposti, solo se sussistono le ragioni che avevano determinato la custodia cautelare.  (1) 
1-bis. Qualora si proceda per taluno dei reati indicati nell'articolo 407,comma 2, lettera a), il giudice dispone le misure cautelari indicate dagli articoli 281, 282 e 283 anche cumulativamente. (2)  
2. La custodia cautelare, ove risulti necessaria a norma dell`art. 275, è tuttavia ripristinata:  
a) se l`imputato ha dolosamente trasgredito alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare disposta a norma del comma 1, sempre che, in relazione alla natura di tale trasgressione, ricorra taluna delle esigenze cautelari previste dall`art. 274  
b) contestualmente o successivamente alla sentenza di condanna di primo o di secondo grado, quando ricorre l`esigenza cautelare prevista dall`art. 274 comma 1 lett. b) .  
3. Con il ripristino della custodia, i termini relativi alla fase in cui il procedimento si trova decorrono nuovamente ma, ai fini del computo del termine previsto dall`art. 303 comma 4, si tiene conto anche della custodia anteriormente subita. 
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono procedere al fermo dell`imputato che, trasgredendo alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare disposta a norma del comma 1 o nell'ipotesi prevista dal comma 2 lettera b), stia per darsi (3)   [...] (4)  alla fuga. Del fermo è data notizia senza ritardo, e comunque entro le ventiquattro ore, al procuratore della Repubblica presso il tribunale del luogo ove il fermo è stato eseguito. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni sul fermo di indiziato di delitto. Con il provvedimento di convalida, il giudice per le indagini preliminari, se il pubblico ministero ne fa richiesta, dispone con ordinanza quando ne ricorrono le condizioni, la misura della custodia cautelare e trasmette gli atti al giudice competente.  
5. La misura disposta a norma del comma 4 cessa di avere effetto se, entro venti giorni dalla ordinanza, il giudice competente non provvede a norma del comma 2 lett. a).  
(1) Comma così sostituito dall抋rt. 2, comma 5, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, pubblicato nella G.U. n° 16 del 20 gennaio 2001.  Il testo previgente disponeva: [Nei confronti dell`imputato scarcerato per decorrenza dei termini, il giudice, qualora permangano le ragioni che avevano giustificato la custodia cautelare, dispone le altre misure cautelari di cui ricorrono i presupposti.]  
(2) Comma introdotto dall抋rt. 2, comma 6, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, pubblicato nella G. U.n° 16 del 20 gennaio 2001.  
(3) parole inserite dall抋rt. 2, comma 7, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, pubblicato nella G.U. n° 16 del 20 gennaio 2001.  
(4) Comma così modificato dall抋rt. 2, comma 7, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, pubblicato nella G. U.n° 16 del 20 gennaio 2001. Il testo previgente disponeva: [si è dato]. 
 
Le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare perdono efficacia (308) quando dall`inizio della loro esecuzione è decorso un periodo di tempo pari al doppio dei termini previsti dall`art. 303.  
2. Le misure interdittive perdono efficacia quando sono decorsi due mesi dall`inizio della loro esecuzione. In ogni caso, qualora esse siano state disposte per esigenze probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione anche al di là di due mesi dall`inizio dell`esecuzione, osservati i limiti previsti dal comma 1.  
3. L`estinzione delle misure non pregiudica l'esercizio dei poteri che la legge attribuisce al giudice penale o ad altre autorità nell'applicazione di pene accessorie o di altre misure interdittive.  
 
IMPUGNAZIONI 
Entro dieci giorni dalla esecuzione o notificazione del provvedimento (309), l`imputato può proporre richiesta di riesame, anche nel merito, della ordinanza che dispone una misura coercitiva, salvo che si tratti di ordinanza emessa a seguito di appello del pubblico ministero.  
2. Per l`imputato latitante il termine decorre dalla data di notificazione eseguita a norma dell`art. 165.Tuttavia, se sopravviene l'esecuzione della misura, il termine decorre da tale momento quando l`imputato prova di non aver avuto tempestiva conoscenza del provvedimento.  
3. Il difensore dell`imputato può proporre la richiesta di riesame entro dieci giorni dalla notificazione dell'avviso di deposito dell'ordinanza che dispone la misura.  
3-bis.Nei termini previsti dai commi 1, 2 e 3 non si computano i giorni per i quali è stato disposto il differimento del colloquio, a norma dell'articolo 104, comma 3.  
4. La richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 7. Si osservano le forme previste dagli articoli 582 e 583.  
5. Il presidente cura che sia dato immediato avviso all抋utorità giudiziaria procedente la quale, entro il giorno successivo, e comunque non oltre il quinto giorno, trasmette al tribunale gli atti presentati a norma dell抋rt. 291, comma 1, nonché tutti gli elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle indagini.  
6. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame facendone dare atto a verbale prima dell抜nizio della discussione.  
7. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del luogo nel quale ha sede la corte di appello o la sezione distaccata della corte di appello nella cui circoscrizione è compreso l'ufficio del giudice che ha emesso l抩rdinanza.  
8. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall抋rticolo 127. L抋vviso della data fissata per l抲dienza è comunicato, almeno tre giorni prima, al pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 e, se diverso, a quello che ha richiesto l抋pplicazione della misura; esso è notificato, altresì, entro lo stesso termine, all抜mputato ed al suo difensore. Fino al giorno dell抲dienza gli atti restano depositati in cancelleria, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia.  
8-bis. Il pubblico ministero che ha richiesto l抋pplicazione della misura può partecipare alla udienza in luogo del pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7.  
9. Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se non deve dichiarare l抜nammissibilità della richiesta, annulla, riforma o conferma l抩rdinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell抲dienza. Il tribunale può annullare il provvedimento impugnato o riformarlo in senso favorevole all抜mputato anche per motivi diversi da quelli enunciati ovvero può confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento stesso.  
10. Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui al comma 5 o se la decisione sulla richiesta di riesame non interviene entro il termine prescritto, l抩rdinanza che dispone la misura coercitiva perde efficacia.  
Fuori dei casi previsti dall抋rt. 309 comma 1, il pubblico ministero (310), l抜mputato e il suo difensore possono proporre appello contro le ordinanze in materia di misure cautelari personali, enunciandone contestualmente i motivi.  
2. Si osservano le disposizioni dell抋rt. 309 commi 1, 2, 3, 4 e 7. Dell抋ppello è dato immediato avviso all抋utorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale l抩rdinanza appellata e gli atti su cui la stessa si fonda. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall抋rt. 127. Fino al giorno dell抲dienza gli atti restano depositati in cancelleria con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia. Il tribunale decide entro venti giorni dalla ricezione degli atti.  
3. L抏secuzione della decisione con la quale il tribunale, accogliendo l抋ppello del pubblico ministero, dispone una misura cautelare è sospesa fino a che la decisione non sia divenuta definitiva.  
 
Contro le decisioni emesse (311) a norma degli articoli 309 e 310, il pubblico ministero che ha richiesto l抋pplicazione della misura, l抜mputato e il suo difensore possono proporre ricorso per cassazione entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell抋vviso di deposito del provvedimento. Il ricorso può essere proposto anche dal pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 dell抋rticolo 309.  
2. Entro i termini previsti dall抋rt. 309 commi 1, 2 e 3, l抜mputato e il suo difensore possono proporre direttamente ricorso per cassazione per violazione di legge contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva. La proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame. 
3. Il ricorso è presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso la decisione ovvero, nel caso previsto dal comma 2, in quella del giudice che ha emesso l抩rdinanza. Il giudice cura che sia dato immediato avviso all抋utorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette gli atti alla Corte di Cassazione.  
4. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, i motivi devono essere enunciati contestualmente al ricorso, ma il ricorrente ha facoltà di enunciare nuovi motivi davanti alla corte di cassazione, prima dell抜nizio della discussione.  
1.      La Corte di Cassazione decide entro trenta giorni dalla ricezione degli atti osservando le forme previste dall抋rt. 127.    
 
APPLICAZIONE PROVVISORIA DI MISURE DI SICUREZZA 
 
Nei casi previsti dalla legge (312), l'applicazione provvisoria delle misure di sicurezza è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, in qualunque stato e grado del procedimento, quando sussistono gravi indizi di commissione del fatto e non ricorrono le condizioni previste dall`art. 273 comma 2.  
 
Il giudice provvede con ordinanza (313) a norma dell`articolo 292, previo accertamento sulla pericolosità sociale dell`imputato. Ove non sia stato possibile procedere all`interrogatorio della persona sottoposta alle indagini prima della pronuncia del provvedimento, si applica la disposizione dell`art. 294.  
2. Salvo quanto previsto dall`art. 299 comma 1, ai fini dell`art. 206 comma 2 del codice penale, il giudice procede a nuovi accertamenti sulla pericolosità sociale dell`imputato nei termini indicati nell`art. 72.  
3. Ai fini delle impugnazioni la misura prevista dall`art. 312 è equiparata alla custodia cautelare. Si applicano le norme sulla riparazione per l'ingiusta detenzione.  

RIPARAZIONE PER L'INGIUSTA DETENZIONE

 Art. 314 (Presupposti e modalit?della decisione) - 1. Chi ?stato prosciolto con sentenza irrevocabile perch?il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perch?il fatto non costituisce reato o non ?previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave.

2. Lo stesso diritto spetta al prosciolto per qualsiasi causa o al condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto a custodia cautelare, quando con decisione irrevocabile risulti accertato che il provvedimento che ha disposto la misura ?stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilit?previste dagli artt. 273 e 280.

3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano, alle medesime condizioni, a favore delle persone nei cui confronti sia pronunciato provvedimento di archiviazione ovvero sentenza di non luogo a procedere.

4. Il diritto alla riparazione ?escluso per quella parte della custodia cautelare che sia computata ai fini della determinazione della misura di una pena ovvero per il periodo in cui le limitazioni conseguenti all'applicazione della custodia siano state sofferte anche in forza di altro titolo.

5. Quando con la sentenza o con il provvedimento di archiviazione ?stato affermato che il fatto non ?previsto dalla legge come reato per abrogazione della norma incriminatrice, il diritto alla riparazione ?altres?escluso per quella parte di custodia cautelare sofferta prima della abrogazione medesima.

Art. 315 (Procedimento per la riparazione) - 1. La?domanda?di?riparazione deve essere proposta, a pena?di?inammissibilit??entro?due?anni?dal?giorno?in cui la sentenza?di?proscioglimento?o di condanna e' divenuta irrevocabile, lasentenzadinon?luogo?a?procedere?e'?divenuta inoppugnabile?o?e'?stata?effettuata?la notificazione del provvedimento?di?archiviazione?alla?persona?nei cui confronti e' stato pronunciato a norma del comma 3 dell'articolo 314.

2. L'entit?span style="mso-spacerun: yes">?della?riparazione non pu?comunque eccedere lire un miliardo.?

  1. Si?applicano, in quanto compatibili, le norme sulla riparazione dell'errore giudiziario.  

Norme di attuazione

102 Domanda di riparazione per l`ingiusta detenzione

1. La domanda di riparazione per l`ingiusta detenzione (c.p.p 315.) ?presentata presso la cancelleria della Corte di Appello nel cui distretto ?stata pronunciata la sentenza o il provvedimento di archiviazione che ha definito il procedimento. Nel caso di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, ?competente la Corte di Appello nel cui distretto ?stato emesso il provvedimento impugnato.

 
Art. 27. (Misure cautelari disposte dal giudice incompetente). 1. Le misure cautelari disposte dal giudice che, contestualmente o successivamente, si dichiara incompetente per qualsiasi causa cessano di avere effetto se, entro venti giorni dalla ordinanza di trasmissione degli atti, il giudice competente non provvede a norma degli artt. 292, 317 e 321. 
 
Art. 73 Provvedimenti cautelari -1.  In ogni caso in cui lo stato di mente dell`imputato appare tale da renderne necessaria la cura nell`ambito del servizio psichiatrico, il giudice informa con il mezzo più rapido l`autorità competente per l`adozione delle misure previste dalle leggi sul trattamento sanitario per malattie mentali.  
2. Qualora vi sia pericolo nel ritardo, il giudice dispone anche di ufficio il ricovero provvisorio dell`imputato in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero. L`ordinanza perde in ogni caso efficacia nel momento in cui viene data esecuzione al provvedimento dell`autorità indicata nel comma 1.  
3. Quando è stata o deve essere disposta la custodia cautelare dell`imputato, il giudice ordina che la misura sia eseguita nelle forme previste dall`art. 286.  
4. Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero provvede all`informativa prevista dal comma 1 e, se ne ricorrono le condizioni, chiede al giudice il provvedimento di ricovero provvisorio previsto dal comma 2.  
Art. 177 ( Tassatività ) - 1. L抜nosservanza delle disposizioni stabilite per gli atti del procedimento è causa di nullità soltanto nei casi previsti dalla legge.    
Art. 178 ( Nullità di ordine generale ) - 1. È sempre prescritta a pena di nullità l抩sservanza delle disposizioni concernenti:  
a) le condizioni di capacità del giudice e il numero dei giudici necessario per costituire i collegi stabilito dalle leggi di ordinamento giudiziario;  
b) l抜niziativa del pubblico ministero nell抏sercizio dell抋zione penale e la sua partecipazione al procedimento;  
c) l抜ntervento, l抋ssistenza e la rappresentanza dell抜mputato e delle altre parti private nonché la citazione in giudizio della persona offesa dal reato e del querelante.  
Art. 179 ( Nullità assolute ) - 1. Sono insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del procedimento le nullità previste dall抋rt. 178 comma 1 lett. a), quelle concernenti l抜niziativa del pubblico ministero nell抏sercizio dell抋zione penale e quelle derivanti dalla omessa citazione dell抜mputato o dall抋ssenza del suo difensore nei casi in cui ne è obbligatoria la presenza.  
2. Sono altresì insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del procedimento le nullità definite assolute da specifiche disposizioni di legge.  
Art. 180 ( Regime delle altre nullità di ordine generale ) - 1. Salvo quanto disposto dall抋rt. 179, le nullità previste dall抋rt. 178 sono rilevate anche di ufficio, ma non possono più essere rilevate né dedotte dopo la deliberazione della sentenza di primo grado ovvero, se si sono verificate nel giudizio, dopo la deliberazione della sentenza del grado successivo.  
Art. 181 ( Nullità relative ) - 1. Le nullità diverse da quelle previste dagli artt. 178 e 179 comma 2 sono dichiarate su eccezione di parte.  
2. Le nullità concernenti gli atti delle indagini preliminari e quelli compiuti nell抜ncidente probatorio e le nullità concernenti gli atti dell抲dienza preliminare devono essere eccepite prima che sia pronunciato il provvedimento previsto dall抋rt. 424. Quando manchi l抲dienza preliminare, le nullità devono essere eccepite entro il termine previsto dall抋rt. 491 comma 1.  
3. Le nullità concernenti il decreto che dispone il giudizio ovvero gli atti preliminari al dibattimento devono essere eccepite entro il termine previsto dall抋rt. 491 comma 1. Entro lo stesso termine, ovvero con l抜mpugnazione della sentenza di non luogo a procedere, devono essere riproposte le nullità eccepite a norma del primo periodo del comma 2, che non siano state dichiarate dal giudice.  
4. Le nullità verificatesi nel giudizio devono essere eccepite con l抜mpugnazione della relativa sentenza.  
Art. 182 ( Deducibilità delle nullità ) - 1. Le nullità previste dagli artt. 180 e 181 non possono essere eccepite da chi vi ha dato o ha concorso a darvi causa ovvero non ha interesse all抩sservanza della disposizione violata.  
2. Quando la parte vi assiste, la nullità di un atto deve essere eccepita prima del suo compimento ovvero, se ciò non è possibile, immediatamente dopo. Negli altri casi la nullità deve essere eccepita entro i termini previsti dagli artt. 180 e 181 commi 2, 3 e 4.  
3. I termini per rilevare o eccepire le nullità sono stabiliti a pena di decadenza.  
Art. 183 ( Sanatorie generali delle nullità ) - 1. Salvo che sia diversamente stabilito, le nullità sono sanate:  
a) se la parte interessata ha rinunciato espressamente a eccepirle ovvero ha accettato gli effetti dell抋tto;  
b) se la parte si è avvalsa della facoltà al cui esercizio l抋tto omesso o nullo è preordinato.  
Art. 184 ( Sanatoria delle nullità delle citazioni, degli avvisi e delle notificazioni ) - 1. La nullità di una citazione o di un avviso ovvero delle relative comunicazioni e notificazioni è sanata se la parte interessata è comparsa o ha rinunciato a comparire.  
2. La parte la quale dichiari che la comparizione è determinata dal solo intento di far rilevare l抜rregolarità ha diritto a un termine per la difesa non inferiore a cinque giorni.  
3. Quando la nullità riguarda la citazione a comparire al dibattimento, il termine non può essere inferiore a quello previsto dall抋rt. 429.  
Art. 185 ( Effetti della dichiarazione di nullità ) - 1. La nullità di un atto rende invalidi gli atti consecutivi che dipendono da quello dichiarato nullo.  
2. Il giudice che dichiara la nullità di un atto ne dispone la rinnovazione, qualora sia necessaria e possibile, ponendo le spese a carico di chi ha dato causa alla nullità per dolo o colpa grave.  
3. La dichiarazione di nullità comporta la regressione del procedimento allo stato o al grado in cui è stato compiuto l抋tto nullo, salvo che sia diversamente stabilito.  
4. La disposizione del comma 3 non si applica alle nullità concernenti le prove.  
Art. 186 ( Inosservanza di norme tributarie ) - 1. Quando la legge assoggetta un atto a una imposta o a una tassa, l抜nosservanza della norma tributaria non rende inammissibile l抋tto né impedisce il suo compimento, salve le sanzioni finanziarie previste dalla legge.  
Art. 272 (Limitazioni alle libertà della persona) - 1. Le libertà della persona possono essere limitate con misure cautelari soltanto a norma delle disposizioni del presente titolo.  
Art. 273 (Condizioni generali di applicabilità delle misure) - 1. Nessuno può essere sottoposto a misure cautelari se a suo carico non sussistono gravi indizi di colpevolezza. 
1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza si applicano le disposizioni degli articoli 192, commi 3 e 4, 195, comma 7, 203 e 271, comma 1. (1) 
2. Nessuna misura può essere applicata se risulta che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione o di non punibilità o se sussiste una causa di estinzione del reato ovvero una causa di estinzione della pena che si ritiene possa essere irrogata. 
(1)      Comma introdotto dall'art.11 della L. 1 marzo 2001, n. 63 in G.U.n. 68 del 22 marzo 2001  
Norme di attuazione 
250 Disciplina delle misure cautelari, del fermo, dell`arresto e delle pene accessorie 
1. Successivamente alla data di entrata in vigore del Codice può procedersi al fermo solo nei casi e alle condizioni previste dal Codice. I mandati di cattura e gli ordini e i mandati di arresto possono essere emessi solo se ricorrono i presupposti indicati negli artt. 273, 274 e 280 del Codice. 
2. I provvedimenti sulla libertà personale disposti anteriormente alla data di entrata in vigore del Codice sono revocati se non ricorrono i presupposti indicati nell`ultima parte del comma 1 ovvero, quando sono stati disposti con il provvedimento di convalida dell`arresto o di conferma della convalida, se sono relativi a reati per i quali il Codice non consente l`arresto in flagranza. 
3. Quando i provvedimenti indicati nel comma 2 sono stati emessi esclusivamente al fine di evitare il pericolo per l`acquisizione della prova, il termine previsto dall`art. 292 lett. d) del Codice è fissato su richiesta di parte ovvero di ufficio se il provvedimento non è stato ancora eseguito. Competente a fissare il suddetto termine è il giudice che procede o, nel corso dell`istruzione sommaria, il giudice istruttore su richiesta del pubblico ministero o del pretore. 
4. Alla data di entrata in vigore del Codice cessa l`esecuzione delle pene accessorie provvisoriamente applicate. Il giudice indicato nel comma 3 può disporre in sostituzione di esse, qualora ne ricorrano le condizioni, le misure interdittive previste nel Capo III del Titolo I del Libro IV del Codice. 
Art. 274 (Esigenze cautelari) - 1. Le misure cautelari sono disposte:  
a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini, relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti;  
b) quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione;  
c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.  
Norme di attuazione 
250 Disciplina delle misure cautelari, del fermo, dell`arresto e delle pene accessorie 
1. Successivamente alla data di entrata in vigore del Codice può procedersi al fermo solo nei casi e alle condizioni previste dal Codice. I mandati di cattura e gli ordini e i mandati di arresto possono essere emessi solo se ricorrono i presupposti indicati negli artt. 273, 274 e 280 del Codice. 
2. I provvedimenti sulla libertà personale disposti anteriormente alla data di entrata in vigore del Codice sono revocati se non ricorrono i presupposti indicati nell`ultima parte del comma 1 ovvero, quando sono stati disposti con il provvedimento di convalida dell`arresto o di conferma della convalida, se sono relativi a reati per i quali il Codice non consente l`arresto in flagranza. 
3. Quando i provvedimenti indicati nel comma 2 sono stati emessi esclusivamente al fine di evitare il pericolo per l`acquisizione della prova, il termine previsto dall`art. 292 lett. d) del Codice è fissato su richiesta di parte ovvero di ufficio se il provvedimento non è stato ancora eseguito. Competente a fissare il suddetto termine è il giudice che procede o, nel corso dell`istruzione sommaria, il giudice istruttore su richiesta del pubblico ministero o del pretore. 
4. Alla data di entrata in vigore del Codice cessa l`esecuzione delle pene accessorie provvisoriamente applicate. Il giudice indicato nel comma 3 può disporre in sostituzione di esse, qualora ne ricorrano le condizioni, le misure interdittive previste nel Capo III del Titolo I del Libro IV del Codice. 
Art. 274 (Esigenze cautelari) - 1. Le misure cautelari sono disposte:  
a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini, relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti;  
b) quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione;  
c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.  
Art. 275 (Criteri di scelta delle misure) - 1. Nel disporre le misure, il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto.  
1-bis. Contestualmente ad una sentenza di condanna, l'esame delle esigenze cautelari è condotto tenendo conto anche dell'esito del procedimento, delle modalità del fatto e degli elementi sopravvenuti, dai quali possa emergere che, a seguito della sentenza, risultataluna delle esigenze indicate nell'articolo 274, comma 1, lettere b) e c). (1) 
2. Ogni misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che sia stata o si ritiene possa essere irrogata. (2)  
2 bis. Non può essere disposta la misura della custodia cautelare cautelare se il giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena.  
2-ter. Nei casi di condanna di appello le misure cautelari personali sono sempre disposte, contestualmente alla sentenza, quando, all'esito dell'esame condotto a norma del comma 1-bis,risultano sussistere esigenze cautelari previste dall'articolo 274 e la condanna riguarda uno dei delitti previsti dall'articolo 380, comma 1, e questo risulta commesso da soggetto condannato nei cinque anni precedenti per delitti della stessa indole. (3)  
3. La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all抋rt. 416 bis del codice penale, o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto art. 416 bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari.  
4. Non può essere disposta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età inferiore a tre anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, ovvero persona che ha superato l'età di settanta anni.  
4-bis. Non può essere disposta ne' mantenuta la custodia cautelare in  carcere quando l'imputato e' persona affetta da AIDS conclamata o da  grave  deficienza  immunitaria  accertate  ai sensi dell'articolo 286-bis,  comma  2 ,  ovvero  da  altra malattia particolarmente grave,  per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili  con  lo  stato  di  detenzione  e comunque tali da non consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere.   
4-ter. Nell'ipotesi  di  cui al comma 4-bis, se sussistono esigenze cautelari  di  eccezionale  rilevanza  e la custodia cautelare presso idonee  strutture  sanitarie  penitenziarie  non  e'  possibile senza pregiudizio  per  la  salute  dell'imputato  o  di quella degli altri detenuti,  il  giudice  dispone  la  misura degli arresti domiciliari presso  un  luogo  di  cura  o  di  assistenza  o  di accoglienza. Se l'imputato   e'  persona  affetta  da  AIDS  conclamata  o  da  grave deficienza   immunitaria,  gli  arresti  domiciliari  possono  essere disposti presso le unita' operative di malattie infettive ospedaliere ed  universitarie  o altre unita' operative prevalentemente impegnate secondo  i  piani  regionali  nell'assistenza ai casi di AIDS, ovvero presso  una  residenza collettiva o casa alloggio di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 5 giugno 1990, n. 135.   
4-quater. Il  giudice  può comunque disporre la custodia cautelare in   carcere  qualora  il  soggetto  risulti  imputato  o  sia  stato sottoposto  ad  altra  misura  cautelare per uno dei delitti previsti dall'articolo 380, relativamente a fatti   commessi   dopo l'applicazione  delle  misure  disposte  ai  sensi  dei commi 4-bis e 4-ter. In  tal  caso il giudice dispone che l'imputato venga condotto in   un   istituto  dotato  di  reparto  attrezzato  per  la  cura  e l'assistenza necessarie.   
4-quinquies. La  custodia  cautelare  in  carcere non può comunque essere  disposta  o mantenuta quando la malattia si trova in una fase cosi'  avanzata da non rispondere più, secondo le certificazioni del servizio   sanitario   penitenziario   o   esterno,   ai  trattamenti disponibili e alle terapie curative.  
(1) Comma sostituito dall抋rt.14 lettera a) della L. n° 128 del 26 marzo del 2001, pubblicata sulla G.U. n° 91 del 19 aprile 2001. Il testo previgente era: [ 1-bis. Nel disporre le misure diverse dalla custodia cautelare in carcere il giudice tiene conto dell'efficacia, in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto, delle possibilità di controllo delle prescrizioni imposte all'imputato.]  
(2) Parole introdotte dall抋rt.14 lettera b) della L. n° 128 del 26 marzo del 2001, pubblicata sulla G.U. n° 91 del 19 aprile 2001.  
(3) Comma  introdotto dall抋rt.14 lettera c) della L. n° 128 del 26 marzo del 2001, pubblicata sulla G.U. n° 91 del 19 aprile 2001.  
Art. 275-bis (Particolari modalità di controllo) - 1. Nel disporre la misura degli arresti domiciliari anche in sostituzione della custodia cautelare in carcere, il giudice, se lo ritiene necessario in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto, prescrive procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici, quando ne abbia accertato la disponibilità da parte della polizia giudiziaria. Con lo stesso provvedimento il giudice prevede l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione dei mezzi e strumenti anzidetti.2. L'imputato accetta i mezzi e gli strumenti di controllo di cui al comma 1 ovvero nega il consenso all'applicazione di essi, con dichiarazione espressa resa all'ufficiale o all'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha disposto la misura.La dichiarazione è trasmessa al giudice che ha emesso l'ordinanza ed al pubblico ministero, insieme con il verbale previsto dall'articolo 293, comma 1. 
3. L'imputato che ha accettato l'applicazione dei mezzi e strumenti di cui al comma 1 è tenuto ad agevolare le procedure di installazione e ad osservare le altre prescrizioni impostegli. (1) 
(1) Articolo introdotto dall乫art.16 comma 2 del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, in G. U. n亱 16 del 20 gennaio 2001 
Art. 276 (Provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte) - 1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell抏ntità, dei motivi e delle circostanze della violazione. Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva.  
1-bis. Quando   l'imputato   si   trova nelle condizioni di cui all'articolo 275, comma 4-bis, e nei suoi confronti è stata disposta misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle prescrizioni inerenti alla diversa misura cautelare, può' disporre anche la misura della custodia cautelare in carcere.  In tal caso il giudice dispone che l'imputato venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e l'assistenza necessarie.  
1- ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti il divieto di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere. (1) 
(1) Comma introdotto dall乫art.16 comma 3 del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, in G. U. n亱 16 del 20 gennaio 2001.  
Art. 277 (Salvaguardia dei diritti della persona sottoposta a misure cautelari) - 1. Le modalità di esecuzione delle misure devono salvaguardare i diritti della persona ad esse sottoposta, il cui esercizio non sia incompatibile con le esigenze cautelari del caso concreto.  
Art. 278 (Determinazione della pena agli effetti dell'applicazione delle misure) -  1. Agli effetti dell'applicazione delle misure, si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione della circostanza aggravante prevista al numero 5) dell'articolo 61 del codice penale e  (1) della circostanza attenuante prevista dall'art. 62 n. 4) codice penale nonché delle circostanze per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.  
(1) parole  introdotte dall抋rt. 4 comma 1 della L. n° 128 del 26 marzo del 2001,in G.U. n° 91 del 19 aprile 2001.  
Art. 279 (Giudice competente) - 1. Sull'applicazione e sulla revoca delle misure nonché sulle modifiche delle loro modalità esecutive, provvede il giudice che procede. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari.  
Norme di attuazione 
91 Giudice competente in ordine alle misure cautelari 
Nel corso degli atti preliminari al dibattimento, i provvedimenti concernenti le misure cautelari sono adottati, secondo la rispettiva competenza, dal pretore, dal tribunale, dalla Corte di Assise, dalla Corte di Appello o dalla Corte di Assise di Appello, dopo la pronuncia della sentenza e prima della trasmissione degli atti a norma dell`art. 590 del Codice provvede il giudice che ha emesso la sentenza; durante la pendenza del ricorso per cassazione, provvede il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato. 
Norme di attuazione 
92 Trasmissione dell`ordinanza che dispone la misura cautelare 
1. L`ordinanza che dispone la misura cautelare è immediatamente trasmessa, in duplice copia, a cura della cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento, all`organo che deve provvedere all`esecuzione ovvero, nel corso delle indagini preliminari, al pubblico Ministero che ne ha fatto richiesta, il quale ne cura l`esecuzione . 
CAPO II  
MISURE COERCITIVE  
Art. 280 (Condizioni di applicabilità delle misure coercitive) - 1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del presente articolo e dall'art. 391, le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.  
2. La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.  
1.      La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei confronti di chi abbia trasgredito alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare.  
Norme di attuazione 
97 Comunicazioni al servizio informatico 
1. I provvedimenti con i quali è disposta una misura cautelare personale sono comunicati, a cura della Cancelleria del giudice che li ha emessi, al servizio informatico istituito con decreto del Ministro di Grazia e Giustizia, quando la misura ha avuto esecuzione. La stessa comunicazione è altresì data quando è dichiarato lo stato di latitanza (c.p.p 296). 
2. Nel caso di fermo (c.p.p 384. o di arresto in flagranza (c.p.p 380, 381., alla comunicazione prevista dal comma 1 provvede la direzione dell`istituto di custodia al quale il fermato o l`arrestato è consegnato. 
3. Deve essere altresì data immediata comunicazione al servizio previsto dal comma 1 del provvedimento con cui è ordinata la immediata liberazione dell`arrestato o del fermato nonché di ogni provvedimento estintivo o modificato delle misure cautelari personali. Alla comunicazione provvede la cancelleria o la segreteria dell`autorità giudiziaria che ha adottato il provvedimento. 
Norme di attuazione 
250 Disciplina delle misure cautelari, del fermo, dell`arresto e delle pene accessorie 
1. Successivamente alla data di entrata in vigore del Codice può procedersi al fermo solo nei casi e alle condizioni previste dal Codice. I mandati di cattura e gli ordini e i mandati di arresto possono essere emessi solo se ricorrono i presupposti indicati negli artt. 273, 274 e 280 del Codice. 
2. I provvedimenti sulla libertà personale disposti anteriormente alla data di entrata in vigore del Codice sono revocati se non ricorrono i presupposti indicati nell`ultima parte del comma 1 ovvero, quando sono stati disposti con il provvedimento di convalida dell`arresto o di conferma della convalida, se sono relativi a reati per i quali il Codice non consente l`arresto in flagranza. 
3. Quando i provvedimenti indicati nel comma 2 sono stati emessi esclusivamente al fine di evitare il pericolo per l`acquisizione della prova, il termine previsto dall`art. 292 lett. d) del Codice è fissato su richiesta di parte ovvero di ufficio se il provvedimento non è stato ancora eseguito. Competente a fissare il suddetto termine è il giudice che procede o, nel corso dell`istruzione sommaria, il giudice istruttore su richiesta del pubblico ministero o del pretore. 
4. Alla data di entrata in vigore del Codice cessa l`esecuzione delle pene accessorie provvisoriamente applicate. Il giudice indicato nel comma 3 può disporre in sostituzione di esse, qualora ne ricorrano le condizioni, le misure interdittive previste nel Capo III del Titolo I del Libro IV del Codice. 
Art. 281 (Divieto di espatrio) - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di espatrio, il giudice prescrive all'imputato di non uscire dal territorio nazionale senza l'autorizzazione del giudice che procede.  
2. Il giudice dà le disposizioni necessarie per assicurare l'esecuzione del provvedimento, anche al fine di impedire l'utilizzazione del passaporto e degli altri documenti di identità validi per l'espatrio.  
[2 bis. Con l'ordinanza che applica una delle altre misure coercitive previste dal presente capo, il giudice dispone in ogni caso il divieto di espatrio.] (1)  
(1) Comma dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte Cost. con sentenza 31.03.94, n亱 109 
Art. 282 (Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) - 1. Con il provvedimento che dispone l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il giudice prescrive all'imputato di presentarsi a un determinato ufficio di polizia giudiziaria.  
2. Il giudice fissa i giorni e le ore di presentazione tenendo conto dell'attività lavorativa e del luogo di abitazione dell'imputato.    
Art. 282-bis (Allontanamento dalla casa familiare) - 1. Con il provvedimento che dispone l抋llontanamento il giudice prescrive all抜mputato di lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi rientro, e di non accedervi senza l抋utorizzazione del giudice che procede. L抏ventuale autorizzazione può prescrivere determinate modalità di visita.2. Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela dell抜ncolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, può inoltre prescrivere all抜mputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. In tale ultimo caso il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.3. Il giudice, su richiesta del pubblico ministero, può altresì ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta, rimangano prive di mezzi adeguati. Il giudice determina la misura dell抋ssegno tenendo conto delle circostanze e dei redditi dell抩bbligato e stabilisce le modalità ed i termini del versamento. Può ordinare, se necessario, che l抋ssegno sia versato direttamente al beneficiario da parte del datore di lavoro dell抩bbligato, detraendolo dalla retribuzione a lui spettante. L抩rdine di pagamento ha efficacia di titolo esecutivo.4. I provvedimenti di cui ai commi 2 e 3 possono essere assunti anche successivamente al provvedimento di cui al comma 1, sempre che questo non sia stato revocato o non abbia comunque perduto efficacia. Essi, anche se assunti successivamente, perdono efficacia se è revocato o perde comunque efficacia il provvedimento di cui al comma 1. Il provvedimento di cui al comma 3, se a favore del coniuge o dei figli, perde efficacia, inoltre, qualora sopravvenga l抩rdinanza prevista dall抋rticolo 708 del codice di procedura civile ovvero altro provvedimento del giudice civile in ordine ai rapporti economico-patrimoniali tra i coniugi ovvero al mantenimento dei figli.5. Il provvedimento di cui al comma 3 può essere modificato se mutano le condizioni dell抩bbligato o del beneficiario, e viene revocato se la convivenza riprende.6. Qualora si proceda per uno dei delitti previsti dagli articoli 570, 571, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies del codice penale, commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente, la misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall抋rticolo 280.  (1) 
(1) Articolo introdotto dall'art. 1 comma 2 L. n. 154 del 4 Aprile 2001, in G.U. n. 98 del 28 aprile 2001. 
Art. 283 (Divieto e obbligo di dimora) - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di dimora, il giudice prescrive all'imputato di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice che procede.  
2. Con il provvedimento che dispone l'obbligo di dimora, il giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi, senza l'autorizzazione del giudice che procede, dal territorio del comune di dimora abituale ovvero, al fine di assicurare un più efficace controllo o quando il comune di dimora abituale non è sede di ufficio di polizia, dal territorio di una frazione del predetto comune o dal territorio di un comune viciniore ovvero di una frazione di quest'ultimo. Se per la personalità del soggetto o per le condizioni ambientali la permanenza in tali luoghi non garantisce adeguatamente le esigenze cautelari previste dall'art. 274, l'obbligo di dimora può essere disposto nel territorio di un altro comune o frazione di esso, preferibilmente nella provincia e comunque nell'ambito della regione ove ubicato il comune di abituale dimora.  
3. Quando dispone l'obbligo di dimora, il giudice indica l'autorità di polizia alla quale l'imputato deve presentarsi senza ritardo e dichiarare il luogo dove fisserà la propria abitazione. Il giudice può prescrivere all'imputato di dichiarare all'autorità di polizia gli orari e i luoghi in cui sarà quotidianamente reperibile per i necessari controlli, con obbligo di comunicare preventivamente alla stessa autorità le eventuali variazioni dei luoghi e degli orari predetti.  
4. Il giudice può, anche con separato provvedimento, prescrivere all'imputato di non allontanarsi dall'abitazione in alcune ore del giorno, senza pregiudizio per le normali esigenze di lavoro.  
5. Nel determinare i limiti territoriali delle prescrizioni, il giudice considera, per quanto è possibile, le esigenze di alloggio di lavoro e di assistenza dell'imputato. Quando si tratta di persona tossicodipendente o alcool dipendente che abbia in corso un programma terapeutico di recupero nell'ambito di una struttura autorizzata, il giudice stabilisce i controlli necessari per accertare che il programma di recupero prosegua.  
6. Dei provvedimenti del giudice è data in ogni caso immediata comunicazione all'autorità di polizia competente, che ne vigila l'osservanza e fa rapporto al pubblico ministero di ogni infrazione.  
Art. 284 (Arresti domiciliari) - 1.Con il provvedimento che dispone gli arresti domiciliari, il giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora ovvero da un luogo pubblico di cura o di assistenza.  
2. Quando è necessario, il giudice impone limiti o divieti alla facoltà dell'imputato di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono.  
3. Se l'imputato non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita ovvero versa in situazione di assoluta indigenza, il giudice può autorizzarlo ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto per il tempo strettamente necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per esercitare una attività lavorativa.  
4. Il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, anche di propria iniziativa, possono controllare in ogni momento l'osservanza delle prescrizioni imposte all'imputato.  
5. L'imputato agli arresti domiciliari si considera in stato di custodia cautelare.  
5-bis. Non possono essere, comunque, concessi gli arresti domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede. A tale fine il giudice assume nelle forme più rapide le relative notizie. (1)  
(1)      Comma così sostituito dall乫art.5 della L. n亱 128 del 26 marzo del 2001, in G.U. n亱 91 del 19 aprile 2001. Il testo previgente disponeva: [5-bis. Non possono essere concessi gli arresti domiciliari a chi ha posto in essere una condotta punibile a norma dell'articolo 385 del codice penale nei cinque anni antecedenti al fatto per cui si procede
Norme di attuazione 
22 Comparizione delle persone in stato di arresto o detenzione domiciliare 
1. Quando una persona in stato di arresto o detenzione domiciliare (ord. Penit. 47 ter) deve comparire per ragioni di giustizia davanti all`autorità giudiziaria, il giudice competente a norma dell`art. 279 del Codice ovvero il magistrato di sorveglianza del luogo dove si svolge la detenzione, se non ritiene di dover disporre l`accompagnamento o la traduzione per salvaguardare comprovate esigenze processuali o di sicurezza autorizza l`allontanamento dal luogo di arresto o di detenzione per il tempo strettamente necessario. In tal caso detta le opportune prescrizioni e dà comunicazione del provvedimento all`ufficio di polizia giudiziaria territorialmente competente. Il giudice per le indagini preliminari provvede sentito il pubblico ministero. 
2.      L`autorizzazione prevista dal comma 1 può essere concessa anche quando la traduzione sia stata disposta da altra autorità giudiziaria davanti alla quale la persona deve comparire. 
Norme di attuazione 
97 bis. Modalità di esecuzione del provvedimento che applica gli arresti domiciliari 
1. Con il provvedimento che sostituisce la misura di custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari, il giudice, se ritiene di non dover disporre l`accompagnamento per salvaguardare comprovate esigenze processuali o di sicurezza ovvero altre esigenze evidenziate dal pubblico ministero, dal direttore di custodia o dalle forze di polizia, autorizza l`imputato a raggiungere il luogo dell`arresto individuato a norma dell`art. 284 del codice fissando i tempi e le modalità per il raggiungimento. Del provvedimento dato, il giudice informa il pubblico ministero e la polizia giudiziaria che possono, anche di propria iniziativa, controllare l`osservanza delle prescrizioni imposte. 
Norme di attuazione  
102 Domanda di riparazione per l`ingiusta detenzione 
1. La domanda di riparazione per l`ingiusta detenzione (c.p.p 315.) è presentata presso la cancelleria della Corte di Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza o il provvedimento di archiviazione che ha definito il procedimento. Nel caso di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, è competente la Corte di Appello nel cui distretto è stato emesso il provvedimento impugnato. 
Art. 285 (Custodia cautelare in carcere) - 1.Con il provvedimento che dispone la custodia cautelare, il giudice ordina agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria che l'imputato sia catturato e immediatamente condotto in un istituto di custodia per rimanervi a disposizione dell'autorità giudiziaria.  
2. Prima del trasferimento nell'istituto la persona sottoposta a custodia cautelare non può subire limitazione della libertà, se non per il tempo e con le modalità strettamente necessarie alla sua traduzione.  
3.Per determinare la pena da eseguire, la custodia cautelare subita si computa a norma dell`art. 657, anche quando si tratti di custodia cautelare subita all'estero in conseguenza di una domanda di estradizione ovvero nel caso di rinnovamento del giudizio a norma dell`art. 11 c.p.  
Norme di attuazione 
94 Ingresso in istituti penitenziari 
1. Il pubblico ufficiale preposto a un istituto penitenziario non può ricevere né ritenervi alcuno se non in forza di un provvedimento dell`autorità giudiziaria o di un avviso di consegna da parte di un ufficiale di polizia giudiziaria (386, c.p.p 716). 
1 bis. Copia del provvedimento che costituisce titolo di custodia é inserito nella cartella personale del detenuto. All`atto del colloquio previsto dall`art. 23, quarto comma, del regolamento approvato don decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, o anche successivamente, il direttore o l`operatore penitenziario da lui designato accerta, se del caso, con l`ausilio dell`interprete, che l`interessato abbia precisa conoscenza del provvedimento che ne dispone la custodia e gliene illustra, ove occorra, i contenuti. 
1 ter. L`autorità giudiziaria che dispone la custodia cautelare in carcere o che pronuncia un provvedimento da cui non consegua la rimessione in libertà del detenuto dispone che copia del provvedimento sia trasmessa, a cura della polizia giudiziaria o della cancelleria, al direttore dell`istituto penitenziario perché provveda a quanto stabilito dal comma 1 bis. 
1 quater. Il detenuto ha sempre diritto di consultare la propria cartella personale e di ottenere copia dei provvedimenti dell`autorità giudiziaria in essa contenuti. 
2. Nondimeno, se si presenta nell`istituto una persona che dichiari di avere commesso un reato per il quale è obbligatorio l`arresto in flagranza (380 c.p.p.), vi deve essere trattenuto a norma dell`art. 349 del Codice ad opera degli appartenenti al personale di custodia che abbiano qualità di ufficiale o di agente di polizia giudiziaria, i quali redigono verbale e ne danno immediata notizia all`autorità giudiziaria competente. 
3.Allo stesso modo si procede nei confronti di un latitante (296 c.p.p.) che si sia sottratto alla esecuzione della custodia cautelare, di un evaso o di un condannato in via definitiva che non sia in grado di produrre copia dell`ordine di esecuzione. 
Norme di attuazione 
95 Esecuzione della custodia cautelare nei confronti dell`internato per misura di sicurezza 
1.Con l`ordinanza che dispone la custodia cautelare nei confronti di persona internata per misura di sicurezza, il giudice ne dispone il trasferimento nell`istituto di custodia, salvo quanto previsto dall`art. 286 del Codice.  
Norme di attuazione 
102 Domanda di riparazione per l`ingiusta detenzione 
1. La domanda di riparazione per l`ingiusta detenzione (c.p.p 315.) è presentata presso la cancelleria della Corte di Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza o il provvedimento di archiviazione che ha definito il procedimento. Nel caso di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, è competente la Corte di Appello nel cui distretto è stato emesso il provvedimento impugnato. 
Art. 286 (Custodia cautelare in luogo di cura) - 1.Se la persona da sottoporre a custodia cautelare si trova in stato di infermità di mente che ne esclude o ne diminuisce grandemente la capacità di intendere o di volere, il giudice, in luogo della custodia in carcere, può disporre il ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero adottando i provvedimenti necessari per prevenire il pericolo di fuga. Il ricovero non può essere mantenuto quando risulta che l'imputato non è più infermo di mente.  
2. Si applicano le disposizioni dell`art. 285 commi 2 e 3.  
Art. 286-bis (Divieto di custodia cautelare) - 1.[Non può essere mantenuta la custodia cautelare in carcere nei confronti di chi sia affetto da infezione da HIV e ricorra una situazione di incompatibilità con lo stato di detenzione. L'incompatibilità sussiste, ed è dichiarata dal giudice, nei casi di AIDS conclamata o di grave deficienza immunitaria; negli altri casi l'incompatibilità per infezione di HIV è valutata dal giudice tenendo conto del periodo residuo di custodia cautelare e degli effetti che sulla pericolosità del detenuto hanno le sue attuali condizioni fisiche. La richiesta di accertamento dello stato di incompatibilità può essere fatta dall'imputato, dal suo difensore o dal servizio sanitario penitenziario. Nei casi di incompatibilità il giudice dispone la revoca della misura cautelare, ovvero gli arresti domiciliari presso l'abitazione dell抜mputato]. (1)  
2. Con  decreto  del  Ministro  della  sanità' , da adottare di concerto  con il Ministro di grazia e giustizia, sono definiti i casi di AIDS conclamata o di grave deficienza immunitaria e sono stabilite le  procedure  diagnostiche  e medico-legali per il loro accertamento.   
3. Quando  ricorrono  esigenze diagnostiche al fine di accertare la sussistenza  delle  condizioni  di  salute  di cui all'articolo 275, comma  4-bis,  ovvero  esigenze terapeutiche nei confronti di persona che  si trovi in tali condizioni, se tali esigenze non possono essere soddisfatte  nell'ambito  penitenziario,  il giudice può' disporre il ricovero  provvisorio  in  idonea  struttura  del  Servizio Sanitario nazionale   per  il  tempo  necessario,  adottando,  ove  occorra,  i provvedimenti  idonei  a  evitare  il  pericolo  di  fuga.  Cessate le esigenze  di ricovero, il giudice provvede a norma dell'articolo 275. 
(1) Comma abrogato dall抋rt. 3, comma 1, lett. a), L. 12.07.1999, n° 231.-   
CAPO III 
MISURE INTERDITTIVE  
Art. 287 (Condizioni di applicabilità delle misure interdittive) - 1. Salvo quanto previsto da disposizioni particolari, le misure previste in questo Capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.  
Art. 288 (Sospensione dall抏sercizio della potestà dei genitori) - 1. Con il provvedimento che dispone la sospensione dall抏sercizio della potestà dei genitori, il giudice priva temporaneamente l抜mputato, in tutto o in parte, dei poteri a essa inerenti.  
2. Qualora si proceda per un delitto contro la libertà sessuale, ovvero per uno dei delitti previsti dagli artt. 530 e 571 del codice penale, commesso in danno di prossimi congiunti, la misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall抋rt. 287 comma 1.  
Art. 289 (Sospensione dall抏sercizio di un pubblico ufficio o servizio) - 1. Con il provvedimento che dispone la sospensione dall抏sercizio di un pubblico ufficio o servizio, il giudice interdice temporaneamente all抜mputato, in tutto o in parte, le attività a essi inerenti.  
2. Qualora si proceda per un delitto contro la pubblica amministrazione, la misura può essere disposta a carico del pubblico ufficiale o dell抜ncaricato di un pubblico servizio, anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall抋rt. 287 comma 1. Nel corso delle indagini preliminari, prima di decidere sulla richiesta del pubblico ministero di sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio, il giudice procede all'interrogatorio dell'indagato, con le modalità indicate agli articoli 64 e 65.  
3. La misura non si applica agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare.  
Art. 290 (Divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali) - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di esercitare determinate professioni, imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, il giudice interdice temporaneamente all抜mputato, in tutto o in parte, le attività a essi inerenti.  
2. Qualora si proceda per un delitto contro l抜ncolumità pubblica o contro l抏conomia pubblica, l抜ndustria e il commercio ovvero per alcuno dei delitti previsti dalle disposizioni penali in materia di società e di consorzi o dagli artt. 353, 355, 373, 380 e 381 del codice penale, la misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall抋rt. 287 comma 1. 
FORMA ED ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI  
Art. 291 (Procedimento applicativo) - 1. Le misure sono disposte su richiesta del pubblico ministero, che presenta al giudice competente gli elementi su cui la richiesta si fonda, nonché tutti gli elementi a favore dell抜mputato e le eventuali deduzioni a memorie difensive già depositate.  
2. Se riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, il giudice, quando ne ricorrono le condizioni e sussiste l'urgenza di soddisfare taluna delle esigenze cautelari previste dall'art. 274, dispone la misura richiesta con lo stesso provvedimento con il quale dichiara la propria incompetenza. Si applicano in tal caso le disposizioni dell'art. 27.  
2-bis. In caso di necessità o urgenza il pubblico ministero può chiedere al giudice, nell抜nteresse della persona offesa, le misure patrimoniali provvisorie di cui all抋rticolo 282-bis. Il provvedimento perde efficacia qualora la misura cautelare sia successivamente revocata. (1) 
(1) Comma introdotto dall'art 1 comma 1 L. n. 154 del 4 Aprile 2001, in G.U. n. 98 del 28 aprile 2001.  
Art. 292 (Ordinanza del giudice) - 1. Sulla richiesta del pubblico ministero il giudice provvede con ordinanza.  
2. L'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio:  
a) le generalità dell'imputato o quanto altro valga a identificarlo;  
b) la descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che si assumono violate;  
c) l'esposizione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l'indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato;  
c-bis) l'esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa, nonché, in caso di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l'esposizione delle concrete e specifiche ragioni per le quali le esigenze di cui all'articolo 274 non possono essere soddisfatte con altre misure;  
d) la fissazione della data di scadenza della misura, in relazione alle indagini da compiere, allorché questa è disposta al fine di garantire l'esigenza cautelare di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 274;  
e) la data e la sottoscrizione del giudice.  
2 bis. L'ordinanza contiene altresì la sottoscrizione dell'ausiliario che assiste il giudice, il sigillo dell'ufficio e, se possibile, l'indicazione del luogo in cui probabilmente si trova l'imputato.  
2 ter. L'ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a carico e a favore dell'imputato, di cui all'articolo 358, nonché all抋rt. 327-bis. (1)  
3. L抜ncertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento ovvero circa la persona nei cui confronti la misura è disposta esime gli ufficiali e gli agenti incaricati dal darvi esecuzione.  
(1) Comma così modificato dall抋rt. 6 della L. 7-12-2000, n° 397in G. U. n. 2 del 03.01.01. Il testo previgente disponeva:  [all抋rt. 38 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie].  
Art. 293 (Adempimenti esecutivi) - 1. Salvo quanto previsto dall'art. 156, l'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare consegna all'imputato copia del provvedimento e lo avverte della facoltà di nominare un difensore di fiducia; informa immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato a norma dell'art. 97 e redige verbale di tutte le operazioni compiute. Il verbale è immediatamente trasmesso ai giudice che ha emesso l'ordinanza e al pubblico ministero.  
2. Le ordinanze che dispongono misure diverse dalla custodia cautelare sono notificate all'imputato.  
3. Le ordinanze previste dai commi 1 e 2, dopo la loro notificazione o esecuzione, sono depositate nella cancelleria del giudice che le ha emesse insieme alla richiesta del pubblico ministero e agli atti presentati con la stessa. Avviso del deposito è notificato al difensore. (1)  
4. Copia dell'ordinanza che dispone una misura interdittiva è trasmessa all'organo eventualmente competente a disporre l'interdizione in via ordinaria.    
(1) comma dichiarato illegittimo da Corte Cost. con sentenza n. 192 del 24.06.97 nella parte in cui non prevede la facoltà per il difensore di estrarre copia insieme all'ordinanza che ha disposto la misura cautelare , della richiesta del Pm e degli atti presentati con la stessa  
Art. 294 (Interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale) - 1. Fino  alla  dichiarazione  di  apertura  del  dibattimento,  il giudice  che  ha  deciso  in  ordine  all'applicazione  della  misura cautelare, se non vi ha proceduto nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto  o  del  fermo  di indiziato di delitto, procede all'interrogatorio della  persona  in  stato di custodia cautelare  in  carcere immediatamente  e  comunque non oltre cinque  giorni  dall'inizio  dell'esecuzione  della  custodia, salvo  il  caso in cui essa sia assolutamente impedita (1).  
1 bis. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, l'interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione.  
1 ter. L'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve avvenire entro il termine di quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare.  
2. Nel caso di assoluto impedimento, il giudice ne dà atto con decreto motivato e il termine per l'interrogatorio decorre nuovamente dalla data in cui il giudice riceve comunicazione della cessazione dell'impedimento o comunque accerta la cessazione dello stesso.  
3. Mediante l抜nterrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari previste dagli artt. 273, 274 e 275. Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell抋rt. 299, alla revoca o alla sostituzione della misura disposta.  
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l抜nterrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli articoli 64 e 65. Al pubblico ministero e al difensore, che ha obbligo di intervenire, è dato tempestivo avviso del compimento dell抋tto. (2)  
4 bis. Quando la misura cautelare è stata disposta dalla corte d'assise o dal tribunale, all'interrogatorio procede il presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato 
5. Per gli interrogatori da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, il giudice, o il presidente, nel caso di organo collegiale, qualora non ritenga di procedere personalmente, richiede il giudice per le indagini preliminari del luogo.  
6. L抜nterrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da parte del pubblico ministero non può precedere l抜nterrogatorio del giudice.  
(1) comma dichiarato illegittimo da Corte Cost. con sentenza n. 77 del 03.04.97 nella parte in cui non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice proceda all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio di esecuzione della custodia.comma ulteriormente dichiarato illegittimo da Corte Costituzionale con sentenza n. 32 del 17 febbraio 1999, nella parte in cui non prevede che fino all抋pertura del dibattimento il giudice proceda all抜nterrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere.  
(1)      Comma così sostituito dall抋rt.12 della Legge n° 1 marzo 2001, n. 63 , in  G.U. n° 68 del 22 marzo 2001. Il testo previgente disponeva: [ Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l抜nterrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli artt. 64 e 65. Al pubblico ministero e al difensore, che hanno facoltà di intervenire, è dato tempestivo avviso del compimento dell抋tto].  
Norme di attuazione 
93 Deposito del verbale di interrogatorio 
1. Il verbale dell`interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare (294 c.p.p.) è trasmesso al pubblico ministero. I difensori hanno diritto di prenderne visione ed estrarne copia (43). 
Art. 295 (Verbale di vane ricerche) - 1. Se la persona nei cui confronti la misura è disposta non viene rintracciata e non è possibile procedere nei modi previsti dall抋rt. 293 l抲fficiale o l抋gente redige ugualmente il verbale, indicando specificamente le indagini svolte, e lo trasmette senza ritardo al giudice che ha emesso l抩rdinanza.  
2. Il giudice, se ritiene le ricerche esaurienti, dichiara, nei casi previsti dall抋rt. 296, lo stato di latitanza.  
3. Al fine di agevolare le ricerche del latitante, il giudice o il pubblico ministero, nei limiti e con le modalità previste dagli artt. 266 e 267, può disporre l抜ntercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione. Si applicano, ove possibile, le disposizioni degli artt. 268, 269 e 270.  
3-bis. Fermo quanto disposto nel comma 3 del presente articolo e nel comma 5 dell抋rt. 103, il giudice o il pubblico ministero può disporre l抜ntercettazione di comunicazioni tra presenti quando si tratta di agevolare le ricerche di un latitante in relazione a uno dei delitti previsti dall抋rt. 51, comma 3 bis nonche' dall'articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4, del codice di procedura penale (1)  
(1) Parole aggiunte dall抋rt. 6 D.L. 18 ottobre 2001, n.374 in G.U. n. 244 del 19.10.2001 convertito in  L. 15 dicembre 2001, n.438 in G.U. n. 293 del 18.12.2001Art. 296 (Latitanza) - 1. E` latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all抩bbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione.  
2. Con il provvedimento che dichiara la latitanza, il giudice designa un difensore di ufficio al latitante che ne sia privo e ordina che sia depositata in cancelleria copia dell抩rdinanza con la quale è stata disposta la misura rimasta ineseguita. Avviso del deposito è notificato al difensore.  
3. Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza operano soltanto nel procedimento penale nel quale essa è stata dichiarata.  
4. La qualità di lattante permane fino a che il provvedimento che vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell抋rt. 299 o abbia altrimenti perso efficacia ovvero siano estinti il reato o la pena per cui il provvedimento è stato emesso.  
5. Al latitante per ogni effetto è equiparato l抏vaso. 
Art. 296 (Latitanza) - 1. E` latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all抩bbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione.  
2. Con il provvedimento che dichiara la latitanza, il giudice designa un difensore di ufficio al latitante che ne sia privo e ordina che sia depositata in cancelleria copia dell抩rdinanza con la quale è stata disposta la misura rimasta ineseguita. Avviso del deposito è notificato al difensore.  
3. Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza operano soltanto nel procedimento penale nel quale essa è stata dichiarata.  
4. La qualità di lattante permane fino a che il provvedimento che vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell抋rt. 299 o abbia altrimenti perso efficacia ovvero siano estinti il reato o la pena per cui il provvedimento è stato emesso.  
5. Al latitante per ogni effetto è equiparato l抏vaso.  
 
Art. 297 (Computo dei termini di durata delle misure) - 1. Gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell抋rresto o del fermo.  
2. Gli effetti delle altre misure decorrono dal momento in cui l抩rdinanza che le dispone è notificata a norma dell抋rt. 293.  
3. Se nei confronti di un imputato sono emesse più ordinanze che dispongono la medesima misura per uno stesso fatto, benché diversamente circostanziato o qualificato, ovvero per fatti diversi commessi anteriormente alla emissione della prima ordinanza in relazione ai quali sussiste connessione ai sensi dell抋rticolo 12, comma 1, lettere b) e c), limitatamente ai casi di reati commessi per eseguire gli altri, i termini decorrono dal giorno in cui è stata eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all抜mputazione più grave. La disposizione non si applica relativamente alle ordinanze per fatti non desumibili dagli atti prima del rinvio a giudizio disposto per il fatto con il quale sussiste connessione ai sensi del presente comma.  
4. Nel computo dei termini della custodia cautelare si tiene conto dei giorni in cui si sono tenute le udienze e di quelli impiegati per la deliberazione della sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni solo ai fini della determinazione della durata complessiva della custodia a norma dell抋rt. 303 comma 4 .  
5. Se l抜mputato è detenuto per un altro reato o è internato per misura di sicurezza, gli effetti della misura decorrono dal giorno in cui è notificata l抩rdinanza che la dispone, se sono compatibili con lo stato di detenzione o di internamento; altrimenti decorrono dalla cessazione di questo. Ai soli effetti del computo dei termini di durata massima, la custodia cautelare si considera compatibile con lo stato di detenzione per esecuzione di pena o di internamento per misura di sicurezza.  
Art. 298 (Sospensione dell抏secuzione delle misure) - 1. L抏secuzione di un ordine con cui si dispone la carcerazione nei confronti di un imputato al quale sia stata applicata una misura cautelare personale per un altro reato ne sospende l抏secuzione, salvo che gli effetti della misura disposta siano compatibili con la espiazione della pena.  
2. La sospensione non opera quando la pena è espiata in regime di misure alternative alla detenzione.  
CAPO V  
ESTINZIONE DELLE MISURE 
Art. 299 (Revoca e sostituzione delle misure) - 1. Le misure coercitive e interdittive sono immediatamente revocate quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall抋rt. 273 o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze cautelari previste dall抋rt. 274.  
2. Salvo quanto previsto dall抋rt. 275, comma 3, quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la misura applicata non appare più proporzionata all抏ntità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata, il giudice sostituisce la misura con un altra meno grave ovvero ne dispone l抋pplicazione con modalità meno gravose .  
3. Il pubblico ministero e l抜mputato richiedono la revoca o la sostituzione delle misure al giudice, il quale provvede con ordinanza entro cinque giorni dal deposito della richiesta. Il giudice provvede anche di ufficio quando assume l抜nterrogatorio della persona in stato di custodia cautelare o quando è richiesto della proroga del termine per le indagini preliminari o dell抋ssunzione di incidente probatorio ovvero quando procede all抲dienza preliminare o al giudizio.  
3-bis. Il giudice, prima di provvedere in ordine alla revoca o alla sostituzione delle misure coercitive e interdittive, di ufficio o su richiesta dell抜mputato, deve sentire il pubblico ministero. Se nei due giorni successivi il pubblico ministero non esprime il proprio parere, il giudice procede.  
3-ter. Il giudice, valutati gli elementi addotti per la revoca o la sostituzione delle misure, prima di provvedere può assumere l抜nterrogatorio della persona sottoposta alle indagini. Se l抜stanza di revoca o di sostituzione è basata su elementi nuovi o diversi rispetto a quelli già valutati, il giudice deve assumere l抜nterrogatorio dell抜mputato che ne ha fatto richiesta.  
4. Fermo quanto previsto dall抋rt. 276, quando le esigenze cautelari risultano aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, sostituisce la misura applicata con un抋ltra più grave ovvero ne dispone l抋pplicazione con modalità più gravose.  
4-bis. Dopo la chiusura delle indagini preliminari, se l抜mputato chiede la revoca o la sostituzione della misura con altra meno grave ovvero la sua applicazione con modalità meno gravose, il giudice, se la richiesta non è presentata in udienza, ne dà comunicazione al pubblico ministero, il quale, nei due giorni successivi, formula le proprie richieste .  
4-ter. In  ogni  stato  e  grado del procedimento, quando non e' in grado di decidere allo stato degli atti, il giudice dispone, anche di ufficio e senza formalità, accertamenti sulle condizioni di salute o su   altre   condizioni   o  qualità  personali  dell'imputato.  Gli accertamenti  sono  eseguiti al più presto e comunque entro quindici giorni  da  quello in cui la richiesta e' pervenuta al giudice. Se la richiesta  di  revoca  o  di sostituzione della misura della custodia cautelare  in  carcere e' basata sulle condizioni di salute di cui  all'articolo  275,  comma  4-bis,  ovvero se tali condizioni di salute   sono  segnalate  dal  servizio  sanitario  penitenziario,  o risultano  in  altro  modo  al  giudice,  questi,  se  non ritiene di accogliere   la   richiesta   sulla  base  degli  atti,  dispone  con immediatezza,  e  comunque non oltre il termine previsto nel comma 3, gli   accertamenti   medici  del  caso,  nominando  perito  ai  sensi dell'articolo  220  e seguenti, il quale deve tener conto del parere del  medico  penitenziario  e  riferire  entro  il  termine di cinque giorni,  ovvero,  nel  caso di rilevata urgenza, non oltre due giorni dall'accertamento.  Durante  il periodo compreso tra il provvedimento che  dispone  gli  accertamenti  e  la  scadenza  del termine per gli accertamenti  medesimi,  e'  sospeso  il termine previsto dal comma 3.    
4-quater. Si applicano altresì le disposizioni di cui all'articolo 286-bis, comma 3.  
Art. 300 (Estinzione delle misure per effetto della pronuncia di determinate sentenze) - 1. Le misure disposte in relazione a un determinato fatto perdono immediatamente efficacia quando, per tale fatto e nei confronti della medesima persona, è disposta l抋rchiviazione ovvero è pronunciata sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento.  
2. Se l抜mputato si trova in stato di custodia cautelare e con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere è applicata la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, il giudice provvede a norma dell`art. 312.  
3. Quando, in qualsiasi grado del processo, è pronunciata sentenza di condanna, le misure perdono efficacia se la pena irrogata è dichiarata estinta ovvero condizionalmente sospesa.  
4. La custodia cautelare perde altresì efficacia quando è pronunciata sentenza di condanna, ancorché sottoposta a impugnazione, se la durata della custodia già subita non è inferiore all抏ntità della pena irrogata  
5. Qualora l抜mputato prosciolto o nei confronti del quale sia stata emessa sentenza di non luogo a procedere sia successivamente condannato per lo stesso fatto, possono essere disposte nei suoi confronti misure coercitive quando ricorrono le esigenze cautelari previste dall抋rt. 274 comma 1 lett. b) o c).  
Art. 301 (Estinzione di misure disposte per esigenze probatorie) - 1. Le misure disposte per le esigenze cautelari previste dall抋rt. 274 comma 1 lett. a) perdono immediatamente efficacia se alla scadenza del termine previsto dall抋rt. 292 comma 2 lett. d) non ne è ordinata la rinnovazione.  
2. La rinnovazione è disposta dal giudice con ordinanza, su richiesta del pubblico ministero, anche per più di una volta, entro i limiti previsti dagli artt. 305 e 308. (1)  
2-bis. Salvo il disposto dell`art. 292, comma 2, lettera d), quando si procede per reati diversi sia da quelli previsti dall抋rticolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1 a 6, sia da quelli per il cui accertamento sono richieste investigazioni particolarmente complesse per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per l抏levato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese, ovvero per reati per il cui accertamento è richiesto il compimento di atti di indagine all抏stero, la custodia cautelare in carcere disposta per il compimento delle indagini previste dall抋rticolo 274, comma 1, lettera a), non può avere durata superiore a trenta giorni.  
2-ter. La proroga della medesima misura è disposta, per non più di due volte ed entro il limite complessivo di novanta giorni, dal giudice con ordinanza, su richiesta inoltrata dal pubblico ministero prima della scadenza, valutate le ragioni che hanno impedito il compimento delle indagini per le cui esigenze la misura era stata disposta e previo interrogatorio dell抜mputato.  
(1) Comma  dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza Corte  Cost. n. 219 del 1994  nella parte in cui non prevede che, ai fini  dell'adozione  del  provvedimento  di rinnovazione della misura cautelare  personale,  debba  essere previamente sentito il difensore della persona da assoggettare alla misura 
Art. 302 (Estinzione della custodia per omesso interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare) - 1. La custodia cautelare disposta nel corso delle indagini preliminari perde immediatamente efficacia se il giudice non procede all抜nterrogatorio entro il termine previsto dall抋rt. 294. Dopo la liberazione, la misura può essere nuovamente disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, previo interrogatorio, allorché, valutati i risultati di questo, sussistono le condizioni indicate negli artt. 273, 274 e 275. Nello stesso modo si procede nel caso in cui la persona, senza giustificato motivo, non si presenta a rendere interrogatorio. Si osservano le disposizioni dell`art. 294 commi 3, 4 e 5. (1) ( 2)  
(1) articolo dichiarato parzialmente illegittimo da Corte Cost.sentenza n. 95 del 4.04.01 nella parte in cui non prevede che le misure cautelari coercitive, diverse dalla custodia cautelare, e quelle interdittive, perdono immediatamente efficacia se il giudice non procede all抜nterrogatorio entro il termine previsto dall抋rticolo 294, comma 1-bis  
(2) articolo dichiarato illegittimo da Corte Cost. sentenza n. 77 del 03.04.97 limitatamente alle parole " disposta nel corso delle indagini preliminari"  
Art. 303 (Termini di durata massima della custodia cautelare)  1. La custodia cautelare perde efficacia quando:  
a) dall抜nizio della sua esecuzione sono decorsi i seguenti termini senza che sia stato emesso il provvedimento che dispone il giudizio o l抩rdinanza con cui il giudice dispone il giudizio abbreviato ai sensi dell抋rticolo 438, ovvero senza che sia stata pronunciata la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti:  
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;  
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a sei anni, salvo quanto previsto dal n. 3);  
3) un anno, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o la pena della reclusione non inferiore nel massimo a venti anni ovvero per uno dei delitti indicati nell抋rt. 407, comma 2, lett. a), sempre che per lo stesso la legge preveda la pena della reclusione superiore nel massimo a sei anni;  
b) dall抏missione del provvedimento che dispone il giudizio o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna di primo grado:  
1) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;  
2) un anno, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto dal numero 1);  
3) un anno e 6 mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o la pena della reclusione superiore nel massimo a venti anni;  
3 bis) qualora si proceda per i delitti di cui all抋rticolo 407, comma 2, lettera a), i termini di cui ai numeri 1), 2) e 3) sono aumentati fino a sei mesi. Tale termine è imputato a quello della fase precedente ove non completamente utilizzato, ovvero ai termini di cui alla lettera d) per la parte eventualmente residua. In quest抲ltimo caso i termini di cui alla lettera d) sono proporzionalmente ridotti (1);  
b - bis) dall抏missione dell抩rdinanza con cui il giudice dispone il giudizio abbreviato o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna ai sensi dell抋rticolo 442:  
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;  
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto nel numero 1;  
3) nove mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o la pena della reclusione superiore nel massimo a venti anni;  
c) dalla pronuncia della sentenza di condanna di primo grado o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini, senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna in grado di appello:  
1) nove mesi, se vi è stata condanna alla pena della reclusione non superiore a tre anni;  
2) un anno, se vi è stata condanna alla pena della reclusione non superiore a dieci anni;  
3) un anno e sei mesi, se vi è stata condanna alla pena dell抏rgastolo o della reclusione superiore a dieci anni;  
d) dalla pronuncia della sentenza di condanna in grado di appello o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi gli stessi termini previsti dalla lettera c) senza che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, salve le ipotesi di cui alla lettera b), numero 3 bis)  (2). Tuttavia, se vi è stata condanna in primo grado, ovvero se la impugnazione è stata proposta esclusivamente dal pubblico ministero, si applica soltanto la disposizione del comma 4.  
2. Nel caso in cui, a seguito di annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione o per altra causa, il procedimento regredisca a una fase o a un grado di giudizio diversi ovvero sia rinviato ad altro giudice, dalla data del provvedimento che dispone il regresso o il rinvio ovvero dalla sopravvenuta esecuzione della custodia cautelare decorrono di nuovo i termini previsti dal comma 1 relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento.  
3. Nel caso di evasione dell抜mputato sottoposto a custodia cautelare i termini previsti dal comma 1 decorrono di nuovo, relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento, dal momento in cui venga ripristinata la custodia cautelare 
4. La durata complessiva della custodia cautelare, considerate anche le proroghe previste dall抋rt. 305, non può superare i seguenti termini:  
a) due anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;  
b) quattro anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto dalla lettera a);  
c) sei anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell抏rgastolo o della reclusione superiore nel massimo a venti anni.  
(1) numero aggiunto dall抋rt. 2, comma 1, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4.in G.U. n. 16 del 20.01.01 Ai sensi dell抋rt. 5 del predetto provvedimento, questa disposizione si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 341/2000.  
(2) parole aggiunte dall抋rt. 2, comma 1 bis, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4. Ai sensi dell抋rt. 5 del predetto provvedimento, questa disposizione si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 341/2000.  
Art. 304 (Sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare) - 1. I termini previsti dall抋rt. 303 sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell抋rt. 310, nei seguenti casi:  
a) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato per impedimento dell抜mputato o del suo difensore ovvero su richiesta dell抜mputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per esigenze di acquisizione della prova o a seguito di concessione di termini per la difesa;  
b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato a causa della mancata presentazione, dell抋llontanamento o della mancata partecipazione di uno o più difensori che rendano privo di assistenza uno o più imputati;  
c) nella fase del giudizio, durante la pendenza dei termini previsti dall抋rticolo 544, commi 2 e 3.  
c bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l抲dienza è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nelle lettere a) e b) e durante la pendenza dei termini previsti dall抋rticolo 544, commi 2 e 3.  
2. I termini previsti dall抋rticolo 303 possono essere altresì sospesi quando si procede per taluno dei reati indicati nell抋rticolo 407, comma 2, lettera a), nel caso di dibattimenti o di giudizi abbreviati particolarmente complessi, durante il tempo in cui sono tenute le udienze o si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni.  
3. Nei casi previsti dal comma 2, la sospensione è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, con ordinanza appellabile a norma dell抋rt. 310.  
4. I termini previsti dall抋rt. 303, comma 1, lett. a), sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell抋rt. 310, se l抲dienza preliminare è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nel comma 1, lettere a) e b), del presente articolo.  
5. Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1, anche se riferite al giudizio abbreviato, e di cui al comma 4 non si applicano ai coimputati ai quali i casi di sospensione non si riferiscono e che chiedono che si proceda nei loro confronti previa separazione dei processi.  
6. La durata della custodia cautelare non può comunque superare il doppio dei termini previsti dall抋rt. 303, commi 1, 2 e 3 senza tenere conto dell抲lteriore termine previsto dall抋rticolo 303, comma 1, lettera b), numero 3 bis) (1) e i termini aumentati della metà previsti dall抋rt. 303, comma 4, ovvero, se più favorevole, i due terzi del massimo della pena temporanea prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza. A tal fine la pena dell抏rgastolo è equiparata alla pena massima temporanea.  
7. Nel computo dei termini di cui al comma 6, salvo che per il limite relativo alla durata complessiva della custodia cautelare, non si tiene conto dei periodi di sospensione di cui al comma 1, lett. b).  
(1) parole aggiunte dall抋rt. 2, comma 2, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4. Ai sensi dell抋rt. 5 del predetto provvedimento, questa disposizione si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.L. n. 341/2000.  
Art. 305 (Proroga della custodia cautelare) - 1. In ogni stato e grado del procedimento di merito, quando è disposta perizia sullo stato di mente dell`imputato, i termini di custodia cautelare sono prorogati per il periodo di tempo assegnato per l`espletamento della perizia. La proroga è disposta con ordinanza dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, sentito il  difensore. L`ordinanza è soggetta a ricorso per cassazione nelle forme previste dall`art. 311.    
2. Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero può altresì chiedere la proroga dei termini di custodia cautelare che siano prossimi a scadere, quando sussistono gravi esigenze cautelari che, in rapporto ad accertamenti particolarmente complessi o a nuove indagini disposte ai sensi dell'articolo 415-bis, comma 4, rendano indispensabile il protrarsi della custodia . Il giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore, provvede con ordinanza appellabile a norma dell`art. 310. La proroga è rinnovabile una sola volta. I termini previsti dall`art. 303 comma 1 non possono essere comunque superati di oltre la metà.  
Art. 306 (Provvedimenti conseguenti alla estinzione delle misure) - 1. Nei casi in cui la custodia cautelare perde efficacia secondo le norme del presente Titolo, il giudice dispone con ordinanza l`immediata liberazione della persona sottoposta alla misura.  
1.      Nei casi di perdita di efficacia di altre misure cautelari, il giudice adotta con ordinanza i provvedimenti necessari per la immediata cessazione delle misure medesime.  
Norme di attuazione 
98 Cessazione delle misure cautelari estinte 
1. Quando l`imputato sottoposto a custodia cautelare deve essere liberato, il giudice, con il provvedimento emesso a norma dell`art. 306 del Codice, ordina al direttore dell`istituto di custodia l`immediata dimissione. L`ordine è trasmesso con urgenza (131 bis, 154 bis). 
2. Nel caso di imputato custodito in luogo di cura (c.p.p 286., il provvedimento previsto dal comma 1 è trasmesso, con urgenza, al direttore del servizio psichiatrico ospedaliero dove l`imputato è ricoverato nonché alla polizia giudiziaria incaricata della custodia, la quale provvede agli adempimenti previsti dall`art. 161 comma 3 del Codice. 
3. Nel caso di imputato agli arresti domiciliari (c.p.p 284) o sottoposto alle misure del divieto o dell`obbligo di dimora (283 c.p.p.), il giudice comunica, con urgenza, il provvedimento previsto dal comma 1, oltre che all`imputato, anche alla polizia giudiziaria competente a controllare l`osservanza delle prescrizioni imposte con le suddette misure. Nel caso della misura dell`obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (c.p.p 282), la comunicazione della cessazione deve essere data, oltre che all`imputato, anche all`ufficio di polizia giudiziaria competente. 
4. In caso di cessazione della misura del divieto di espatrio (c.p.p 281) e delle misure interdittive (288-290 c.p.p.), il giudice dispone la comunicazione del provvedimento all`imputato e, se del caso, rispettivamente, all`organo competente ad assicurare la esecuzione della misura ovvero a quello eventualmente competente a disporre l`interdizione in via ordinaria. 
Art. 307 (Provvedimenti in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini) - 1. Nei confronti dell抜mputato scarcerato per decorrenza dei termini il giudice dispone le altre misure cautelari di cui ricorrano i presupposti, solo se sussistono le ragioni che avevano determinato la custodia cautelare.  (1) 
1-bis. Qualora si proceda per taluno dei reati indicati nell'articolo 407,comma 2, lettera a), il giudice dispone le misure cautelari indicate dagli articoli 281, 282 e 283 anche cumulativamente. (2)  
2. La custodia cautelare, ove risulti necessaria a norma dell`art. 275, è tuttavia ripristinata:  
a) se l`imputato ha dolosamente trasgredito alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare disposta a norma del comma 1, sempre che, in relazione alla natura di tale trasgressione, ricorra taluna delle esigenze cautelari previste dall`art. 274  
b) contestualmente o successivamente alla sentenza di condanna di primo o di secondo grado, quando ricorre l`esigenza cautelare prevista dall`art. 274 comma 1 lett. b) .  
3. Con il ripristino della custodia, i termini relativi alla fase in cui il procedimento si trova decorrono nuovamente ma, ai fini del computo del termine previsto dall`art. 303 comma 4, si tiene conto anche della custodia anteriormente subita. 
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono procedere al fermo dell`imputato che, trasgredendo alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare disposta a norma del comma 1 o nell'ipotesi prevista dal comma 2 lettera b), stia per darsi (3)   [...] (4)  alla fuga. Del fermo è data notizia senza ritardo, e comunque entro le ventiquattro ore, al procuratore della Repubblica presso il tribunale del luogo ove il fermo è stato eseguito. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni sul fermo di indiziato di delitto. Con il provvedimento di convalida, il giudice per le indagini preliminari, se il pubblico ministero ne fa richiesta, dispone con ordinanza quando ne ricorrono le condizioni, la misura della custodia cautelare e trasmette gli atti al giudice competente.  
5. La misura disposta a norma del comma 4 cessa di avere effetto se, entro venti giorni dalla ordinanza, il giudice competente non provvede a norma del comma 2 lett. a).  
(1) Comma così sostituito dall抋rt. 2, comma 5, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, pubblicato nella G.U. n° 16 del 20 gennaio 2001.  Il testo previgente disponeva: [Nei confronti dell`imputato scarcerato per decorrenza dei termini, il giudice, qualora permangano le ragioni che avevano giustificato la custodia cautelare, dispone le altre misure cautelari di cui ricorrono i presupposti.]  
(2) Comma introdotto dall抋rt. 2, comma 6, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, pubblicato nella G. U.n° 16 del 20 gennaio 2001.  
(3) parole inserite dall抋rt. 2, comma 7, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, pubblicato nella G.U. n° 16 del 20 gennaio 2001.  
(4) Comma così modificato dall抋rt. 2, comma 7, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito, con modificazioni, nella L. 19 gennaio 2001, n. 4, pubblicato nella G. U.n° 16 del 20 gennaio 2001. Il testo previgente disponeva: [si è dato].  
 
Art. 308 (Termini di durata massima delle misure diverse dalla custodia cautelare) - 1. Le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare perdono efficacia quando dall`inizio della loro esecuzione è decorso un periodo di tempo pari al doppio dei termini previsti dall`art. 303.  
2. Le misure interdittive perdono efficacia quando sono decorsi due mesi dall`inizio della loro esecuzione. In ogni caso, qualora esse siano state disposte per esigenze probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione anche al di là di due mesi dall`inizio dell`esecuzione, osservati i limiti previsti dal comma 1.  
3. L`estinzione delle misure non pregiudica l'esercizio dei poteri che la legge attribuisce al giudice penale o ad altre autorità nell'applicazione di pene accessorie o di altre misure interdittive.  
CAPO VI   
IMPUGNAZIONI  
Art. 309 (Riesame delle ordinanze che dispongono una misura coercitiva) - 1. Entro dieci giorni dalla esecuzione o notificazione del provvedimento, l`imputato può proporre richiesta di riesame, anche nel merito, della ordinanza che dispone una misura coercitiva, salvo che si tratti di ordinanza emessa a seguito di appello del pubblico ministero.  
2. Per l`imputato latitante il termine decorre dalla data di notificazione eseguita a norma dell`art. 165.Tuttavia, se sopravviene l'esecuzione della misura, il termine decorre da tale momento quando l`imputato prova di non aver avuto tempestiva conoscenza del provvedimento.  
3. Il difensore dell`imputato può proporre la richiesta di riesame entro dieci giorni dalla notificazione dell'avviso di deposito dell'ordinanza che dispone la misura.  
3-bis.Nei termini previsti dai commi 1, 2 e 3 non si computano i giorni per i quali è stato disposto il differimento del colloquio, a norma dell'articolo 104, comma 3.  
4. La richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 7. Si osservano le forme previste dagli articoli 582 e 583.  
5. Il presidente cura che sia dato immediato avviso all抋utorità giudiziaria procedente la quale, entro il giorno successivo, e comunque non oltre il quinto giorno, trasmette al tribunale gli atti presentati a norma dell抋rt. 291, comma 1, nonché tutti gli elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle indagini.  
6. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame facendone dare atto a verbale prima dell抜nizio della discussione.  
7. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del luogo nel quale ha sede la corte di appello o la sezione distaccata della corte di appello nella cui circoscrizione è compreso l'ufficio del giudice che ha emesso l抩rdinanza.  
8. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall抋rticolo 127. L抋vviso della data fissata per l抲dienza è comunicato, almeno tre giorni prima, al pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 e, se diverso, a quello che ha richiesto l抋pplicazione della misura; esso è notificato, altresì, entro lo stesso termine, all抜mputato ed al suo difensore. Fino al giorno dell抲dienza gli atti restano depositati in cancelleria, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia.  
8-bis. Il pubblico ministero che ha richiesto l抋pplicazione della misura può partecipare alla udienza in luogo del pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7.  
9. Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se non deve dichiarare l抜nammissibilità della richiesta, annulla, riforma o conferma l抩rdinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell抲dienza. Il tribunale può annullare il provvedimento impugnato o riformarlo in senso favorevole all抜mputato anche per motivi diversi da quelli enunciati ovvero può confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento stesso.  
10. Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui al comma 5 o se la decisione sulla richiesta di riesame non interviene entro il termine prescritto, l抩rdinanza che dispone la misura coercitiva perde efficacia.  
Norme di attuazione 
101 Termine per la decisione sulla richiesta di riesame 
1. Nel procedimento previsto dall`art. 309 del Codice, se l`udienza è rinviata a norma dell`art. 127 comma 4 del Codice, il termine per la decisione sulla richiesta di riesame decorre nuovamente dalla data in cui il giudice riceve comunicazione della cessazione dell`impedimento o comunque accerta la cessazione dello stesso. 
2. Quando l`imputato è detenuto o internato in luogo posto fuori del circondario del tribunale competente, il termine previsto dall`art. 309 comma 10 del Codice decorre dal momento in cui pervengono al tribunale gli atti assunti dal magistrato di sorveglianza a norma dell`art. 127 comma 3 del Codice. Il magistrato di sorveglianza senza ritardo assume le dichiarazioni dell`imputato, previo tempestivo avviso al difensore e trasmette gli atti al tribunale con il mezzo più celere. 
Art. 310 (Appello) - 1. Fuori dei casi previsti dall抋rt. 309 comma 1, il pubblico ministero, l抜mputato e il suo difensore possono proporre appello contro le ordinanze in materia di misure cautelari personali, enunciandone contestualmente i motivi.  
2. Si osservano le disposizioni dell抋rt. 309 commi 1, 2, 3, 4 e 7. Dell抋ppello è dato immediato avviso all抋utorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale l抩rdinanza appellata e gli atti su cui la stessa si fonda. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall抋rt. 127. Fino al giorno dell抲dienza gli atti restano depositati in cancelleria con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia. Il tribunale decide entro venti giorni dalla ricezione degli atti.  
3. L抏secuzione della decisione con la quale il tribunale, accogliendo l抋ppello del pubblico ministero, dispone una misura cautelare è sospesa fino a che la decisione non sia divenuta definitiva.  
Art. 311 (Ricorso per cassazione) - 1. Contro le decisioni emesse a norma degli articoli 309 e 310, il pubblico ministero che ha richiesto l抋pplicazione della misura, l抜mputato e il suo difensore possono proporre ricorso per cassazione entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell抋vviso di deposito del provvedimento. Il ricorso può essere proposto anche dal pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 dell抋rticolo 309.  
2. Entro i termini previsti dall抋rt. 309 commi 1, 2 e 3, l抜mputato e il suo difensore possono proporre direttamente ricorso per cassazione per violazione di legge contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva. La proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame. 
3. Il ricorso è presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso la decisione ovvero, nel caso previsto dal comma 2, in quella del giudice che ha emesso l抩rdinanza. Il giudice cura che sia dato immediato avviso all抋utorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette gli atti alla Corte di Cassazione.  
4. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, i motivi devono essere enunciati contestualmente al ricorso, ma il ricorrente ha facoltà di enunciare nuovi motivi davanti alla corte di cassazione, prima dell抜nizio della discussione.  
1.      La Corte di Cassazione decide entro trenta giorni dalla ricezione degli atti osservando le forme previste dall抋rt. 127.    
Norme di attuazione 
100 Trasmissione degli atti in caso di impugnazione 
1. Quando è impugnato un provvedimento concernente la libertà personale, la Cancelleria o la segreteria dell`autorità giudiziaria procedente trasmette, in originale o in copia, al giudice competente gli atti necessari per decidere sull`impugnazione, con precedenza assoluta su ogni altro affare e, comunque, entro il giorno successivo alla ricezione dell`avviso della proposizione dell`impugnazione previsto dagli artt. 309, 310 e 311 del Codice. 
pagina precedente artt. 272-290  
 
 
APPLICAZIONE PROVVISORIA DI MISURE DI SICUREZZA 
Art. 312 (Condizioni di applicabilità) - 1.Nei casi previsti dalla legge, l'applicazione provvisoria delle misure di sicurezza è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, in qualunque stato e grado del procedimento, quando sussistono gravi indizi di commissione del fatto e non ricorrono le condizioni previste dall`art. 273 comma 2.  
Art. 313 (Procedimento) - 1. Il giudice provvede con ordinanza a norma dell`articolo 292, previo accertamento sulla pericolosità sociale dell`imputato. Ove non sia stato possibile procedere all`interrogatorio della persona sottoposta alle indagini prima della pronuncia del provvedimento, si applica la disposizione dell`art. 294.  
2. Salvo quanto previsto dall`art. 299 comma 1, ai fini dell`art. 206 comma 2 del codice penale, il giudice procede a nuovi accertamenti sulla pericolosità sociale dell`imputato nei termini indicati nell`art. 72.  
3. Ai fini delle impugnazioni la misura prevista dall`art. 312 è equiparata alla custodia cautelare. Si applicano le norme sulla riparazione per l'ingiusta detenzione.  
 CAPO VIII  
RIPARAZIONE PER L'INGIUSTA DETENZIONE  
Art. 314 (Presupposti e modalità della decisione) - 1. Chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave.  
2. Lo stesso diritto spetta al prosciolto per qualsiasi causa o al condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto a custodia cautelare, quando con decisione irrevocabile risulti accertato che il provvedimento che ha disposto la misura è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli artt. 273 e 280. 
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano, alle medesime condizioni, a favore delle persone nei cui confronti sia pronunciato provvedimento di archiviazione ovvero sentenza di non luogo a procedere.  
4. Il diritto alla riparazione è escluso per quella parte della custodia cautelare che sia computata ai fini della determinazione della misura di una pena ovvero per il periodo in cui le limitazioni conseguenti all'applicazione della custodia siano state sofferte anche in forza di altro titolo.  
5. Quando con la sentenza o con il provvedimento di archiviazione è stato affermato che il fatto non è previsto dalla legge come reato per abrogazione della norma incriminatrice, il diritto alla riparazione è altresì escluso per quella parte di custodia cautelare sofferta prima della abrogazione medesima.  
Art. 315 (Procedimento per la riparazione) - 1. La  domanda  di  riparazione deve essere proposta, a pena  di  inammissibilità,  entro  due  anni  dal  giorno  in cui la sentenza  di  proscioglimento  o di condanna e' divenuta irrevocabile, la   sentenza   di   non  luogo  a  procedere  e'  divenuta inoppugnabile  o  e'  stata  effettuata  la notificazione del provvedimento  di  archiviazione  alla  persona  nei cui confronti e' stato pronunciato a norma del comma 3 dell'articolo 314.    
2. L'entità  della  riparazione non può comunque eccedere lire un miliardo.   
1.      Si  applicano, in quanto compatibili, le norme sulla riparazione dell'errore giudiziario.   
Norme di attuazione 
102 Domanda di riparazione per l`ingiusta detenzione 
1. La domanda di riparazione per l`ingiusta detenzione (c.p.p 315.) è presentata presso la cancelleria della Corte di Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza o il provvedimento di archiviazione che ha definito il procedimento. Nel caso di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, è competente la Corte di Appello nel cui distretto è stato emesso il provvedimento impugnato. 
TITOLO II  
MISURE CAUTELARI REALI  
CAPO I   
SEQUESTRO CONSERVATIVO 
Art. 316 (Presupposti ed effetti del provvedimento) - 1. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all`erario dello Stato, il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di merito, chiede il sequestro conservativo dei beni mobili o immobili dell`imputato o delle somme o cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne consente il pignoramento.  
2. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie delle obbligazioni civili derivanti dal reato, la parte civile può chiedere il sequestro conservativo dei beni dell`imputato o del responsabile civile, secondo quanto previsto dal comma 1.  
3. Il sequestro disposto a richiesta del pubblico ministero giova anche alla parte civile.  
2.      Per effetto del sequestro i crediti indicati nei commi 1 e 2 si considerano privilegiati, rispetto a ogni altro credito non privilegiato di data anteriore e ai crediti sorti posteriormente, salvi, in ogni caso, i privilegi stabiliti a garanzia del pagamento dei tributi.  
Norme di attuazione 
103 Trascrizione e cancellazione del sequestro conservativo 
1. Per la trascrizione e la cancellazione del sequestro conservativo (316-320 c.p.p.) richiesto dal pubblico ministero, l`ufficio del conservatore dei registri immobiliari non può esigere alcuna tassa o diritto, salva l`azione contro il condannato. 
Norme di attuazione 
218 Ipoteca legale 
1. Sono abrogate le disposizioni del Codice penale che prevedono l`ipoteca legale (189-191 c.p.). 
2. L`ipoteca legale per illeciti penali prevista da altre disposizioni di legge è sostituita con il sequestro conservativo secondo le norme del Codice (316-320 c.p.p.). 
Art. 317 Forma del provvedimento. Competenza - 1. Il provvedimento che dispone il sequestro conservativo a richiesta del pubblico ministero o della parte civile è emesso con ordinanza del giudice che procede.  
2. Se è stata pronunciata sentenza di condanna, di proscioglimento o di non luogo a procedere, soggetta a impugnazione, il sequestro è ordinato, prima che gli atti siano trasmessi al giudice dell`impugnazione, dal giudice che ha pronunciato la sentenza e, successivamente, dal giudice che deve decidere sull`impugnazione. Dopo il provvedimento che dispone il giudizio e prima che gli atti siano trasmessi al giudice competente, provvede il giudice per le indagini preliminari.  
3. Il sequestro è eseguito dall`ufficiale giudiziario con le forme prescritte dal codice di procedura civile per l`esecuzione del sequestro conservativo sui beni mobili o immobili.  
4. Gli effetti del sequestro cessano quando la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere non è più soggetta a impugnazione. La cancellazione della trascrizione del sequestro di immobili è eseguita a cura del pubblico ministero. Se il pubblico ministero non provvede, l`interessato può proporre incidente di esecuzione.  
Art. 318 (Riesame dell`ordinanza di sequestro conservativo) - 1. Contro l`ordinanza di sequestro conservativo chiunque vi abbia interesse può proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell`art. 324. 
2. La richiesta di riesame non sospende l`esecuzione del provvedimento.  
Art. 319 (Offerta di cauzione) - 1. Se l`imputato o il responsabile civile offre cauzione idonea a garantire i crediti indicati nell`art. 316, il giudice dispone con decreto che non si faccia luogo al sequestro conservativo e stabilisce le modalità con cui la cauzione deve essere prestata. 
2. Se l`offerta è proposta con la richiesta di riesame, il giudice revoca il sequestro conservativo quando ritiene la cauzione proporzionata al valore delle cose sequestrate.  
3. il sequestro è altresì revocato dal giudice se l`imputato o il responsabile civile offre, in qualunque stato e grado del processo di merito, cauzione idonea.  
Art. 320 (Esecuzione sui beni sequestrati) - 1. Il sequestro conservativo si converte in pignoramento quando diventa irrevocabile la sentenza di condanna al pagamento di una pena pecuniaria ovvero quando diventa esecutiva la sentenza che condanna l`imputato e il responsabile civile al risarcimento del danno in favore della parte civile. La conversione non estingue il privilegio previsto dall'art. 316 comma 4.  
1.      Salva l'azione per ottenere con le forme ordinarie il pagamento delle somme che rimangono ancora dovute, l`esecuzione forzata sui beni sequestrati ha luogo nelle forme prescritte dal codice di procedura civile. Sul prezzo ricavato dalla vendita dei beni sequestrati e sulle somme depositate a titolo di cauzione e non devolute alla cassa delle ammende, sono pagate, nell'ordine, le somme dovute alla parte civile a titolo di risarcimento del danno e di spese processuali, le pene pecuniarie, le spese di procedimento e ogni altra somma dovuta all`erario dello Stato.    
Norme di attuazione 
103 Trascrizione e cancellazione del sequestro conservativo 
1. Per la trascrizione e la cancellazione del sequestro conservativo (316-320 c.p.p.) richiesto dal pubblico ministero, l`ufficio del conservatore dei registri immobiliari non può esigere alcuna tassa o diritto, salva l`azione contro il condannato. 
Norme di attuazione 
218 Ipoteca legale 
1. Sono abrogate le disposizioni del Codice penale che prevedono l`ipoteca legale (189-191 c.p.). 
2. L`ipoteca legale per illeciti penali prevista da altre disposizioni di legge è sostituita con il sequestro conservativo secondo le norme del Codice (316-320 c.p.p.). 
 
SEQUESTRO PREVENTIVO 
Art. 321 (Oggetto del sequestro preventivo) - 1. Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato. Prima dell`esercizio dell`azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari.  
2. Il giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca.  
3. Il sequestro è immediatamente revocato a richiesta del pubblico ministero o dell`interessato quando risultano mancanti anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dal comma 1. Nel corso delle indagini preliminari provvede il pubblico ministero con decreto motivato, che è notificato a coloro che hanno diritto di proporre impugnazione. Se vi è richiesta di revoca dell`interessato, il pubblico ministero, quando ritiene che essa vada anche in parte respinta, la trasmette al giudice, cui presenta richieste specifiche nonché gli elementi sui quali fonda le sue valutazioni. La richiesta è trasmessa non oltre il giorno successivo a quello del deposito nella segreteria .  
3-bis. Nel corso delle indagini preliminari, quando non è possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del giudice, il sequestro è disposto con decreto motivato dal pubblico ministero. Negli stessi casi, prima dell抜ntervento del pubblico ministero, al sequestro procedono ufficiali di polizia giudiziaria, i quali, nelle quarantotto ore successive, trasmettono il verbale al pubblico ministero del luogo in cui il sequestro è stato eseguito. Questi, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate, richiede al giudice la convalida e l抏missione del decreto previsto dal comma 1 entro quarantotto ore dal sequestro, se disposto dallo stesso pubblico ministero, o dalla ricezione del verbale, se il sequestro è stato eseguito di iniziativa dalla polizia giudiziaria .  
3-ter. Il sequestro perde efficacia se non sono osservati i termini previsti dal comma 3 bis ovvero se il giudice non emette l抩rdinanza di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta. Copia dell抩rdinanza è immediatamente notificata alla persona alla quale le cose sono state sequestrate .  
(1)      comma aggiunto dall'art.6, comma 3, L.27.03.01 n.97, in G.U. n. 80 del 05.04.01 
Norme di attuazione 
104 Norme applicabili al sequestro preventivo 
1. Per il sequestro preventivo (c.p.p 321-323) si applicano le disposizioni relative al sequestro probatorio contenute nel Capo VI. Si applica altresì la disposizione dell`art. 92. 
Art. 322 (Riesame del decreto di sequestro preventivo) - 1. Contro il decreto di sequestro emesso dal giudice l抜mputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell`art. 324 .  
2. La richiesta di riesame non sospende l抏secuzione del provvedimento.  
Art. 322 bis (Appello) - 1 Fuori dei casi previsti dall抋rt. 322, il pubblico ministero, l抜mputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione, possono proporre appello contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo e contro il decreto di revoca del sequestro emesso dal pubblico ministero.  
1-bis. Sull'appello decide il tribunale in composizione collegiale il tribunale del apoluogo della provincia nella quale ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento.  
2. L抋ppello non sospende l抏secuzione del provvedimento. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell`art. 310 .  
Art. 323 (Perdita di efficacia del sequestro preventivo) - 1. Con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, ancorché soggetta a impugnazione, il giudice ordina che le cose sequestrate siano restituite a chi ne abbia diritto, quando non deve disporre la confisca a norma dell`art. 240 c.p. Il provvedimento è immediatamente esecutivo.  
2. Quando esistono più esemplari identici della cosa sequestrata e questa presenta interesse a fini di prova, il giudice, anche dopo la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere impugnata dal pubblico ministero, ordina che sia mantenuto il sequestro di un solo esemplare e dispone la restituzione degli altri esemplari.  
3. Se è pronunciata sentenza di condanna, gli effetti del sequestro permangono quando è stata disposta la confisca delle cose sequestrate.  
1.      La restituzione non è ordinata se il giudice dispone, a richiesta del pubblico ministero o della parte civile, che sulle cose appartenenti all抜mputato o al responsabile civile sia mantenuto il sequestro a garanzia dei crediti indicati nell抋rt. 316.    
Norme di attuazione 
104 Norme applicabili al sequestro preventivo 
1. Per il sequestro preventivo (c.p.p 321-323) si applicano le disposizioni relative al sequestro probatorio contenute nel Capo VI. Si applica altresì la disposizione dell`art. 92. 
CAPO III   
IMPUGNAZIONI  
Art. 324 (Procedimento di riesame) - 1. La richiesta di riesame è presentata, nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 5, entro dieci giorni dalla data di esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l抜nteressato ha avuto conoscenza dell抋vvenuto sequestro.  
2. La richiesta è presentata con le forme previste dall`art. 582. Se la richiesta è proposta dall`imputato non detenuto né internato, questi, ove non abbia già dichiarato o eletto domicilio o non si sia proceduto a norma dell`art. 161 comma 2, deve indicare il domicilio presso il quale intende ricevere l`avviso previsto dal comma 6; in mancanza, l`avviso è notificato mediante consegna al difensore. Se la richiesta è proposta da un`altra persona e questa abbia omesso di dichiarare il proprio domicilio, l`avviso è notificato mediante deposito in cancelleria.  
3. La cancelleria dà immediato avviso all`autorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame.  
4. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame facendone dare atto a verbale prima dell`inizio della discussione.  
5. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del capoluogo della provincia nella quale ha sede l`ufficio che ha emesso il provvedimento nel termine di dieci giorni dalla ricezione degli atti.  
6. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall`art. 127. Almeno tre giorni prima, l`avviso della data fissata per l`udienza è comunicato al pubblico ministero e notificato al difensore e a chi ha proposto la richiesta. Fino al giorno dell`udienza gli atti restano depositati in cancelleria.  
7. Si applicano le disposizioni dell`art. 309 commi 9 e 10. La revoca del provvedimento di sequestro può essere parziale e non può essere disposta nei casi indicati nell`art. 240 comma 2 del codice penale.  
8. Il giudice del riesame, nel caso di contestazione della proprietà, rinvia la decisione della controversia al giudice civile mantenendo nel frattempo il sequestro.  
Art. 325 (Ricorso per cassazione) - 1. Contro le ordinanze emesse a norma degli artt. 322 bis e 324, il pubblico ministero, l`imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge .  
2. Entro il termine previsto dall`art. 324 comma 1, contro il decreto di sequestro emesso dal giudice può essere proposto direttamente ricorso per cassazione. La proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame.  
3. Si applicano le disposizioni dell`art. 311 commi 3 e 4.  
4. Il ricorso non sospende l`esecuzione della ordinanza.   
 
Art.380 (Arresto obbligatorio in flagranza) 1.Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all抋rresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni.  
2. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all'arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:  
a) delitti contro la personalità dello Stato previsti nel titolo I del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;  
b) delitto di devastazione e saccheggio previsto dall'art. 419 del codice penale;  
c) delitti contro l'incolumità pubblica previsti nel titolo VI del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci anni;  
d) delitto di riduzione in schiavitù previsto dall'art. 600, delitto di prostituzione minorile previsto dall'articolo 600 bis, primo comma, delitto di pornografia minorile previsto dall'articolo 600 ter, commi primo e secondo, e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600 quinquies del codice penale;  
e) delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall'art. 4 della L. 8 agosto 1977 n. 533 o quella prevista dall'articolo 625, primo comma, numero 2), prima ipotesi, del codice penale, salvo che, in quest'ultimo caso, ricorra la circostanza attenuante di cui all'articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale (1);  
e bis) delitti di furto previsti dall'articolo 624-bis del codice penale, salvo che ricorra la circostanza attenuante di cui all'articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale (2);  
f) delitto di rapina previsto dall'art. 628 del codice penale e di estorsione previsto dall'art. 629 del codice penale;  
g) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo escluse quelle previste dall'art. 2, terzo comma della L. 18 aprile 1975 n. 110;  
h) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope puniti a norma dell'art. 73 del testo unico approvato con D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che ricorra la circostanza prevista dal comma 5 del medesimo articolo;  
i) delitti commessi per finalità di terrorismo anche internazionale (3) o di eversione dell'ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;  
l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione delle associazioni segrete previste dall'art. 1 della L. 25 gennaio 1982 n. 17, delle associazioni di carattere militare previste dall'art. 1 della L. 17 aprile 1956 n. 561, delle associazioni, dei movimenti o dei gruppi previsti dagli artt. 1 e 2 della L. 20 giugno 1952 n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'art. 3, comma 3, della L. 13 ottobre 1975, n. 654;  
l bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione e organizzazione della associazione di tipo mafioso prevista dall'art. 416 bis  del codice penale;  
m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della associazione per delinquere prevista dall'art. 416 commi 1 e 3 del codice penale, se l'associazione è diretta alla commissione di più delitti fra quelli previsti dal comma 1 o dalle lett. a), b), c), d), f), g), i) del presente comma.  
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l'arresto in flagranza è eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all'ufficiale o all'agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l'avente diritto dichiara di rimettere la querela, l'arrestato è posto immediatamente in libertà.  
(1) Periodo sostituito dall抋rt. 10 L.26 marzo 2001 n.128, in G.U.n. 91 del 19 aprile 2001 [il testo precedente disponeva: taluna delle circostanze aggravanti previste dall'art. 625 comma 1 nn. 1, 2 prima ipotesi e 4 seconda ipotesi del codice penale].  
(2) Lettera introdotta dall抋t.10, comma 2, L.26 marzo 2001 n.128, in G.U.n. 91 del 19 aprile 2001  
(3) Parole aggiunte dall抋rt.2, comma 3, D.L.18 ottobre 2001, n.374 in G.U. n. 244 del 19.10.2001